Poccianti, Aixia: "Intelligenza artificiale driver di sviluppo sostenibile" - CorCom

L'INTERVISTA

Poccianti, Aixia: “Intelligenza artificiale driver di sviluppo sostenibile”

Il presidente dell’associazione: “Le diseguaglianze sono frutto di un modello socio-economico sbagliato. L’AI, se ben diretta, può aiutarci a trovare soluzioni per il benessere dell’umanità e dell’intero Pianeta. Ma serve investire di più sulla ricerca e sulle competenze”

26 Lug 2021

Federica Meta

Giornalista

L’intelligenza artificiale come driver di sostenibilità e strumento prezioso per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. Come utilizzare la tecnologia per tutelare l’ambiente ma anche per ridurre le disuguaglianze e contribuire a realizzare un nuovo modello di sviluppo ce lo spiega Piero Poccianti, presidente di Aixia, associazione italiana per l’intelligenza artificiale.

“Dobbiamo superare la paura dell’Intelligenza Artificiale che si sta diffondendo sempre più nella popolazione – dice Poccianti – Molti la vedono come un problema, temono la disoccupazione e le diseguaglianze che l’utilizzo degli strumenti di IA potrebbero generare. Noi siamo convinti invece che le diseguaglianze siano frutto di un modello socio economico sbagliato e che l’IA, se ben diretta, possa darci una mano a correggerlo e a trovare soluzioni per il benessere dell’umanità e dell’intero Pianeta”.

Poccianti, in concreto, che ruolo può svolgere l’AI nello sviluppo di un’economia e di una società sostenibili?

L’uomo non ha ancora chiaro il concetto di intelligenza. Quello che sappiamo è che si tratta di una facoltà che consente agli esseri viventi di risolvere problemi e di individuare tutte le azioni possibili per migliorare le proprie condizioni di vita e sopravvivere. La nostra intelligenza si è evoluta nel tempo e ci ha consentito di sviluppare tecnologie sofisticate che impattano positivamente sulle nostre condizioni di vita. Tuttavia è un’intelligenza che ha difficoltà a cogliere i fenomeni che stanno emergendo nell’antroprocene – cioè l’epoca attuale in cui l’uomo sta incidendo in modo consistente sull’ambiente. In particolare, non abbiamo idea, per esempio, di come fornire risorse a 7,6 miliardi di individui senza distruggere il Pianeta che abitiamo. È una sfida enorme a cui dobbiamo far fronte unendo competenze, discipline e idee diverse, e l’IA è una delle tecnologie più promettenti per affrontarla.

In questo senso, quali sono gli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu che possono essere più velocemente raggiunti facendo ricorso a sistemi di intelligenza artificiale?

Gli obiettivi dell’Agenda 2030 (SDGs) non devono essere pensati come indipendenti gli uni dagli altri. È poco sensato, infatti, credere di poter risolvere la fame nel mondo aumentando le coltivazioni intensive o la pesca distruttiva, perché questo genererebbe, dall’altro lato, gravi danni all’ecosistema. L’Intelligenza Artificiale può aiutarci a creare un modello di ecosistema e ad individuare modalità di interazione sostenibile con lo stesso.

Ci sono progetti in campo o in cantiere su questo fronte?

I progetti già realizzati o in fase di sviluppo sono moltissimi. Ad esempio, l’Unione Europea sta implementando un gemello digitale della Terra denominato “Destination Earth” per comprendere gli impatti delle nostre azioni sul pianeta. La Oxford University ha creato un database di applicazioni e sistemi di IA che possono aiutarci a raggiungere i vari SDGs. Noi stessi, come Associazione, abbiamo citato diverse iniziative di questo tipo ne “L’Intelligenza Artificiale per lo sviluppo sostenibile”, il libro che abbiamo pubblicato di recente insieme a CISV/Ong 2.0 e al Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e con il contributo del Cnr e di Engineering, Exprivia, ISTC, QuestIT e Readytech. Nel volume abbiamo raccolto diversi esempi di applicazioni di IA – prodotte anche da aziende italiane – nel campo dell’agricoltura intelligente, della sanità, della cultura della sostenibilità, per citarne alcuni. Inoltre, esistono tantissime altre realtà che studiano, censiscono e implementano sistemi tesi a questi obiettivi. Tra queste, per esempio, l’Istituto di Computational Sustainability di Carla Gomez negli Stati Uniti oppure le iniziative di AI for Good, piattaforma digitale in cui innovatori di IA si connettono e collaborano per identificare soluzioni pratiche di IA per raggiungere gli SDGs.

Quali sono gli ostacoli all’utilizzo dell’AI sul fronte sostenibilità?

Il primo aspetto da capire è che l’IA è una tecnologia dichiarativa, nel senso che noi descriviamo contesto, strumenti, vincoli e obiettivi e la macchina trova la soluzione al problema. Se sbagliamo a definire questi 4 elementi è probabile che l’IA produca effetti distopici.  Per quanto oggi i risultati siano notevoli, siamo ancora molto lontani da un’IA di tipo generale, capace di affrontare qualsiasi problema. Gli SDGs sono un campo difficile da affrontare perché, come già accennato, devono essere considerati in modo olistico. Inoltre, attualmente abbiamo macchine di IA che consumano quantità di energia impressionanti nelle fasi di apprendimento. Se non ne ottimizziamo il funzionamento, rischiamo di generare soluzioni non sostenibili perlomeno da un punto di vista energetico. Nel volume che abbiamo pubblicato, per ogni SDGs proponiamo esempi positivi, ma evidenziamo anche i possibili pericoli di un uso sbagliato dell’IA.

La politica e i governi cosa possono fare per agevolare l’uso dell’IA?

Il nostro volume si chiude proprio con 10 raccomandazioni per i decisori politici. Ne accenno alcune.  Innanzitutto è necessario investire sulla ricerca di base e coniugarla con la ricerca finalizzata a breve e medio termine, creando una connessione fra il mondo dell’università e della ricerca di base e quello aziendale.  Poi è necessario un profondo cambiamento nel modello socio-economico, perché quello ad oggi dominante giudica il capitale e il lavoro come risorse scarse, e le risorse ambientali come illimitate. Questo è errato e senza un profondo cambio di paradigma e nuovi indicatori di crescita, rischiamo di iniettare l’IA in un contesto sbagliato, incrementando i problemi.  Abbiamo inoltre bisogno di cross-disciplinarietà anche nell’ambito dell’IA. Dobbiamo non solo integrare fra loro i diversi paradigmi di cui essa è composta, ma anche integrarla con altre discipline: economia, ecologia, medicina, fisica, eccetera, connettendo esperti di domini diversi.  Infine, è importante diffondere una cultura dell’IA a tutta la popolazione, dai ragazzi nelle scuole alle aziende e includendo anche i cittadini, perché questa disciplina sta trasformando il nostro modo di vivere. e Tutti devono essere protagonisti del cambiamento.

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