Privacy, hi-tech Usa all’attacco: “Le nuove regole strangolano l’innovazione europea”

Il nuovo pacchetto sulla data protection “impedirà alle aziende Ue di recuperare il ritardo su States e Asia”. A rischio lo sviluppo big data dell’industria assicurativa. “I regolatori si tolgano di mezzo”

16 Feb 2016

Patrizia Licata

Un attacco senza mezzi termini quello pubblicato oggi dal Wall Street Journal alle nuove regole sulla privacy pronte a entrare in vigore nell’Unione europea. Sono regole dirette a colpire i colossi hitech americani, ma renderanno più difficile anche per le aziende europee innovare, ammonisce il WSJ.

Spesso gli europei si lamentano del fatto che gli Stati Uniti dominano la Internet economy globale, scrive il quotidiano economico, ma ora che i progressi nella data analytics stanno rivoluzionando ogni settore dell’economia, della società e della ricerca scientifica, le aziende europee hanno la “perfetta opportunità di tornare ai vertici, non perché l’Europa sia pronta a far nascere startup come Google e Facebook, ma perché alcune delle sue industrie tradizionali sono estremamente adatte a inserirsi nella nuova era dell’analisi dei dati. Tutto quello di cui hanno bisogno è che i regolatori europei si tolgano di mezzo”.

Uno dei settori che potrebbe trarre i maggiori benefici dalla scienza dei dati è per esempio l’industria assicurativa europea, che ha già un grande know-how nell’usare i dati per individuare e misurare i rischi. Si tratta di un’industria che è già leader globale (8.500 miliardi di euro di asset gestiti, 35% dei premi assicurativi globali) e che ora con la data innovation potrebbe sviluppare e vendere nuove soluzioni per la gestione del rischio, per esempio attraverso le scatole nere nelle automonbili, che studiano il comportamento del conducente e permettono di disegnare polizze su misura, o i device indossabili che monitorano lo stato di salute e la pratica sportiva degli individui.

Le informazioni estratte da nuove fonti di dati permettono agli assicuratori di fornire servizi a larghe fasce della popolazione mondiale ancora non assicurate e difficli da assicurare, scrive il WSJ: per esempio, i mercati emergenti rappresentano il 40% del Pil mondiale ma solo il 17% dei premi assicurativi.

Dov’è l’ostacolo allo sviluppo di questi nuovi modelli di business? Nella General Data Protection Regulation, che Bruxelles sta discutendo e che dovrebbe essere presto approvata e implementata nell’arco di due anni: per il WSJ limiterà nettamente la capacità per gli assicuratori e molte altre aziende europee di usare i dati per produrre conoscenza e impedirà loro di diventare “grandi player dell’economia dei dati globale”. Infatti, esigendo che i dati siano usati solo per scopi espliciti e preapprovati e preservando il diritto all’oblio per chi lo richiede, il nuovo set di regole dell’Ue sembra basarsi sull’assunto che la raccolta e l’uso dei dati siano fatti nel puro interesse delle imprese e senza alcun vantaggio per i consumatori o rispetto per i loro diritti.

Per il WSJ obbligare le aziende a chiedere il consenso del consumatore per ogni utilizzo che viene fatto dei loro dati impedisce di fatto di produrre innovazione tramite i dati, come raccogliere conoscenze che aiutano a progettare automobili più sicure o permettono avanzamenti nella medicina. E tutta questa raccolta e studio dei dati non necessariamente rappresenta un attacco alla privacy perché le informazioni possono essere rese anonime. In definitiva, le nuove regole sulla data protection impediranno alle aziende europee di competere con quelle americane o asiatiche che usano tutte le più moderne risorse della scienza dei dati: le aziende europee rischiano di vedersi surclassate dai concorrenti di altre regioni, anche dei Paesi emergenti, capaci di innovare la loro attività e il loro settore di mercato come gli europei non potranno fare.