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L'INCONTRO

Red Hat in pole per la sfida big data. Whitehurst: “L’open source non ha rivali”

Il ceo dell’azienda a Roma in un incontro con la stampa illustra le strategie e gli scenari prossimi venturi. In Italia business fiorente. “Il nostro punto di forza? Lasciamo la scelta al cliente. No a irrigidimenti sui pacchetti hardware-applicazioni”

14 Set 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

“Il nostro approccio? È radicalmente differente da quello dei nostri competitor. Ed è per questo che siamo diventati leader nell’open source e che, con l’esplosione dei big data, abbiamo davanti enormi opportunità e sfide”. In un incontro con la stampa a Roma, il ceo di Red Hat Jim Whitehurst ha fatto il punto sulle sfide che attendono l’azienda.

Prima società al mondo open source a traguardare il miliardo di dollari di revenue e ad oggi vicinissima ai 3 miliardi, Red Had si trova oggi più che mai al posto giusto nel momento giusto. “Circa il 90% di ciò che è big data data di fatto transita in open source”, ha detto il ceo. Si pensi solo al peso dei social network. Ed anche aziende tradizionalmente dall’altro lato della barricata – una su tutti Microsoft – si sono nel corso del tempo convertite all’open al punto da farsene persino fautrici. “Siamo di fronte a un modello non solo consolidato ma in questo momento forte al punto da non conoscere rivali. Diciamo che non si può fare altrimenti”.

Red Hat sostiene poi di avere una marcia in più rispetto ai competitor, che pur non mancano considerata la “conversione” generale. “Il nostro punto di forza è la possibilità di scelta che diamo al cliente – evidenzia Whitehurst-. Non poniamo limiti sul fronte della compatibilità delle soluzioni. Quel che vogliamo è soddisfare il cliente e quindi fidelizzarlo”. Un risultato reso possibile grazie alla separazione dell’hardware dalle applicazioni: “Slegare le due componenti significa offrire una modularità totale e non incatenare il cliente a tecnologie specifiche. Spesso le offerte open source sono pensate come un pacchetto di hardware e servizi. Ma le due cose non sempre corrispondono ai desiderata del cliente. E anche quando si vuole cambiare tecnologia si è costretti a dismettere tutto il pacchetto perché il fornitore non consente di separare le opzioni. Noi abbiamo deciso di andare in una direzione opposta, anche perché altrimenti l’open non sarebbe più open”.

Non solo: l’azienda punta molto sulle novità tecnologiche: “Poniamo grande attenzione all’offerta. Il nostro obiettivo è poter fornire alla clientela le tecnologie e le infrastrutture più evolute. E grazie ad una strategia di forte ‘segmentation’ del mercato siamo in grado di posizionarci praticamente in qualsiasi mercato e di offrire soluzioni e servizi dedicati”. E la strategia, almeno a giudicare dai numeri, è più che vincente. Secondo quanto riferito dal ceo e sulla base di survey interne “il 90% delle aziende Fortune 500 fa un uso massiccio delle tecnologie Red Hat”. Ottimo anche il posizionamento in Italia: “Non posso svelare numeri ma posso dire che l’open source è così diffuso in Italia da finire anche nei bandi di gara pubblici, a partire da quelli Consip”, ha puntualizzato Gianni Anguilletti, il Regional Director della Regione ITI (a cui fanno capo Italia, Israele, Turchia e Grecia), nel fare gli onori di casa durante il meeting capitolino. “La lista clienti italiana dell’azienda è talmente lunga che è più facile elencare gli assenti”, ha detto orgogliosamente Anguilletti evidenziando che si spazia dalle telecomunicazioni alla Pubblica amministrazione passando per le banche e i grandi enti.

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