Qualcomm, multa miliardaria dall'Antitrust cinese per posizione dominante - CorCom

LA SANZIONE

Qualcomm, multa miliardaria dall’Antitrust cinese per posizione dominante

994 milioni di dollari: si tratta della sanzione più alta mai applicata in Cina. Il produttore statunitense di chip è stato condannato per aver imposto alle aziende locali prezzi “discriminatori” sui propri prodotti

10 Feb 2015

A.S.

L’autorità antitrust cinese stabilisce una sanzione record per Qualcomm, imponendole di pagare 6,4 miliardi di Yuan, pari a 994 milioni di dollari. L’apertura dell’istruttoria dell’Ndrc risaliva a 13 mesi fa.

La commissione nazionale di sviluppo e riforme, che svolge l’attività antitrust in Cina, ha deciso la sanzione per il produttore di processori per telefonini riconoscendo l’azienda colpevole di aver abusato della propria posizione dominante, imponendo al mercato locale prezzi che il Garante ha definito “discriminatori”.

Qualcomm detiene i brevetti dei chip per la tecnologia mobile, che è in rapida e costante ascesa in Cina, che è per questo settore il mercato più importante al mondo, e vale circa metà del fatturato globale che, nel 2014, è stato di $26.5 miliardi.

La sanzione è la più grande che sia mai stata decisa in Cina, ed è stata calcolata sull’8% del fatturato 2013 della multinazionale. Qualcomm dal canto suo ha annunciato di essere pronta a pagare e di voler proseguire con i propri investimenti in Cina.

Oltre alla sanzione, secondo le indiscrezioni che circolano sulla vicenda, la multinazionale avrebbe accettato la richiesta della National Development and Reform Commission per la riduzione dei diritti su un terzo dei brevetti utilizzati in Cina.

Sotto la lente dell’antitrust cinese, tra l’altro, è finita in estate anche Microsoft, con la visita a luglio dei funzionari dell’Ndrc negli uffici cinesi del colosso di Redmond. Un’indagine che arrivava alla fine di una serie di controlli di Pechino verso Microsoft e più in generale verso i colossi statunitensi dell’Ict, che si sono intensificati dopo l’esplosione del Datagate a giugno del 2013.