REGIONI

Pmi digitali, bando del Friuli Venezia Giulia da 13 milioni: come fare domanda

Le risorse destinate a supportare gli investimenti che valorizzino lo sviluppo delle tecnologie: 250mila euro il limite massimo di finanziamento concedibile. Richieste sulla piattaforma Insiel dal 14 marzo al 30 aprile. Digital skill per le imprese: la Liguria mette sul piatto 1 milione

Pubblicato il 29 Gen 2024

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Friuli Venezia Giulia e Lazio accelerano sulla digitalizzazione. La Regione guidata da Massimiliano Fedriga ha approvato in Giunta un nuovo bando, con dotazione finanziaria di oltre 13 milioni di euro per la concessione di contributi a fondo perduto a sostegno della realizzazione di progetti di investimento digitale nelle pmi che valorizzano lo sviluppo delle tecnologie e l’innovazione. Il Lazio ha invece ha presentato la strategia e le risorse per gli spazi attivi e la realizzazione di un nuovo innovation hub.

Il bando del Friuli Venezia Giulia

“Si tratta di un’ulteriore importante misura, che si inserisce nell’ampio sistema di azioni messe in campo dall’Amministrazione regionale per supportare le imprese del territorio e per sostenerne la competitività – spiega  commenta l‘assessore alle Attività produttive e Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini– Di fronte ad uno scenario globale e tecnologico in costante evoluzione con questa misura garantiremo un supporto fattivo agli investimenti in digitalizzazione, per incentivare l’innovazione, l’informatizzazione e lo sviluppo del ricco tessuto di piccole e medie imprese che caratterizza l’economia regionale. La dotazione iniziale complessiva (pari a 13.043.942,00 euro) è importante e potrà essere suscettibile di successivi rimpinguamenti”.

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A chi è rivolto il bando e progetti ammissibili  

I contenuti dell’avviso sono stati individuati di concerto con il servizio della direzione centrale finanze, che svolge il ruolo di Autorità di gestione del Pr Fesr. I beneficiari degli aiuti sono le Pmi iscritte al Registro delle imprese e le tipologie di liberi professionisti che sono equiparate alle Pmi dalla vigente normativa in materia di credito agevolato. Per quanto riguarda i progetti ammissibili, dovranno essere realizzati in una sede operativa situata sul territorio regionale e perseguire l’ottimizzazione degli assetti e dei processi aziendali. Ciò potrà avvenire o tramite la realizzazione di soluzioni tecnologiche innovative per l’operatività di sistemi di informazione integrati nonché per il commercio elettronico e le relative piattaforme, la manifattura digitale la sicurezza informatica ed il cloud computing; oppure attraverso soluzioni ed applicazioni digitali che secondo il paradigma dell’Internet delle cose consentano uno scambio di informazioni tra macchine e oggetti.

Le spese ammissibili

Sono ammesse le spese per l’acquisto e l’installazione di hardware, apparati di networking, attrezzature, strumentazioni e dispositivi tecnologici e interattivi di comunicazione e per la fabbricazione digitale, oltre che l’acquisto e l’installazione di sistemi di sicurezza della connessione di rete; l’acquisizione di software e licenze d’uso, di servizi di cloud computing, di registrazione di domini e di caselle di posta elettronica; l’acquisto di sistemi informatici e telematici di gestione aziendali e per applicazioni mobili e l’acquisizione dei servizi informatici e di consulenza concernenti i sistemi medesimi; l’acquisizione di altri servizi di consulenza inerenti al progetto. Il limite massimo dell’aiuto concedibile per domanda è pari a 250.000 euro, mentre il limite minimo di spesa ammissibile per domanda è graduato in base alla dimensione del soggetto richiedente. Nel dettaglio, è pari a 12.500 euro nel caso in cui il richiedente sia una microimpresa, 18.750 euro se il richiedente è una piccola impresa e 25.000 euro se invece si tratta di una media impresa. Per quanto riguarda la materia degli aiuti di Stato, il bando prevede l’applicazione sia del regime de minimis sia, in alternativa, del regime di esenzione, a scelta del soggetto richiedente. La gestione amministrativa del procedimento contributivo è svolta dalle Camere di commercio. Le domande vanno inviate attraverso il sistema informatico regionale predisposto da Insiel per i bandi della Programmazione Fesr, dal 14 marzo al 30 aprile 2024.

