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L'INTERVISTA

Ragazzi (Avaya): “Il nuovo governo spinga su PA digitale e Industria 4.0”

“Determinante dare linfa alle iniziative già in campo”, evidenzia il Vp della Regione South Europe di cui l’Italia rappresenta uno dei Paesi guida. “Prima ancora di pensare a progetti più ambiziosi mettere solide basi a ciò che è stato costruito, per abilitare anche e soprattutto la domanda”

23 Apr 2018

Rendere strutturale il piano Industria 4.0. E spingere sull’identità digitale, ma anche sugli e-payment. Queste secondo Andrea Ragazzi – vice presidente della regione South Europe di Avaya, di cui l’Italia rappresenta uno dei Paesi guida – le priorità che il nuovo governo, “a prescindere dall’orientamento politico” dovrà fissare in agenda “se si vorrà davvero spingere la trasformazione digitale”.

Da quattro anni a capo di un’area che dal “piccolo” nucleo costituito da Italia, Svizzera e Francia si è poi estesa al punto tale da comprendere oggi gran parte dei Paesi dell’area balcanica e del Mediterraneo nonché molti dell’Est Europa e poi Spagna, Francia e Austria, Ragazzi si prepara per una sfida che mira alla crescita e a nuovi spazi di business per Avaya ma anche per la Regione Sud-Europa e per l’Italia, ca va sans dire.

“La trasformazione digitale è importante – racconta a CorCom -. E se parte e viene spinta dalla PA consente di ottenere risultati davvero straordinari. Perché ciò che nasce dalla PA contamina il privato e impatta sulla domanda ma anche sui servizi e sulla creazione del mindset, ossia di quella cultura digitale di cui tanto si discute nel nostro Paese”.

Il ruolo del nuovo governo sarà dunque importante.

Certo, perché bisogna continuare a dare linfa alle iniziative che sono già partite – come Industria 4.0 – e spingere sulla digitalizzazione della PA. Prima ancora di pensare a progetti più ambiziosi bisogna mettere il puntello per dare solide basi a ciò che è stato costruito, in modo da abilitare anche e soprattutto la domanda. E poi non bisogna dimenticare che l’Italia ha una storia importante, peculiarità uniche che possono e devono essere abilitate dal digitale: penso al turismo, ma anche al fashion e al luxury e più in generale alla cultura. Non bisogna farsi sfuggire queste opportunità. Determinante poi il ruolo dei pagamenti elettronici, dell’identità e della tracciabilità digitale che non solo semplificano la vita, ma aiutano a contrastare attività di economia sommersa e dunque a fare emergere risorse e a consentire all’Italia di recuperare competitività.

E quanto conta l’Italia per Avaya?

L’Italia conta molto almeno per due motivi. Il primo, più numerico, è che da sola vale circa il 25% del business dell’area Sud Europa. La seconda è che in Italia c’è uno dei centri mondiali Avaya per le soluzioni unified communication e video. Tenga conto che gli altri centri R&D sono localizzati in Paesi – al netto dell’Irlanda – che hanno un’estensione territoriale e una potenza tecnologica enorme. E sto parlando di Usa, Cina, Canada e India. E poi c’è anche Israele, Paese al top delle classifiche hi-tech mondiali. Dunque l’Italia si gioca una partita importantissima, considerate in particolare le evoluzioni proprio nel campo del video.

Investirete risorse nel centro di Ancona?

Grazie alla quotazione in Borsa disponiamo di risorse che in parte saranno virate sulla cittadella marchigiana – che conta circa 40 persone – sia per lo sviluppo di nuovi progetti sia anche per valutare l’opportunità di aumentare le forze in campo in termini di ricercatori. Fra l’altro le annuncio che dopo il piano Sales Academy, per la formazione di giovani ad hoc da inserire nelle attività commerciali, Avaya sta puntando a un’iniziativa analoga per i centri R&D che per l’appunto sortirà anche l’innesto di nuovo personale se considerato importante per mandare avanti i progetti.

Sul fronte business a cosa puntate?

Quello che vogliamo fare – messo alle spalle il capitolo della ristrutturazione finanziaria che ha caratterizzato il 2017 e la quotazione in Borsa a inizio 2018 – è fare crescere i nostri clienti oltre che acquisirne di nuovi. Ci siamo resi conto, ad esempio, che solo il 10% dei nostri clienti dell’area contact center è migrato su cloud. E il cloud rappresenta il perno della nostra nuova strategia, il “cappello” alle nostre due aree-chiave: Unified Communication e Customer Experience.

E quali sono i vostri punti di forza?

La fortuna di Avaya è che è stata ed è un’azienda capace di soddisfare il mercato a 360 gradi: dalle pmi alle grandi aziende, dalla PA ai mercati verticali. Insomma abbracciamo tutto il target indirizzabile. Le nostre soluzioni oltre ad essere cloud-based sono anche e soprattutto open: diamo quindi la possibilità agli sviluppatori di creare nuove soluzioni al servizio della comunità e questo è stato sempre un caposaldo della nostra vision. E stiamo lavorando anche molto sul futuro.

Cioè?

Vogliamo rendere le nostre soluzioni AI-ready, IoT-ready, e Blockchain-ready. Abbiamo diverse iniziative in campo e il 2018 riserverà novità.

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