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Rai media company, primo atto: oggi sul tavolo il nuovo Contratto di servizio

Placata in parte la bufera sul caso Fazio, in viale Mazzini si comincia a fare sul serio. Riunione del gruppo di lavoro interno: primo atto formale che avvia la riforma “industriale” e multimediale del servizio pubblico radiotelevisivo

03 Lug 2017

Patrizio Rossano

Placata, forse e solo in parte, la bufera sul caso Fazio e il suo compenso milionario, la notizia del giorno è che ora in Rai si comincia a fare sul serio. Non significa che la questione del tetto dei compensi sia stata superata e, anzi, si attendono sviluppi in quanto sembra sia stata richiesta l’attenzione della magistratura contabile per accertare eventuali violazioni.

Nei giorni scorsi, al settimo piano di Viale Mazzini bocche cucite: “il DG è tutto concentrato sui palinsesti” e per tutto il resto se ne parlerà dopo il 28 giugno.

Ora ci siamo: la notizia è che questa mattina è convocata la prima riunione del gruppo di lavoro interno incaricato di predisporre la bozza di nuovo Contratto di servizio come previsto dall’art. 6 della Convenzione recentemente approvata.

Si tratta del primo atto formale che avvia la riforma “industriale” e multimediale del servizio pubblico radiotelevisivo nell’era moderna, visto che la precedente Convenzione era datata al 1994, quando ancora il Web e le tecnologie digitali stavano prendendo forma. Il passaggio epocale ora si materializza con l’introduzione del concetto di “media company” tanto caro ai precedenti direttori generali Rai.

La nuova Concessione, è opportuno ricordare, prevede che il Ministero dello Sviluppo economico debba stipulare un Contratto di servizio con la Società concessionaria con il quale vengono disciplinati gli aspetti relativi agli obiettivi di efficientamento e di razionalizzazione attinenti gli aspetti industriali, finanziari di produttività aziendale, al miglioramento della qualità del servizio, all’attività di ricerca e di sperimentazione, alla vigilanza e al controllo.

Nei giorni scorsi sono stati presentati a Milano i palinsesti della prossima stagione autunno inverno che, in un certo senso, rappresentano la concreta applicazione delle linee strategiche che dovrebbero guidare la nuova Rai. Gli scogli, per non dire la confusione che ancora regna su molti punti, sono noti.

Il primo, sia consentito il temine, è primigenio: cosa è o cosa dovrebbe essere il servizio pubblico. La nuova Convenzione rinnova molte definizioni consolidate e, tra gli aspetti principali ricordiamo quelli che interessano la possibile rimodulazione del numero dei canali non generalisti e la riorganizzazione dell’informazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche.

Rispondere correttamente, nei limiti del possibile, alla domanda sulla natura del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe reso più facilmente leggibile la spinosa questione Fazio. Il testo della Convenzione non ci aiuta: da nessuna parte si legge un orientamento che privilegia il “mercato” cioè la pubblicità, cioè un terzo circa delle risorse Rai, rispetto all’altra parte, cioè chi paga attraverso il canone gli altri due terzi delle entrate di Viale Mazzini.

Da quanto è dato sapere la situazione appare in stallo. Il nuovo DG, Mario Orfeo, si è trovato tra le mani una pentola di patate bollenti che occorre trattare con urgenza. Abbiamo già scritto che tra i primi atti da intraprendere c’è la composizione di una nuova squadra, con nuovi soggetti in grado di risolvere i nodi lasciati insoluti da Campo Dall’Orto. In questo momento sono scoperte le posizioni del Cfo, del Cto e del Cso, per non dire del presidente di Rai Way dipendente di una società esterna alla Rai e che, secondo a quanto si dice a Via Teulada, avrebbe avuto un rinnovo fino al prossimo dicembre.

La mancanza della Direzione finanziaria appare la più preoccupante: in quella sede è infatti meglio leggere e pianificare le risorse e gli impegni economici nonchè interpretare correttamente la validità delle scelte di politica industriale dell’Azienda. Che la decisione del rinnovo contrattuale a Fazio abbia corrisposto a questo orientamento è tutto da dimostrare. Certamente rimane dimostrato e irrisolto il potere di ricatto che viene esercitato dall’esterno dell’Azienda: gli agenti degli artisti e la questione dei format. Come si può ancora sostenere che si debba pagare un costo per una produzione a tasso di creatività e innovazione pari a zero (un giornalista che intervista un ospite) è un quesito che si spera presto risolto. Il nuovo contratto di servizio, laddove la Concessione parla all’art. 6.6 che dovrebbe disciplinare anche questo genere di problemi relativi agli obiettivi di efficientamento e di razionalizzazione attinenti gli assetti industriali, finanziari e di produttività, potrebbe servire a questo scopo.

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