Recchi: "Rottamiamo l’analogico, deve costare più del digitale" - CorCom

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Recchi: “Rottamiamo l’analogico, deve costare più del digitale”

Il presidente di Telecom Italia rilancia l’idea di penalizzare economicamente i servizi cartacei per spingere quelli analogici. “Sull’ultrabroadband stiamo lavorando ventre a terra”

21 Nov 2015

“È necessario rottamare l’analogico, facendo pagare di più i servizi che si basano sulla carta rispetto a quelli forniti in digitale. Una tassa che si eliminerà da sola mano a mano che tutta l’Italia diventerà digitale”: è la proposta al governo del presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, intervenuto ai Digital Days di Venaria Reale.

Da questa “tassa”, è il ragionamento di Recchi, può venire un impulso importante per la diffusione della cultura e dell’utilizzo di Internet e del digitale che rappresentano uno degli handicap che oggi ci differenziano dal resto d’Europa.

Ci differenziano anche la qualità e la diffusione dell’infrastruttura ultrabroadband, ma secondo Recchi è solo un problema di tempi. Ed anche abbastanza brevi. Il commitment di Telecom Italia è “fortissimo”, ha detto Recchi citando gli investimenti della sua azienda nella banda ultralarga: “Siamo la più grande azienda di infrastrutture di telecomunicazione del Paese, quella che ha fatto l’Italia delle tlc, all’estero ci invidiano la qualità dei nostri ingegneri: 30.000 tecnici impegnati nella rete, 53.000 dipendenti in Italia, 63.000 nel mondo. Stiamo lavorando ventre a terra, posiamo 180 chilometri di fibra all’ora, avanziamo al ritmo di 400.000 nuove unità immobiliari allacciate al mese”.

Recchi ammette che come “Italia siamo in ritardo, ma lo stiamo colmando: nel 2017, il 95% del Paese avrà una copertura ultrabroadband mobile in 4G. Nello stesso anno, il 75% della popolazione sarà coperta da una infrastruttura ultrabroadband fissa. Saremo un Paese infrastrutturato al pari degli altri e altrettanto moderno”.

Recchi ha dato atto al governo di essere “attento” e di fare “moltissimo” per stimolare la crescita dell’infrastruttura digitale del Paese: i 2,2 miliardi stanziati dal Cipe per le aree in digital divide, l’uso dei fondi europei che hanno consentito di coprire 7 regioni dell’Italia meridionale con infrastruttura a volte migliore di quelle esistenti al Nord, la decisione di realizzare il catasto delle frequenze. Ma la cosa più importante è stata quella di aver saputo “fissare una strategia con obiettivi precisi”.

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