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RISTORAZIONE HI-TECH

Pizza e big data, la strana coppia

Il colosso statunitense Domino’s Pizza si definisce compagnia “data driven” e utilizza le informazioni raccolte sui clienti per mettere a punto offerte personalizzate da proporre ai punti vendita

15 Apr 2016

Antonello Salerno

L’analisi dei big data per migliorare l’offerta e ottenere il massimo risultato dai propri punti vendita è una tecnica che si sta diffondendo rapidamente anche tra i colossi della ristorazione. A dimostrarlo c’è un caso scuola, negli Stati Uniti, che riguarda uno dei brand più noti al mondo del settore: Domino’s Pizza.

La tendenza è così accentuata che l’azienda si è ormai trasformata principalmente in un operatore di e-commerce, con gli oltre 10mila punti vendita che ricevono il 55% dei propri ordini da ogni canale online, che si tratti dell’app per smartphone e tablet o dei social Network, dove la strategia dell’azienda sta facendo scuola.

Proprio l’attività online consente all’azienda di raccogliere una immensa quantità di dati sui propri clienti, e di incrociarli con quelli di altre fonti, per mettere a punto le offerte migliori caso per caso, punto vendita per punto vendita. “Possiamo lavorare con gli store per mettere a punto i loro coupon in modo personalizzato – spiega a Forbes il vicepresidente Dan Djuric – e consigliare loro le attività che secondo i nostri dati potrebbero dare più un valore aggiunto. Ma allo stesso modo possiamo spiegare loro cosa c’è che non funziona, prendendo in considerazione non soltanto il loro mercato di riferimento ma anche le attività dei concorrenti in quell’area”. “Vogliamo essere sicuri che stiamo offrendo il miglior prodotto e il più velocemente possibile ai nostri clienti – afferma Cliff Miller, che in Domino’s pizza è a capo del data management – Ma vogliamo anche sempre analizzare tutti i segmenti della nostra attività, perché siamo convinti che essere una compagnia ‘data-driven’ cia dia una serie di vantaggi competitivi”.

Considerazioni, quelle del management di Domino’s pizza, che hanno fatto breccia anche ai piani alti di un altro colosso della ristorazione Usa, la catena di caffetterie Starbucks, che utilizzando i dati raccolti sulle abitudini dei propri clienti ha dato vita a una nuova linea di prodotti, le K-cups e le bevande in bottiglia messe in vendita nei supermercati.

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