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AMBIENTE

Raee, Italia maglia nera d’Europa. La svolta con le nuove norme?

Con circa 5 kg per abitante di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolti ogni anno, il nostro Paese si posizione ben dietro Francia, Regno Unito, Irlanda, Austria e Belgio che ne smaltiscono 8 pro-capite. Svizzera e Norvegia al top con 9 kg. Ma l’entrata in vigore del decreto legislativo 49/2014 potrebbe portare al raddoppio dei volumi e a un aumento dei posti di lavoro nel settore

16 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Con circa 5 kg per abitante di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee) raccolti ogni anno, l’Italia rimane fanalino di coda in Europa, dove Francia, Regno Unito, Irlanda, Austria e Belgio si posizionano oltre gli 8 kg e Svizzera e Norvegia arrivano addirittura a 15. Sono dati emersi durante l’evento per il decennale di Ecodom, il consorzio di gestione dei rifiuti elettronici operante in Italia.

In dieci anni Ecodom ha gestito 765 mila tonnellate di elettrodomestici dismessi, riciclando 668 mila tonnellate di materie prime seconde, da cui sono state ricavate 460 mila tonnellate di ferro (pari a oltre mille treni Frecciarossa), 82 mila tonnellate di plastica (pari a 33 milioni di sedie da giardino), 16 mila tonnellate di alluminio (pari a un miliardo di lattine), 15 mila tonnellate di rame (come il rivestimento di 170 statue della libertà). Il corretto trattamento di questa tipologia di rifiuti ha permesso di risparmiare 880 milioni di kWh di energia elettrica (pari ai consumi elettrici domestici di un anno dell’intera città di Torino) e di evitare l’emissione in atmosfera di 7 milioni di tonnellate di anidride carbonica (come la quantità di CO2 che verrebbe assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la Liguria).

“La storia dei primi dieci anni del Consorzio – spiega Maurizio Bernardi, presidente di Ecodom – è fatta non solo di numeri, ma anche di relazioni costanti e proficue con i Produttori (i più importanti player sul mercato italiano), con le Istituzioni, con gli attori della filiera (enti locali, aziende di igiene urbana, distributori, fornitori di trasporto e trattamento) e con le associazioni attive nella difesa dell’ambiente e dei consumatori: grazie a queste relazioni siamo riusciti a costruire un modello virtuoso, in grado di coniugare l’efficienza economica con l’eccellenza nella tutela ambientale. Oggi Ecodom è uno dei principali abilitatori italiani dell’Economia Circolare, poiché assicura all’industria la disponibilità di materie prime ottenute in modo sostenibile”.

Ma per il nostro Paese la strada è ancora lunga. Il “tasso di ritorno” dei Raee (cioè il rapporto tra  quantità di rifiuti raccolti e quantità di apparecchiature vendute) è stato nel 2017 pari al 36%, molto lontano dagli obiettivi fissati dalla Comunità Europea. “Considerando che la Comunità Europea ha fissato il target pari al 65% dell’immesso sul mercato per il 2019”, – spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – E’ importante che lo Stato italiano inizi a cercare attivamente i flussi di Raee nascosti, gestiti al di fuori del controllo dei Sistemi Collettivi. Sono necessarie attività investigative sui flussi illegali di Raee, cui faccia seguito l’applicazione di sanzioni amministrative e penali commisurate all’entità sia dei profitti illeciti sia dei danni ambientali e sociali provocati.”

“E’ inoltre indispensabile – conclude Arienti – che nel 2018 venga approvato il Decreto sulla qualità del trattamento dei Raee e che l’iter di recepimento delle Direttive Comunitarie contenute nel pacchetto di Economia Circolare sia l’occasione per semplificare e rendere più praticabile la normativa italiana sui rifiuti”.

Intanto il settore si appresta a fare il salto di qualità. Decisive – lo rileva il consorzio Remedia – le nuove norme che ridefiniscono il perimetro dei Raee, i rifiuti elettrici ed elettronici, che porteranno una serie di “effetti collaterali” positivi, come tra gli altri la creazione tra 13mila e 15mila nuovi posti di lavoro.

Dal 15 agosto 2018 entrerà in vigore il decreto legislativo 49/2014, la cui prima conseguenza sarà un aumento vicino al raddoppio del volume nazionale di rifiuti elettrici ed elettronici, dalle attuali 825mila tonnellate di apparecchiature immesse al consumo a circa 2 milioni di tonnellate l’anno.

Tra gli effetti positivi della nuova normativa il fatto che si potranno evitare emissioni fino a 2,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari a una valore economico di 98-112 milioni di euro e a un risparmio nell’acquisto di materie prime pari a 1,25 miliardi di euro.

Con le nuove regole si passa da un sistema chiuso, in cui nell’insieme dei Raee rientrano solo 10 categorie di prodotti, al sistema “open scope“, aperto a tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici non esplicitamente esclusi: è il caso, cita a titolo di esempio il consorzio Remedia, delle carte di credito con chip, delle biciclette elettriche, delle stufe a pellet e dei montascale.

Secondo le rilevazioni del consorzio al giorno d’oggi viene avviato al riciclo soltanto il 40% dei Raee, con le norme che però prevedono che si arrivi al 45% entro fine 2018 e al 65% dal 2019.

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