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Quando l’app svolta l’indagine: il caso dei ciclisti incastrati dal fitness-tracking

L’applicazione Strava, che traccia percorsi e tempi, ha permesso alle forze dell’ordine di individuare immediatamente due persone responsabili di aggressione nei confronti di una donna

21 Dic 2015

Andrea Frollà

“Connettiti con gli atleti di tutto il mondo per mantenere la motivazione durante i tuoi allenamenti e durante le gare. Pianifica il tuo percorso, afferra un dispositivo ed esci”. Questo è lo slogan di Strava, app per il fitness-tracking, ma da oggi si potrebbe anche aggiungere una frase del tipo “se serve, aiutiamo anche le forze dell’ordine”.

È infatti grazie a questa applicazione che due ciclisti sono stati individuati e denunciati dai carabinieri di Baiso, comune nel reggiano, per aver rivolto ingiurie e minacce ad una donna, oltre ad averle danneggiato la macchina. Secondo i due la donna aveva effettuato un sorpassato azzardato rischioso per la loro incolumità e così avevano deciso di “vendicarsi”.

Dopo la chiamata immediata al 112 della signora al volante, i carabinieri hanno provato a rintracciare i ciclisti che, però, hanno fatto perdere le proprie tracce sfruttando una pista ciclabile non percorribile in macchina. Tenendo però conto dell’orario e del tragitto e sapendo che molti ciclisti della zona usano l’app Strava, le forze dell’ordine hanno pensato di analizzare l’applicativo facendo bingo.

Proprio tramite l’ausilio dell’app, che permette di condividere percorsi e tempistiche, sono facilmente riusciti a rintracciare i due, poi riconosciuti dalla vittima dell’aggressione. I due ciclisti avrebbero potuto condividere anche il tragitto fatto da casa alla questura per il riconoscimento, ma c’è da scommettere che vi abbiano rinunciato.

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