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L'EDITORIALE

Politica industriale, il digitale snobbato dal mondo dell’informazione

Alla conferenza stampa di fine anno nessuna domanda dei giornalisti al premier Conte sui progetti e le iniziative in tema di innovazione tecnologica. A dimostrazione della mancanza di consapevolezza, in primis da parte dei media, su un tema strategico dell’economia. Un “gap” grave che se non sarà sanato non porterà lontano il nostro Paese

28 Dic 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Nessuna domanda sull’innovazione digitale, sull’importanza delle nuove tecnologie, sulla cybersecurity nazionale, sulle potenzialità del 5G. Sulla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e delle imprese. Sulla necessità di spingere le infrastrutture a banda ultralarga. Sulle nuove competenze, sulle nuove frontiere dell’hi-tech. Niente di niente. Alla conferenza stampa di fine anno che ha visto protagonista il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nessuno dei 37 giornalisti rappresentanti di altrettante testate ha considerato strategici questi temi. Nessuno ha individuato nel digitale un tema su cui accendere i riflettori. Nessuno evidentemente lo considera strategico nella politica industriale dell’Italia.

Il digitale dunque grande assente. A dimostrazione che la consapevolezza sull’importanza dell’innovazione tecnologica in qualità di strumento prioritario per rimettere in moto il Paese è ancora paurosamente scarsa. Spesso si è attribuita alla politica la “colpa” di non avere posto adeguata attenzione sull’economia digitale. Ma è evidente che il mondo dell’informazione dimostra colpe e responsabilità ben più gravi e che l’ancor debole attenzione del mondo politico ne è conseguenza diretta. Se il mondo dell’informazione non si è accorto di quanto l’economia digitale sia determinante al fine non solo del rilancio della competitività ma della tenuta economica stessa del Paese, qualcosa non torna. “Snobbato” dai più come un tema “tecnico”, quasi mai degno delle aperture delle pagine economiche – al di là di qualche sporadica iniziativa – il digitale resta dunque in secondo piano nel nostro Paese, diversamente da quanto accade oltreconfine. Un errore di visione al pari di quello che anni fa, sempre il mondo dell’informazione, ha compiuto nell’arroccarsi nella difesa di un mondo fatto di carta, come se la carta fosse determinante più del contenuto, la forma più della sostanza. Un errore che ha comportato una resistenza all’innovazione tale da determinare l’ascesa di Google prima e di Facebook & co dopo in qualità di media in tutto per tutto. Per poi piangere tardive lacrime di coccodrillo.

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