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ENTE REGOLATORE

Privacy, Google sotto accusa in Olanda

L’azienda avrebbe violato la legge nazionale non informando “in modo adeguato” gli utenti sull’uso dei loro dati. In vista la convocazione dei dirigenti, poi potrebbero scattare sanzioni

29 Nov 2013

L.M.

L’ente regolatore olandese, Cbp, ritiene che Google abbia violato la legge nazionale raccogliendo dati personali degli utenti senza informarli in modo adeguato.

Da quando ha modificato le condizioni sulla privacy nel marzo 2012, il colosso californiano raccoglie e condivide dati personali attraverso i suoi diversi servizi, tra cui il motore di ricerca e il video streaming su YouTube, allo scopo di consentire la targettizzazione degli annunci pubblicitari.

Secondo le indagini della Cbp, la company non ha informato in modo a sufficienza gli utenti sui dati che sta raccogliendo né su come questi dati possono essere usati a fini pubblicitari, e non si è neanche garantito il necessario permesso per l’utilizzo degli stessi dati da parte degli end-user.

“Google sta tessendo una tela invisibile con le nostre informazioni personali senza il nostro consenso e questo è proibito dalla legge” ha dichiarato il presidente del Cbp, Jacob Kohnstamm.

Ora il regolatore intende convocare in udienza i dirigenti di Google per ascoltare la loro versione dei fatti prima di decidere eventuali sanzioni contro l’azienda. Non è ancora stata indicata una data né l’eventuale importo della multa.

L’organismo olandese è l’ultimo in ordine di tempo tra gli enti regolatori europei a prendere di mira le politiche di privacy di BigG.

A febbraio i Garanti Privacy dei 27 paesi Ue si sono detti sono favorevoli a un’azione “repressiva” nei confronti di Google perché il gruppo non ha risposto all’ingiunzione di modifica delle regole di riservatezza.

A giugno il Garante francese (Cnil) è passato alle vie di fatto nei confronti del motore di ricerca Usa, concedendo all’azienda di Mountain View tre mesi di tempo per mettersi in regola con la legislazione locale, pena l’imposizione di sanzioni pecuniarie, comprese fra 150mila e 300mila euro al giorno. La deadline è ormai scaduta e ora il Cnil potrebbe decidere di erogare la multa. E la scorsa settimana un tribunale tedesco ha stabilito che le politiche sulla privacy dell’azienda statunitense violano la legge del Paese sulla protezione dei dati personali.

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