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SBLOCCA ITALIA

Quintarelli: “Banda larga, bene il credito d’imposta, ma non basterà a coprire tutta l’Italia”

Il parlamentare di Scelta Civica: “Lo sconto non porterà nuovi entranti: se un operatore non ha piani
per realizzare reti in fibra non cambierà idea. Rimane il rischio che la misura non produca effetti massivi sulla diffusione della banda ultra larga”

20 Ott 2014

Alessandro Longo

Il credito d’imposta nello Sblocca Italia? Farà bene alla banda ultra larga. Ed è ulteriore conferma dell’attenzione del Governo per questi temi. Ma se mi chiedi se sarà sufficiente, la risposta è purtroppo no». Stefano Quintarelli è uno dei padri della rete internet italiana: ora parlamentare di Scelta Civica esperto di innovazione (tra l’altro è uno degli ideatori del progetto Spid-identità digitale); è stato designato presidente del Comitato d’indirizzo per l’Agenzia dell’Italia Digitale.

Perché non basta lo sconto del 50% sugli investimenti?

Primo, non porterà nuovi entranti. Se un operatore non ha piani per la realizzazione di reti in fibra non credo che cambierà idea solo grazie al credito d’imposta. Tanto più perché bisogna aspettare due anni per avere il credito e serve quindi avere subito un forte flusso di cassa per sostenere gli investimenti. Il risultato sarà quindi solo un’accelerazione degli investimenti programmati.

Positivo, no?

Esatto, ma ora vengo al secondo aspetto: il risultato di questa accelerazione è che arriveremo, tra due anni, ad avere cento città coperte con fibra. Ma non credo che questa misura avrà effetti massivi di diffusione della banda ultra larga, ossia arrivare in tutti i centri sotto i 50mila abitanti, oltre il 50% della popolazione.

Perché?

Adesso quanto stanno investendo gli operatori, in fibra? Due miliardi di euro? Non è sufficiente. Grazie al credito d’imposta arriveremo a tre, se tutto va bene? Restano insufficienti. Non daranno certo un’Italia coperta a tappeto dalla banda ultra larga, come stanno diventando gli altri Paesi europei. Bisognerebbe essere più ambiziosi, ma capisco che non ci sono abbastanza soldi per questo obiettivo.

Ma Sblocca Italia include anche semplificazioni utili a quell’obiettivo.

Sì, tra cui spicca l’abilitazione della posa aerea per cavi e fibra: riduce molto i costi, aumenta quindi la redditività dell’investimento; di conseguenza consente agli operatori di estendere la copertura. Ma, anche in questo caso, bisogna chiedersi dove. E la risposta è: non nei centri minori; non in quel 50% di popolazione.

Quindi che bisognerebbe fare?

Una sola rete nazionale, aperta agli investimenti di tutti, pubblico e privati: non ho cambiato la mia idea negli ultimi sei anni. Ma può succedere solo se Telecom Italia è d’accordo. Telecom non lo è – ha tutti i diritti per non esserlo – e quindi storia finita. Nel frattempo, l’Italia continua a perdere terreno con Francia, Germania, Regno Unito, per sviluppo del digitale.

Perché questa idea – una rete sola pubblico-privata – dovrebbe risolvere il problema?

Sappiamo che in quei famosi centri sotto i 50mila abitanti fare una rete in fibra non è remunerativo. È un problema che dipende dalle caratteristiche demografiche italiane e dal fatto che il business della fibra è legato molto alla densità abitativa. La soluzione è spegnere la rete in rame per dare un senso a quella in fibra, ma può farlo solo Telecom Italia conferendola a una newco.

Che potrebbe fare la politica?

Stimolare la domanda, anche con la divulgazione televisiva, e finanziare zone in fallimento di mercato. La prima cosa ancora si fa pochissimo, ma la situazione cambierà: la Rai inserirà messaggi di “digital lifestyle” nelle future fiction. Un’idea maturata grazie alle riflessioni fatte da esperti di innovazione a contatto con la Presidenza del Consiglio, negli scorsi mesi.

E per il secondo capitolo? I fondi europei 2014-2020 non potrebbero bastare a dare banda ultra larga a tutta l’Italia, facendoci recuperare il passo con il resto d’Europa?

Non si sa. I fondi complessivamente ci sono, l’attenzione del Governo pure e quindi potrebbero arrivare abbastanza risorse per la banda ultra larga, ossia per gli incentivi pubblici alle nuove reti. Il nocciolo della questione è che l’iniziativa, per stanziare questi fondi, è regionale. Non è possibile forzare le Regioni a determinare le scelte di allocazione dei fondi europei. Scopriremo solo vivendo che cosa faranno. Alcune regioni saranno migliori di altre, su questo fronte. E starà ai cittadini, poi, giudicare l’operato dei governanti, anche in base a questa scelta.

Quindi, in definitiva, anche la partita dei nuovi fondi è un’incognita?

Sì, per forza. L’attenzione del Governo su questo tema è molto elevata, ma ciò non è sufficiente per risolvere la partita: sono le Regioni ad avere l’ultima parola su quali fondi allocare e dove.

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