Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL BILANCIO

Registro delle opposizioni, Scorza: “Un flop annunciato”

L’avvocato esperto di diritto di Internet traccia un bilancio del progetto: “Appena 1,3 milioni le numerazioni iscritte. Ma i costi sono altissimi, circa tre milioni l’anno”. Ha senso mantenerlo in vita?

05 Dic 2014

Guido Scorza, avvocato esperto di Diritto di Internet

Sono solo 1.314.151 le numerazioni che al 1° novembre 2014 risultano iscritte nel registro delle opposizioni ovvero quelle in relazioni alle quali i titolari hanno manifestato la volontà di non ricevere le c.d. telefonate indesiderate. Meno del 10% degli aventi diritto, ovvero dei titolari di abbonamenti telefonici di rete fissa.

Significa che il restante 90% restano esposti – per scelta o per ignoranza dell’esistenza del Registro delle opposizioni – a ricevere ogni genere di telefonata di marketing.

Sono questi i numeri che raccontano il flop del registro delle opposizioni, istituito nel 2010, tra le critiche di alcuni e i rulli di tamburo di altri, per tutelare in modo più efficace – o, almeno, così si disse – i cittadini italiani dal “telemarketing selvaggio”.

Il Registro delle Opposizioni la cui gestione è attualmente affidata dal Ministero delle Comunicazioni alla Fondazione Ugo Bordoni non ha, sin qui, purtroppo, funzionato come, per la verità, era probabilmente prevedibile accadesse.

E si tratta di una conclusione obiettiva che lascia poco spazio a opinioni o punti di vista diversi.

Se, infatti, nell’aprile del 2012, la Fondazione Ugo Bordoni aveva probabilmente ragione a festeggiare il primo milione di iscritti al registro, oggi ad oltre due anni da allora ed al oltre tre da quanto il Registro ha iniziato a funzionare, il numero complessivo degli abbonati italiani che lo hanno usato per dire di no al telemarketing racconta una storia completamente diversa con poco più di 300 mila iscrizioni in due anni.

Davvero troppo poco per un’attività che costa circa tre milioni di euro all’anno, finanziata da operatori cui la legge impone – qualora vogliano fare telemarketing utilizzando i dati estratti dall’elenco telefonico – di chiedere alla fondazione Ugo Bordoni di confrontare le liste delle numerazioni che intendono utilizzare con il Registro, pagando cifre importanti: 60 mila euro per una lista da 10 milioni di numerazioni, 9 mila e duecento euro per una lista da un milione di numerazioni sino ad arrivare a 18 euro per confrontarne appena 1500.

Ma il punto non sono tanto i costi di ogni singola verifica quanto la circostanza che la legge stabilisce che le liste verificate presso il registro possano essere utilizzate al massimo per quindici giorni, trascorsi i quali, occorre ripetere la verifica e, naturalmente pagare di nuovo.

Una regola ragionevole se il numero degli iscritti al registro crescesse ad un ritmo considerevole ma insensata davanti ad un Registro che dal primo gennaio al primo novembre di quest’anno ha acquisito appena 67 mila nuove registrazioni, pari a meno di tremila registrazioni ogni quindici giorni.

Impossibile, davanti a questi numeri, non chiedersi se abbia davvero senso proseguire su questa strada. Così com’è il registro è pressoché inutile agli scopi dichiarati all’atto della sua istituzione e assai più utile a quelli non dichiarati ma forse reali ovvero semplificare enormemente il telemarketing nel nostro Paese.

Articolo 1 di 5