TELCO 4 ITALY

Prysmian, Lorenzo Caruso: “In Italia serve fibra di qualità”

Il Vice President Public Affairs & Communications del gruppo: “Continuiamo a investire nello sviluppo della tecnologia ottica, ma fino a quando nella Penisola non si alzerà l’asticella sulle specifiche delle reti, le operazioni interne rimarranno al palo”

03 Mag 2022

Domenico Aliperto

“È evidente che occorre aumentare la quantità di infrastrutture a banda ultralarga per spingere la digitalizzazione del Paese. Ma c’è da affrontare anche il tema della qualità delle reti, soprattutto se si intende valorizzare il know how italiano. Oggi sono tre i brevetti per la tecnologia alla base della fibra ottica: uno è americano, l’altro è giapponese e poi c’è il nostro”. A parlare è Lorenzo Caruso, Vice President Public Affairs & Communications di Prysmian. “Auspichiamo”, ha detto il manager durante l’edizione 2022 di Telco per l’Italia, l’evento di Digital360 di scena oggi a Roma, “che la fibra possa rappresentare davvero una soluzione future proof, il che vuol dire necessariamente alzare l’asticella rispetto agli obiettivi che si pongono oggi molti operatori. Il governo ha fatto molto col suo piano, prevedendo una componente tecnologica che ricopre un ruolo importante. Prysmian, dal canto suo, sta investendo molto nello sviluppo delle soluzioni, e raccomandando l’adozione di fibra bending sensitive con diametri di 200 micron. Crediamo sia il momento giusto per determinare specifiche e definire standard in grado di reggere l’evoluzione delle capacità di rete nei prossimi cinquant’anni”.

Il tema degli investimenti: l’Italia ancora al palo

Le iniezioni di capitale però riguardano soprattutto le operazioni internazionali del gruppo, mentre lo stabilimento italiano di Battipaglia resta al palo. “Seguendo la ripresa del mercato nel 2021, abbiamo varato una serie di investimenti negli Stati Uniti e in Francia e anche se in misura minore in America latina. Per l’Italia l’intenzione di investire c’è: la struttura di Battipaglia dà lavoro a circa 400 dipendenti, e se consideriamo l’indotto arrivamo a 7-800 persone. Noi continuiamo a guardare al mercato italiano, ma è un dato di fatto che manchino le giuste opportunità. Negli ultimi anni i soldi investiti sull’Italia sono serviti soprattutto per ripianare le perdite: su otto milioni di pezzi vendiamo nella Penisola meno di 500 mila unità, e a margini ridotto. Senza un mercato interno sarà molto dura incrementare le attività. Se guardiamo al giro d’affari della fibra ottica nazionale, Prysmian è pressoché fuori mercato, perché sui prodotti basso di gamma non può essere competitiva, mentre lo è sulla fibra di alta qualità”.

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Il tema, del resto, è molto più sentito all’estero, dove per l’appunto Prysmian costruisce i suoi margini. “In Francia per esempio hanno imposto per via normativa che le reti siano realizzate con fibra top di gamma, sia per garantire prestazioni migliori, sia per offrire una cybersecurity passiva più efficace, sia per generare risparmi sui costi di gestione e manutenzione. Siamo comunque fiduciosi”, ha chiosato Caruso. “Apprezziamo gli sforzi del governo, ma terremo gli investimenti in hold fino a quando non capiremo l’evoluzione del mercato italiano in questo senso”.

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