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ADDIO AL SAFE HARBOR

Privacy, Soro: “Ora l’Europa si dia linee guida comuni”

Il Garante plaude alla sentenza della Corte di Giustizia che dà alle autorità nazionali pieni poteri nel trattamento dei dati personali dei cittadini europei. “Il panorama dei diritti è mutato, atti e strumenti devono essere guardati con occhi nuovi”

06 Ott 2015

Mila Fiordalisi

“Non è ammissibile che il diritto fondamentale alla protezione dei dati, sancito dalla Carta e dai Trattati Ue, sia compromesso dall’esistenza di forme di sorveglianza e accesso del tutto indiscriminate da parte di autorità di Paesi terzi, che peraltro non rispettano l’ordinamento europeo sulla protezione dei dati. La sentenza della Corte di Giustizia Ue rimette al centro dell’agenda degli Stati il tema dei diritti fondamentali delle persone e la necessità che questi diritti, primo fra tutti la protezione dei dati, vengano tutelati anche nei confronti di chi li usa al di fuori dei confini europei”. Antonello Soro, presidente del Garante per la privacy, così commenta la sentenza cha ha invalidato il Safe Harbor della Commissione Ue conferendo agli Stati membri il potere e il diritto di dettare le regole in materia di protezione di dati personali e di vederle pienamente rispettate dagli Ott dai natali extra-Ue.

“E’ importante peraltro sottolineare – continua Soro – che questa sentenza, insieme ai recenti pronunciamenti della giurisprudenza europea, conferma come la Corte sempre più spesso intenda richiamare le istituzioni europee e gli Stati membri ad un rispetto reale e concreto dei principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. La Corte ricorda a tutte le parti in causa che il panorama dei diritti è mutato con l’ingresso della Carta quale parte integrante dei Trattati fondamentali dell’UE, e che tutti gli strumenti e gli atti comunitari, passati e presenti, devono essere guardati con occhi nuovi, attraverso la lente della Carta. E’ la stessa ottica, del resto, in cui si muove il “pacchetto protezione dati” con il futuro Regolamento generale e la direttiva “polizia e giustizia”: entrambi rafforzano, fra le altre cose, i diritti degli interessati in Ue e i poteri delle autorità nazionali di protezione dati”.

Soro ha poi acceso i riflettori sulla necessità di “una risposta coordinata a livello europeo anche da parte dei Garanti nazionali”. “In queste ore – ha annunciato il presidente – si stanno valutando le modalità più efficaci per individuare linee-guida” comuni”.

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