Il piano del Lazio

La Regione Lazio, con l’obiettivo di ampliare l’offerta di servizi dedicati a innovatori, creativi, startup e mpmi, ha programmato un investimento complessivo di 34 milioni di euro sulla Rete Spazi Attivi, a cui si aggiungono altri 8 milioni di euro per il programma di accelerazione d’impresa e sostegno finanziario a progetti ad alta intensità tecnologica “Technology Transfer Lazio”. In particolare, nel 2024 è previsto un investimento attraverso i fondi comunitari Pr Fesr 2021-2027 per complessivi 4,375 milioni, di cui 3,375 milioni di euro per servizi a imprese e territori e 1 milione per il potenziamento delle infrastrutture e per un nuovo hub dell’innovazione.

Si tratta del potenziamento della Rete Spazi Attivi gestita da Lazio Innova attraverso un pacchetto di azioni a sostegno di progetti innovativi e di servizi, per accedere a nuove opportunità, agli incentivi alle imprese e al capitale di rischio.

“Con il potenziamento della Rete Spazi Attivi realizziamo un ulteriore passo in avanti nell’innovazione del sistema produttivo locale, offrendo un punto di riferimento diffuso e strategico per le startup e gli innovatori, ma anche per le imprese, in collaborazione con il mondo della ricerca e le università – spiega Roberta Angelilli, vicepresidente e assessore Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione della Regione Lazio –  I primi investimenti per il 2024 riguardano i percorsi di preaccelerazione e tutoraggio per le giovani imprese, l’innovazione aperta e le grandi sfide di mercato a essa connesse, le opportunità europee, e i programmi per lo sviluppo di competenze degli studenti. Un programma che proseguirà nei prossimi anni e su cui puntiamo per confermare il Lazio come regione dell’innovazione”.

La Rete Spazi Attivi si configura come un hub che facilita la connessione di startup, imprese, cittadini, attori locali e dell’innovazione (università e centri di ricerca, investitori, ecc.). Attualmente sono 10 le sedi dislocate su tutto il territorio regionale, ove è possibile usufruire di tutti i servizi offerti dalla Rete, caratterizzati da una specializzazione prevalente:

  • Bracciano: sistemi agrifood e forestali· Civitavecchia: turismo e blue growth· Colleferro: efficienza energetica e sostenibilità ambientale· Ferentino: meccanica e sistemi di automazione· Latina: scienze della vita ed economia del mare· Rieti: elettronica e sostenibilità ambientale· Roma Casilina: moda e design· Roma Tecnopolo: applicazioni delle tecnologie spaziali· Viterbo: industrie culturali e creative· Zagarolo: game, cultura e turismo

La Liguria spinge sulle competenze

Anche la Regione Liguria sostiene la transizione industriale delle imprese, con un nuovo bando da un milione di euro, rientrante nell’azione 1.4.1 del Pr Fesr 2021-2027, che ha l’obiettivo di accrescere le competenze aziendali interne tramite l’introduzione di nuove professionalità, la formazione altamente tecnologica e percorsi di aggiornamento. “Per fronteggiare le nuove sfide e i processi di transizione industriale, le imprese necessitano di profili altamente qualificati ed innovativi, competenze imprenditoriali e competenze specialistiche digitali e green – spiega l‘assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana – Come promesso, dopo aver chiuso a fine anno il primo bando dedicato che ha coinvolto 25 imprese liguri e che porterà fino a 900 mila euro di investimenti sul territorio, siamo andati a riaprire la possibilità per consentire anche alle imprese che non avessero avuto modo di presentare la propria candidatura di non perdere questa opportunità”.

“In particolare – aggiunge Piana -, con contributi a fondo perduto che possono raggiungere in alcuni casi il 90% delle spese effettuate, andremo da un lato ad accrescere le competenze interne delle imprese tramite percorsi formativi o servizi specialistici, dall’altro andremo a sostenere i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale attraverso l’applicazione di una o più tecnologie abilitanti previste dal nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0. Non dimenticandoci di supportare anche quei processi di trasformazione “green” per quelle aziende che intendono convertire l’attività da un approccio lineare a uno circolare”.

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