Quanto valgono i dati personali? I consumatori si "prezzano" 240 euro - CorCom

IL SONDAGGIO

Quanto valgono i dati personali? I consumatori si “prezzano” 240 euro

Secondo un sondaggio condotto da Orange gli utenti sono consapevoli del valore delle informazioni che li riguardano ai fini pubblicitari e di acquisto. Più l’azienda è nuova più sale il costo

01 Ott 2014

Patrizia Licata

I dati dei consumatori hanno acquisito un valore strategico per i brand, e i grandi marchi ne sono sempre più consapevoli. Ma anche i consumatori sanno che le loro informazioni valgono e sono in grado di quantificare questo valore, come emerge da un sondaggio condotto da Orange.

Lo studio rivela che i consumatori ritengono che il set completo dei loro dati personali, tra cui, ma non solo, il posizionamento geografico, i dati identificativi e il profilo demografico, valgano circa 240 euro per un’azienda con cui vengono in contatto per la prima volta. Il valore scende a 170 euro per un’azienda che già conoscono.

I consumatori hanno saputo quantificare anche il valore di un singolo dato personale, come l’età o l’indirizzo di posta o la città di residenza, che è di 16,5 euro per un’azienda già nota e di 19 euro per aziende con cui entrano in contatto per la prima volta.

“Il valore che i consumatori attribuiscono ai loro dati varia in base alla relazione che hanno con un marchio e questo vuol dire che le aziende devono considerare non solo come indicare ai loro utenti che cosa avranno in cambio se metteranno a disposizione i loro dati, ma precisamente come tali dati saranno utilizzati e dove, per costruire un fondamentale rapporto di fiducia”, afferma Daniel Gurrola, vice president, Business vision di Orange.

Lo studio di Orange si basa sulle risposte di 2.000 utenti mobili in Francia, Polonia, Spagna e Uk. L’80% del campione è ben consapevole che i propri dati hanno un valore. Il 67% ritiene che le aziende traggano il massimo vantaggio dal fatto che i consumatori mettono a disposizione le loro informazioni; solo il 6% pensa che siano i consumatori a trarre vantaggio dal concedere i propri dati.

“I consumatori sanno che le informazioni che un’azienda ha su di loro hanno valore per quel brand”, ribadisce Gurrola.

La ricerca ha anche rilevato che i consumatori non sono sempre ugualmente disposti a condividere le informazioni personali. In generale, le persone sono maggiormente a loro agio nel rivelare la propria location, lo storico degli acquisti effettuati e il profilo demografico – come la data di nascita o il nome completo – ma non concedono facilmente informazioni come il loro stipendio mensile, l’indirizzo e-mail personale o le e-mail di amici e familiari.

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