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TRADE WAR

Quel rapporto “speciale” fra Trump e Cook. Svolta nel nodo dazi?

Il presidente degli Stati Uniti rivela in conferenza stampa i colloqui diretti che intrattiene frequentemente con il ceo di Apple. Dai quali sarebbe sortito, sostengono in molti, il rinvio dei rincari sull’import di cellulari e laptop prodotti in Cina

22 Ago 2019

D. A.

A Donald Trump piace Tim Cook, il Ceo di Apple. Non tanto perché è a capo di un business che macina miliardi di dollari ogni anno, quanto perché – come riporta Cnbc – si fa sentire spesso per telefono. “Ogni volta che c’è un problema”, dice il presidente degli Stati Uniti. Parlando con la stampa in una conferenza presso la Casa Bianca, ieri Trump ha condiviso con i giornalisti alcuni dettagli del rapporto che lo lega al numero uno di Cupertino, un rapporto assai diverso da quello che intrattiene (o forse sarebbe meglio dire: non intrattiene) con gli altri top manager dei colossi tecnologici a stelle e strisce. Basti sapere che la scorsa settimana Cook ha partecipato a un pranzo ufficiale col presidente organizzato al Trump National Golf Club di Bedminster, nel New Jersey, a differenza di altri top executive, che hanno disertato l’evento. “Gli altri assoldano consulenti molto costosi, Tim Cook chiama sempre Donald Trump”, ha detto il presidente parlando in terza persona.

Cook – che pure ha pubblicamente dichiarato di dissentire con alcune politiche e idee di Trump, a partire dai temi dell’immigrazione e della gestione delle risorse che hanno importanti impatti ambientali – ha in effetti tutto l’interesse a mantenere una linea aperta con Trump. Basti pensare alla Trade War e al fatto che gran parte dell’assemblaggio dei dispositivi realizzati e commercializzati da Apple avviene in Cina. Lo stesso iPhone ha rischiato di subire, a partire dal primo settembre, un rincaro del 10% a causa dei dazi che l’amministrazione intende imporre ai prodotti che arrivano dall’Asia. La decisione, per quanto concerne l’importazione di telefoni e laptop, è per ora rimandata al 15 dicembre e, stando a quanto riferito da Trump, pare sia merito proprio di Tim Cook. Secondo il resoconto di Trump, il manager gli avrebbe fatto notare che quell’aggravio penalizzerebbe Apple, specialmente nei confronti di Samsung, che produce prevalentemente in Sud Corea. “Il problema, quindi, è che Samsung, un concorrente – anzi il suo concorrente – non avrebbe subito quel rincaro. Così ho aiutato Tim nel breve termine, perché la sua è una grande azienda americana”, ha detto Trump. Apple ha preferito non commentare le dichiarazioni del presidente.

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