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E-HEALTH

Rebecca Blues, la depressione post-partum si cura con una app

Il progetto a firma dell’associazione Strade Onlus e Rebecca Fondazione. Formazione, monitoraggio e autodiagnosi a portata di smartphone

28 Nov 2014

Massimo Canorro

Sono circa 80.000 le donne che ogni anno si ammalano di depressione in gravidanza e nel post partum, dunque una mamma su sette. Di queste soltanto una su quattro riceve un trattamento, a dimostrazione che 60.000 donne rimangono sole ad affrontare la malattia. Le conseguenze sociali del fenomeno fanno emergere alcuni dati: il quoziente intellettivo è più basso di 5 punti nei figli di madri depresse, la tendenza ad ammalarsi è sette volte maggiore con una percentuale di condotte violente sviluppate in età adolescenziale e adulta molto più alta.

“Senza dimenticare che nei casi più gravi la depressione può indurre al suicidio oppure all’infanticidio”, spiega Antonio Picano, dirigente psichiatra all’ospedale San Camillo di Roma e presidente dell’associazione Strade onlus e Rebecca fondazione, che ha dato il via al primo social network per curare le mamme e tutelare i figli dalla disabilità indotta dalla depressione materna. Prendendo spunto dal termine “baby blues” – il riferimento è alla malinconia, dovuta anche a fattori ormonali, nonché al mutamento repentino del proprio corpo, che avviene nei primi giorni successivi alla gravidanza e può portare a delle vere e proprie depressioni – l’approdo è a Rebecca blues, uno strumento mobile first, scaricabile gratuitamente su smartphone e tablet, realizzato con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra medico e paziente.

Pertanto sia le donne incinte sia tutte le mamme che lo vogliono hanno l’opportunità di iniziare un iter di formazione, monitoraggio, autodiagnosi e supporto in stretto contatto con il proprio medico, appositamente formato. Lanciato dall’ospedale San Camillo e pensato su scala nazionale – “nel nostro paese stiamo parlando di una novità assoluta”, precisa Picano – il programma intende curare le mamme e salvare le future generazioni. “È da sette anni che stiamo lavorando a questo progetto e lungo il cammino abbiamo riscontrato una scarsa cultura su questo tema”, spiega Picano, che aggiunge: “la sfida che vogliamo lanciare è la creazione di una rete di network di sostegno maternità con un approccio di massa al problema, economicamente sostenibile e pensato per integrarsi senza sovrapporsi al servizio sanitario nazionale”. Un progetto, Rebecca blues, che sta già destando molto interesse.

“La risposta è estremamente positiva. C’è attenzione ed entusiasmo ed è un bene, perché la depressione legata alla gravidanza è un fenomeno che può accadere e che deve essere conosciuto”, conclude Picano.

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