L'AUDIZIONE

Recovery Plan, l’allarme di Confindustria: “Manca visione industriale, a rischio i progetti digitali”

La direttrice generale Francesca Mariotti: “In pericolo anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche, determinanti per migliorare il posizionamento dell’Italia nelle catene del valore europee e globali”. La svolta dagli investimenti in formazione Stem e dall’alternanza scuola-lavoro. E sulla governance: “Individuare un unico responsabile per ciascuna linea di intervento”

Pubblicato il 29 Gen 2021

confindustria

Nel Piano di ripresa e resilienza manca una visione di politica industriale che rischia di minare non solo gli ambiziosi obiettivi di transizione digitale ed ecologica, ma anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche, determinante per migliorare il posizionamento dell’Italia nelle catene del valore europee e globali. Lo ha evidenziato Francesca Mariotti, direttrice generale di Confindustria nel corso dell’audizione alle Commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Lavoro della Camera.

“Il testo fa registrare alcuni passi avanti rispetto alle precedenti versioni, ma rimane ancora lontano dal livello di dettaglio richiesto dalla Commissione europea – ha spiegato Mariotti – C’è solo un’allocazione delle risorse per macro-temi e l’individuazione degli obiettivi generali che s’intendono raggiungere, ma mancano i progetti con cui le risorse verranno spese e, per ciascuno di essi, gli strumenti, il cronoprogramma per la sua realizzazione, i costi e gli impatti su Pil e occupazione”.

Confindustria propone di arricchire il Piano con tre linee progettuali. Su capitale umano, per creare Steam Space in tutte le scuole medie italiane; rafforzare la filiera alternanza-apprendistato; sviluppare gli Its e la filiera terziaria professionalizzante, strategica per la riduzione dello skill mismatch.

In tema di efficienza energetica, l’indirizzo di policy è secondo Confindustria troppo focalizzato sul settore residenziale e terziario. Non emergono specifiche indicazioni sullo sviluppo dell’autoproduzione di rinnovabili a beneficio dei settori industriali. Nella prospettiva di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, grave l’assenza dell’idrogeno blue.

Manca anche un capitolo dedicato alla definizione di misure per la patrimonializzazione delle imprese e il loro accesso ai mercati finanziari e dei capitali, aspetti decisivi per riattivare il ciclo degli investimenti. Frammentari e parziali gli indirizzi di riforma del fisco, che invece dovrebbe restituire equità, semplicità e coerenza al sistema di prelievo. Mancano misure strutturali e di ampio respiro per il sostegno dell’export e alla promozione del made in Italy.

Servono azioni ad hoc sul riciclo chimico, per realizzare, attraverso diverse tipologie di trattamento, il riciclo e il recupero dei rifiuti che oggi non valorizziamo, in modo da innalzare le nostre performance in linea con gli obiettivi europei e ridurre i conferimenti in discarica. Infine, sull’economia del mare, per puntare con decisione sulla transizione tecnologica ed energetica nella mobilità marittima e nella movimentazione logistico-portuale.

Confindustria suggerisce di individuare – ha aggiunto – per ciascuna linea di intervento, un unico responsabile, con il compito di coordinare un team dedicato, composto dalle migliori professionalità selezionate nelle amministrazioni, centrali e territoriali, coinvolte nella realizzazione dei progetti, così da superare veti e inerzie, anche tra i diversi livelli di Governo”.

Secondo Mariotti, inoltre, “un ruolo attivo nella governance andrà riconosciuto anche agli attori sociali, il cui coinvolgimento dovrà essere sistematico e non episodico, com’è stato fino a oggi. Chiediamo di colmare questa carenza, condividendo dati e informazioni e ingaggiando in itinere le parti sociali nella valutazione d’impatto dei progetti, oltre che nel monitoraggio degli effetti prodotti”.

Secondo Confindustria, tuttavia, “in ogni caso, pur in assenza di una visione complessiva del Sistema Paese, nel Piano si ritrovano indirizzi e misure coerenti con le esigenze del tessuto produttivo, come il rafforzamento del Piano Transizione 4.0 e gli interventi in tema di ricerca, sviluppo e innovazione”.

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