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Più innovazione e formazione, così gli avvocati reggono la concorrenza

Il Tar del Lazio boccia il regolamento del Consiglio nazionale forense sulle specializzazioni: serve più aggregazione e libero mercato

15 Apr 2016

Michele Gorga, avvocato

Nella legge di stabilità la parificazione tra professionisti e PMI, ai fini della partecipazione ai bandi indetti dalla Comunità europea per la concessione dei finanziamenti, sottende la stessa filosofia valida per imprese e Banche ed ora anche per le professioni. Il piccolo individualismo italico, ritenuto forza del nostro sistema economico fino a pochi anni fa, deve scomparire. Solo aggregandosi in strutture complesse gli avvocati potranno infatti accedere ai POR e ai PON del Fondo sociale europeo (FSE) e al Fondo europeo di sviluppo regionale (FERS) e utilizzare una quota degli oltre 51.1 miliardi della programmazione 2014/2020. A quest’ultime risorse si aggiungono poi quelle gestite direttamente da Bruxelles per la ricerca e l’innovazione per altri 80 miliardi per tutti i 28 paesi UE.

La priorità è però per gli studi associati mentre a livello nazionale ancora l’81,6% dei professionisti svolge la propria attività in forma individuale e solo il 12,9% è socio di uno studio con più titolari.

Ed è propria la ricerca e l’innovazione in materia di ITC per la giustizia digitale che sottende l’altra grande criticità del nostro sistema che si concretizza nella mancanza di formazione in materia di PCT per avvocati e magistrati. La piena realizzazione del PCT e l’avvio del processo amministrativo e tributario telematico nonostante l’abbondanza di fondi che l’U.E. rende disponibile per l’impiego delle nuove tecnologie e l’istruzione in tema sembra non avere scalfito le vecchie mentalità Baronali che mutuate dal sistema Universitario ora si stanno diffondendo in tutti i settori della formazione specie nell’avvocatura e nella Magistratura.

Si pensi, per l’avvocatura al regolamento sulle specializzazioni bocciato dal TAR del Lazio perché “non risulta rispettato né un criterio codicistico, né un criterio di riferimento alle competenze dei vari organi giurisdizionali esistenti nell’ordinamento, né infine un criterio di coincidenza con i possibili insegnamenti universitari, più numerosi di quelli individuati dal decreto”, ed anzi addirittura in violazione dei “principi costituzionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa economica e di concorrenza”. Attività che il CNF, in assenza di legittimazione legislativa, intendeva monopolizzare così come fa, nel diverso quadro normativo, la SSM che ora, in presenza delle risorse pubbliche tende ad accentrare ogni iniziativa formativa umiliando aziende, Enti ed associazioni professionali che in questi anni hanno garantito la formazione continua in assenza di ogni iniziative dei vertici, basandosi sul volontariato rispettivamente dei docenti delle associazioni e degli Enti e, per la magistratura, delle commissioni decentrate della formazione presso le Corti di appello.

Così, ad esempio ora tutti i magistrati italiani sono, formalmente, destinatari di offerte formative di varia natura da parte di istituti di formazione giudiziaria, membri della Rete Europea di Formazione Giudiziaria (EJTN o Rete) che normalmente organizza eventi formativi. Si tratta di corsi nazionali aperti alla partecipazione di magistrati di Paesi dell’Unione Europea, che la Rete finanzia con il rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno per un numero limitato di richiedenti. Tali attività formative includono anche seminari e conferenze organizzate dai gruppi di lavoro. Accanto vi sono poi i corsi organizzati da istituti nazionali di formazione aperti a magistrati di Paesi dell’Unione Europea. Il costo di partecipazione a quest’ultimi è, di regola, a carico del richiedente. Per tali ultimi eventi formativi la Rete mette a disposizione dei magistrati dell’Unione fondi destinati al finanziamento delle spese di viaggio e di soggiorno.

Ma a chi vanno queste opportunità ? Ora fatta eccezione per lo sparuto numero di magistrati ordinari, appena 72 per l’anno 2016, irrilevanti sotto il profilo statistico, atteso che dei complessivi 8861, magistrati togati solo tale piccolissimo numero ne coglie l’opportunità a livello di formazione europea ben altri 7414 magistrati Onorari ne restano esclusi per un pregiudizio che risiede nella visione di una scholarship di formazione professionale vicina all’arroganza di una baronia di casta che esclude chi sopportano il peso dell’altro 50 % dell’attività giurisdizionale.

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