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TRIPWIRE

Privacy: Stati Uniti in agitazione

L’Air Force vieta la sorveglianza non consensuale, ma i dati catturati incidentalmente dai drone sono analizzabili dall’intelligence militare a scopo preventivo per la home security. Insorgono le associazione dei diritti civili

21 Mag 2012

Piero Laporta

Ulteriore peggioramento nella democrazia Usa. Steve Watson rivela su infowar.com che un documento dell’Air Force (AF), del 23 aprile, pur ammettendo che è vietata “la sorveglianza non consensuale” dei cittadini americani, afferma che i dati, catturati incidentalmente dai drone che volano nel cielo americano, sono analizzabili dall’intelligence militare a scopo preventivo per la home security.

“Le immagini raccolte” osserva l’AF “potrebbero includere cittadini proprietà private, senza consenso”. In tal caso, sempre secondo l’AF, sarebbero analizzabili “per non più di 90 giorni”. E perché non 100, 120 o mille? Va bene non sottilizziamo. La missione di questo Grande Fratello volante è la solita, cucinata in tutte le salse da alcuni anni a questa parte: prevenire e reprimere terrorismo e traffico di stupefacenti. Il documento, scoperto da Steven Aftergood della Federation of American Scientists, ha mandato in fibrillazione i gruppi libertari, tra cui l’American Civil Liberties Union, l’Electronic Privacy Information Center e il Bill of Rights Defense Committee, i quali chiedono – qui la stranezza – che la Federal Aviation Administration (FAA) dedichi una sessione alla regolamentazione per la tutela della privacy e le minacce alla sicurezza, ma non l’abolizione della legge che consente a 30mila droni di operare nei cieli statunitensi entro il 2020. Questo trapelare di documenti, in stile wikileaks, dal Pentagono, in tempo di elezioni presidenziali lascia pensare. Se lo staff elettorale di Obama manderà un sostegno ai gruppi in agitazione, l’effetto sarà duplice: la legge rimarrà quella che è e gruppi (e i cittadini) saranno contenti e gabbati.

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