Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

PRIVACY

Privacy, il “ricatto” degli Usa alla Ue: “Niente libero scambio senza libero flusso di dati”

La sentenza della Corte di Giustizia europea mette a rischio i negoziati sul Ttip. Dura presa di posizione dell’ambasciatore Anthony Gardner: “A queste condizioni impossibile l’accordo”

15 Ott 2015

F.Me

“Senza l’ok sui flussi di dati non può esserci l’accordo sul libero scambio”. Gli Usa minacciano di far saltare il Ttip se l’Ue non neutralizzerà la sentenza della Corte di Giustizia su privacy e trasmissione dati. La dura presa di posizione è stata espressa dall’ambasciatore americano presso l’Unione Europea Anthony Gardner.

Gardner ha chiarito che per gli Usa è “impossibile un accordo” che non contenga “i flussi di dati“. Un tema davvero controverso e a questo punto centrale nei rapporti tra Bruxelles e Washington, soprattutto dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea.

Secondo la sentenza “choc” della Corte gli Usa non garantiscono adeguatamente i dati dei cittadini europei. E per questa ragione il Safe Harbor della Commissione Ue, che risale al 26 luglio del 2000, è invalidato. La decisione ha di fatto azzerato gli accordi Usa-Ue conferendo ai singoli Stati europei il potere sovrano sui dati personali degli utenti, compresa la possibilità di obbligare le aziende che operano al di fuori dei confini continentali a “trasferire” in Europa i data center attraverso cui vengono gestiti i dati dei cittadini Ue.

Nonostante la presa di posizione di Gardner, la commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem si è detta certa entro la fine della presidenza Obama l’accordo sul Ttip si farà. Nel frattempi Bruxelles dovrà provare a capire come risolvere il rebus.

La Commissine intende proteggere i dati personali permettendo la continuazione dei loro flussi verso gli Usa con un coordinamento delle autorità garanti nazionali, in attesa di continuare i negoziati con gli Usa già avviati sulla revisione dell’accordo con l’approccio finora seguito.

Articolo 1 di 5