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GOOGLE

Privacy: oblio sì, ma nel rispetto del diritto di cronaca

Il Garante rigetta un ricorso ribadendo la priorità dell’interese pubblico. Accolta invece la modifica degli “snippet”, le sintesi automatiche

01 Apr 2015

DE.A.

Il Garante della privacy dice no alla cancellazione dei dati da Google se la notizia è rilevante, recente e di interesse pubblico. Gli utenti non possono pretendere e ottenere l’“oblio” dai risultati di ricerca di un fatto che li riguarda se si tratta di un fatto recente e di rilevante interesse pubblico: “il diritto all’ oblio deve essere bilanciato con il diritto di cronaca”, si legge nella newsletter dell’ Autorità, a proposito di un ricorso presentato da una persona che contestava la decisione del motore di ricerca di “non deindicizzare un articolo che riferiva di un’ inchiesta giudiziaria in cui risultava implicata”.

Nel corso dell’istruttoria avviata dall’Autorità, è però emerso che la notizia contestata risultava essere molto recente e soprattutto di sicuro interesse pubblico, riguardando un’importante indagine giudiziaria che ha visto coinvolte numerose persone, seppure in ambito locale. I dati personali riportati, tra l’altro, erano stati trattati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

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L’ Autorità ha quindi respinto la richiesta della ricorrente. Nell’ambito dello stesso procedimento si è posto, per la prima volta, anche il problema della coerenza con i testi originali scansionati dal motore stesso dei cosiddetti ”snippet”, ovvero le sintesi automatiche generate da Google e poste a corredo dei risultati di ricerca. Il ricorrente aveva infatti chiesto a Mountain View che, in alternativa alla deindicizzazione, cancellasse o modificasse lo snippet che compariva sotto il link all’articolo, dato che secondo lui associava il proprio nominativo a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato.

Dai riscontri del Garante è emerso che, in effetti, l’abstract proposto poteva risultare fuorviante in quanto non in linea con la narrazione dei fatti riportati nell’ articolo. Tale richiesta, ritenuta legittima, è stata autonomamente accolta dalla multinazionale americana che ha così provveduto a eliminare il riassunto generato dal proprio algoritmo.

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