STRATEGIE

Reti idriche: 5G, edge cloud e big data per abbattere gli sprechi

La Fondazione per la Sostenibilità Digitale presenta una serie di use case per spingere l’adozione delle nuove tecnologie nell’ambito della gestione e manutenzione degli asset con l’obiettivo di far evolvere le infrastrutture in chiave innovativa e sostenibile

Pubblicato il 07 Feb 2024

Patrizia Licata

acqua

Le tecnologie digitali e la connettività ultra-veloce possono rendere più sostenibili le reti idriche modernizzando infrastruttura e processi con soluzioni quali cloud ed edge computing, big data e intelligenza artificiale, blockchain e digital twin e, ovviamente, comunicazioni su banda ultralarga con fibra e 5G. Oggi, dalla fonte al rubinetto, perdiamo una goccia d’acqua su due, sottolinea la Fondazione per la sostenibilità digitale: una situazione insostenibile che solo la digitalizzazione può curare.

L’istituzione di ricerca e think tank presieduta da Stefano Epifani ha in mente un’azione concreta basata su team dedicati e la collaborazione dell’intero ecosistema, come è illustrata nel nuovo piano strategico, che prevede la creazione di quattro nuovi gruppi di lavoro focalizzati su Acqua, Inclusione, Mobilità e Salute. Ciascuno di questi gruppi ha come obiettivo quello di sviluppare filiere verticali di ricerca, analisi, divulgazione ed advocacy, e di collaborare con le istituzioni italiane e l’intero sistema-paese.

“Acqua, inclusione, mobilità e salute sono quattro temi centrali, abilitanti per lo sviluppo di un futuro sostenibile, ha affermato il presidente Epifani. “La Fondazione per la sostenibilità digitale parte da questi quattro gruppi con l’obiettivo di aggregare le principali realtà italiane attente allo sviluppo di un futuro sostenibile, grazie al digitale”.

Si parte subito con il gruppo di lavoro per le reti idriche.

Il digitale per la sostenibilità delle reti idriche

La situazione presentata dalla Fondazione presso la Sala stampa della Camera dei Deputati durante l’incontro istituzionale “Obiettivi per lo sviluppo di un futuro sostenibile” (cui hanno partecipato gli onorevoli Dario Iaia, Giulio Centemero e Vincenzo Amich e i Senatori Ignazio Zullo, Elena Murelli e Giulia Pastorella) descrive un’emergenza: una goccia su due si perde negli acquedotti; il 66% acque superficiali e il 26% di quelle sotterranee non raggiungono gli standard minimi di qualità (Ispra); si registrano picchi di deficit idrico fino al 60% al Sud e il 20% delle risorse idriche sono in diminuzione del 20% a causa dei cambiamenti climatici (proiezione).

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Durante la conferenza i top manager Paolo Lanza – chief information officer di Acquedotto Pugliese, Michele Tessera – chief information officer del Gruppo Cap, Marco Barra Caracciolo – chief information officer di Italgas e Marzio Bonelli – chief information officer di MM spa – hanno illustrato le azioni che il gruppo di lavoro ha intrapreso dalla sua costituzione.

Le tecnologie digitali possono essere classificate in tre aree tra loro interdipendenti, in relazione alla loro funzione, e sono state analizzate in riferimento ad alcuni use case che coprono la maggior parte delle attività in carico ai gestori dell’acqua.

Innanzitutto, l’infrastruttura fisica, che riguarda le tecnologie che gestiscono il ciclo di vita degli asset e la loro rappresentazione nel territorio attraverso il Gis, geographic information system, il loro funzionamento grazie all’Industrial internet of things e le infrastrutture tecnologiche e di rete abilitanti a trasmettere ed elaborare le informazioni in tempo reale grazie all’utilizzo della banda larga e del cloud.

Ciclo dell’acqua più efficiente con AI, edge computing e 5G 

C’è poi l’nfrastruttura di processo, che si appoggia su quella fisica e riguarda le tecnologie in grado di ottimizzare i processi, sviluppare nuovi servizi e ripensare il modo di lavorare tradizionale attraverso analisi predittive basate su algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, avvalendosi di tecnologie come l’edge computing, i big data e la blockchain.

Si arriva infine agli ecosistemi digitali, ovvero soluzioni, composte dall’interconnessione di una o più tecnologie, in grado di rappresentare a livello digitale la realtà fisica degli asset e i loro comportamenti, nonché di permettere l’interazione tra le tecnologie e le persone le quali, attraverso le azioni, diventano parte integrante del sistema, condizionandone i comportamenti. Tutte le tecnologie sono erogate attraverso servizi cloud e comunicano tra loro attraverso diverse modalità, tra le quali la banda larga e il 5G. In questo ambito importantissimo è l’apporto del digital twin e degli smart meter.

Un lavoro di squadra del settore idrico

Il team della Fondazione per la sostenibilità digitale nelle prossime settimane lavorerà sull’analisi degli impatti delle soluzioni digitali prendendo come base di riferimento le varie fasi del ciclo dell’acqua, e individuando così i benefici correlati con l’utilizzo delle differenti tecnologie applicabili ad ogni fase.

Obiettivo primario è quello di coinvolgere sempre più attori del settore idrico, prevalentemente frammentato in piccole e medie imprese pubbliche, e rafforzare la collaborazione con tutte queste realtà, allargare la composizione del gruppo e poter quindi avviare iniziative concrete in modo partecipato”, ha affermato Epifani. “Siamo convinti che senza un processo di gestione sostenibile della risorsa idrica – dalla captazione, alla distribuzione e alla depurazione – non sia possibile perseguire uno sviluppo sostenibile e che le tecnologie digitali siano una leva ineludibile per attuarlo”.

La sostenibilità digitale nel settore idrico va oltre la mera riduzione dell’impatto ecologico delle tecnologie e abbraccia un concetto più ampio di sostenibilità, incorporando l’efficienza energetica, l’economia circolare e la responsabilità sociale come pilastri fondamentali, ha sottolineato ancora Epifani. La trasformazione digitale può svolgere un ruolo fondamentale nella gestione della risorsa idrica: riuso, riciclo, desalinizzazione, riparazione perdite, monitoraggio e smart management sono strumenti chiave.

Nelle prossime settimane partiranno gli altri tre gruppi di lavoro su inclusione, mobilità e salute.

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