Porno online, i profitti passano per mobile e wearable device - CorCom

Porno online, i profitti passano per mobile e wearable device

Stephen Yagielowicz: “Ma per fare breccia nei nuovi mercati sarà necessario abbassare i prezzi e modificare i business model”

27 Set 2014

Domenico Aliperto

Xbiz è tra le più autorevoli testate B2B dell’adult entertainment a livello mondiale. Ogni anno redige un report con i principali trend del mercato. In quello del 2014 spiccano i temi dei nuovi dispositivi wearable e di un ripensamento dei modelli di business sull’onda del mobile. Ecco il punto di vista di Stephen Yagielowicz, che di Xbiz è senior technology editor.

Vista l’enorme mole di contenuti free, quali saranno le fonti di revenue per il porno online?

È la domanda a cui gli operatori stanno cercando di rispondere specialmente da quando sono stati introdotti servizi a cui la pirateria non poteva arrivare e che promettevano di risollevare il declino del settore. Peccato che qualche sprovveduto abbia cominciato a offrire gratuitamente anche i live cam show e il casual dating… Il successo dei siti “tube”, che prosperano grazie alla pubblicità, è innegabile. Ma deriva dalla perdita di valore dell’intero sistema, arginata solo dalle compagnie generaliste che attivano canali premium per adulti e che si procurano i contenuti pagandoli.

Quali esperienze d’uso stanno abilitando le nuove tecnologie?

Dubito sia il 4K la killer app che tutti stavano aspettando. I device indossabili e immersivi, come Oculus Rift e Sony Morpheus, anche se affetti da alcuni limiti – pare che provochino nausea in alcuni casi – rappresentano la prospettiva più interessante. Il passo successivo sarà collegarli al mobile integrandoli in mondi virtuali con sensori tattili e procurando un effetto “presenza”, che potrebbe addirittura risultare più coinvolgente dell’esperienza reale. Ci sono buone chance che queste soluzioni catapultino di nuovo l’industry nella profittabilità.

Juniper Research stima per il 2015 un mercato mobile da 2,8 miliardi di dollari. Prudenti?

Molti siti per adulti non sono riusciti a sfruttare a pieno il formato. E così circa il 40% di queste piattaforme perde gli introiti degli utenti mobile, che finiscono nelle tasche di terzi. L’introduzione di website con design responsivo sta ovviando al problema.

Alcuni network cominciano ad accettare crittovalute. Wankcoin è nata per acquistare contenuti a luci rosse. Sarà strategica tra i sistemi di pagamento?

A esclusione dei Paesi emergenti, dove conti bancari e carte di credito sono poco diffusi, l’adozione delle crittovalute serve più che altro a ottenere titoli sui giornali. Per far breccia nei nuovi mercati bisognerebbe modificare il modello di business, a partire dai prezzi: passare ad esempio da 29.99 dollari a un dollaro al mese. Si creerebbero centinaia di milioni di nuovi utenti che, con ogni probabilità, pagherebbero in Wankcoin.

Gli Ott stanno sbarrando le porte al porno. L’industry dovrebbe provvedere in maniera autonoma alla creazione di appositi marketplace?

Aziende come MiKandi hanno già il proprio marketplace, ma nulla di paragonabile a Google Play e iTunes. Premesso che avviare iniziative che possano far concorrenza a piattaforme come Pornhub oggi costerebbe svariati milioni di dollari, credo che chi voglia portare innovazione nell’industry – penso pure a nuovi dispositivi – dovrebbe puntare sul crowdfunding e attirare investimenti di specifici gruppi di interesse. Per una buona idea il denaro si trova sempre. Ma in questo settore, ancor più che l’accesso a un finanziamento, contano l’esperienza operativa e la conoscenza del mercato.

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