INNOVAZIONE

Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza

Il Gazzetta il decreto che affida all’unità di missione nuove competenze di gestione e monitoraggio dei progetti del Piano nazionale. Al fondo Repubblica digitale assegnati 10 milioni di euro

01 Giu 2022

Federica Meta

Giornalista

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Via alla riorganizzazione della task force del Dipartimento per la trasformazione digitale che si occuperà dei progetti Pnrr. È stato pubblicato in Gazzetta il decreto che modifica l’organizzazione dell’unità di missione.

Il provvedimento affida all’unità di missione del Dipartimento anche il   coordinamento,   la  gestione,   il   monitoraggio   e   la rendicontazione per  i  programmi  spaziali  e  aerospaziali  la  cui titolarita  è stata  assegnata  al  Ministro   per   l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. Inoltre punta ad ottimizzare le funzioni  di  gestione  e  monitoraggio anche in relazione agli investimenti  relativi al Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr.

Cosa prevede il decreto

Il Servizio  1 di gestione e monitoraggio dell’unità di missione svolge funzioni  di  coordinamento  e  gestione  delle  attività  connesse all’attuazione di investimenti e  riforme relativi, tra gli altri, alle infrastrutture digitali per gli avvisi rivolti alle PA centrali e quelli per la migrazione al cloud. Competenza anche su interoperabilità, servizi di cittadinanza digitale ed e-skill. Il Servizio 2 di gestione e monitoraggio si occupa di Polo Strategico nazionale e della cybersecurity nonché di trasformazione digitale della PA e del piano Italia 5G. Focus anche sui progetti di sanità e scuola connessa. Al Sevizio 2 anche la competenza sui progetti spaziali.

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Entrambi i servizi vigliano, si legge nel decreto, “affinché siano adottati criteri di selezione  delle  azioni  coerenti  con  le regole e gli obiettivi del Pnrr, istruisce le domande di rimborso dei soggetti attuatori  degli  investimenti  del  Pnrr  e  garantisce  la gestione  amministrativo-contabile   degli   interventi   del   Piano per gli investimenti complementari”.

Modifiche anche alle funzioni del Servizio 3 per il circuito finanziario, la rendicontazione e il  controllo che provvede agli  interventi assegnati  a  diverso  titolo  alla   competenza   del   Dipartimento agli nell’ambito del Pnrr o  del  Piano  nazionale  per  gli  investimenti complementari, a trasmettere al Servizio centrale per il Pnrr i  dati necessari per la presentazione  delle  richieste  di  pagamento  alla Commissione  europea. La task force riceve e  controllale domande di rimborso dei soggetti attuatori istruite dai Servizi  1 e 2, si accerta della  regolarità  delle  procedure  e  delle  spese nonché del conseguimento di milestone e target in coerenza  con  gliimpegni assunti.

Il Servizio 3, inoltre, provvede a trasmettere al Servizio centrale per  il Pnrr i dati raccolti dai Servizi 1 e 2 di avanzamento  finanziario  e di realizzazione fisica e  procedurale  degli  investimenti  e  delle riforme attribuiti a diverso titolo alla competenza del  Dipartimentonell’ambito del Pnrr o  del  Piano  nazionale  per  gli  investimenticomplementari, nonché l’avanzamento dei relativi obiettivi intermedie finali.

Il fondo per la Repubblica Digitale

In Gazzetta anche il decreto che assegna 10 milioni di euro alal  fondo  per  la  Repubblica  digitale.

A gennaio su iniziativa del Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, del Ministero dell’economia e delle finanze e di Acri, Associazione di Fondazioni e  di Casse di Risparmio, è stato siglato il protocollo d’intesa che definisce le modalità d’intervento del Fondo per la Repubblica Digitale, con il quale si punta a investire circa 350 milioni di euro, tra il 2022 e il 2026, per finanziare progetti di formazione e inclusione digitale, con lo scopo di accrescere le competenze digitali degli italiani.

Il dato di partenza che motiva l’intervento è il 58% di italiani tra i 16 e i 74 anni, pari a 26 milioni  di cittadini, che, stando alle più recenti rilevazioni del Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, non dispongono delle competenze digitali di base. Un dato decisamente allarmante, specie se comparato alla media di riferimento europea, pari al 42%, che, scrivono i firmatari del protocollo, “produce un impatto non solo sulla reale ‘cittadinanza digitale’, ovvero sull’accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione da parte di tutti i cittadini, ma determina anche uno dei maggiori freni allo sviluppo del Paese”.

Da qui la scelta di istituire il Fondo per la Repubblica Digitale, con il quale si proverà a mutuare la positiva esperienza del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, selezionando progetti di formazione e inclusione digitale da finanziare tramite appositi bandi. Ad essi potranno partecipare  soggetti pubblici, privati senza scopo di lucro e soggetti del Terzo settore, da soli o in partnership.

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