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NETWORK

Reti virtuali, comincia l’era della digital cohesion

Juniper Networks presenta la strategia per competere in un mercato sempre più agguerrito. Ricerca condivisa con aziende e università, sistemi open e integrati per garantire un’esperienza d’uso senza frizioni alla base di un nuovo modello di automazione basata sul software

30 Set 2016

Domenico Aliperto

Dalla digital disruption alla digital cohesion, grazie ad applicazioni, infrastrutture e layer intermedi che rendono i network un unico ambiente virtuale e automatizzato, aperto e interconnesso. Ma soprattutto sicuro. In una parola: coeso, per l’appunto. Ecco la proposizione che Juniper Networks, specialista delle tecnologie che sottostanno a questo genere di servizi, ha presentato ieri a Londra, chiamandosi a giocare un ruolo strategico in un contesto competitivo agguerrito: Cisco, Nokia, HPE, Huawei sono solo alcuni dei nomi che compongono l’arena, sempre più popolata da newcomer e startup, dei vendor attivi sul Software Defined Networking (SDN). E i clienti non sono più soltanto le telco o le large enterprise, target di Juniper fin dalla sua fondazione – vent’anni fa – ma tutte quelle imprese per cui IT e connettività stanno diventando asset fondamentali per gestire il proprio business.

Banche quindi, ma anche aziende che fanno capo ai verticali delle utility e dei trasporti. Senza dimenticare le soluzioni dedicate a organizzazioni più piccole ma ugualmente decise a cavalcare la digital transformation. L’obiettivo, nelle parole del Ceo Rami Rahim, è ambizioso. “Le tecnologie si collegheranno automaticamente tra loro per offrire servizi olistici e intuitivi per qualsiasi tipo di utente che potrà gestirli senza bisogno di intervenire manualmente. Se prima la gestione dei network era statica o nella migliore delle ipotesi manuale, per l’appunto, d’ora in avanti i nostri clienti possono accedere a sistemi predittivi e autonomi, ma soprattutto adattativi. I prodotti per fare ciò sono già tutti disponibili, la novità è che adesso possono essere combinati”, ha detto il numero uno di Juniper Networks, introducendo la propria idea di open networking.

Il Gruppo, che nel 2015 ha fatturato 4,8 miliardi di dollari, basa il 65% circa delle proprie revenue sui prodotti venduti a telco e service provider. “Sono loro che hanno creato la grande Internet, ed è comunque da loro che passa l’innovazione di molte imprese”, ha spiegato Mario Manfredoni, responsabile del Sud Europa e del Nord Africa, parlando con CorCom a margine della conferenza. Del resto, secondo il top management di Juniper Networks, gli operatori telefonici hanno ancora parecchio da dire anche nei confronti di giganti come AWS (Amazon Web Services) sul piano del cloud. Scott Sneddon, Senior director SDN and Virtualization del Global Center of Excellence del gruppo, ha spiegato che quella degli operatori telefonici è in questo senso un’offerta ad altissimo potenziale, “grazie a data center distribuiti omogeneamente sul territorio a brevi distanze dai clienti che servono, aspetto che consente sia di ottenere una bassa latenza per l’uso delle applicazioni, sia di adattare l’ultimo miglio migliorando la qualità del servizio”. Come faranno però le telco a gestire l’infrastruttura con la stessa agilità di Amazon? “Con l’approccio devops (development + operations, ndr), esattamente come fanno Google e Facebook, che continuano a rilasciare aggiornamenti, patch e interfacce senza mai interrompere il servizio”, ha detto Sneddon. “Molti operatori stanno cercando di adattarsi a questo nuovo stato di cose: società come AT&T e Orange per esempio stanno lavorando duro in quest’ottica”.

Il contributo tecnologico sulla disruption – pardon: sulla cohesion – di Juniper Networks arriva specialmente dagli OpenLabs, strutture dislocate su tutto il globo (al momento a Tokyo, Singapore, Amsterdam, Londra, New Jersey, con l’imminente inaugurazione in Silicon Valley) dove si aprono spazi di coworking tra ricercatori, ingegneri, clienti e docenti e studenti universitari, che collaborano per identificare nuove soluzioni in risposta a esigenze specifiche del mercato. “Con un piccolo investimento siamo riusciti a ottenere risultati straordinari”, ha detto Mike Marcellin, Chief Marketing Officer del Gruppo, “riuscendo a catalizzare l’attenzione delle comunità locali, coinvolgendo imprese e atenei in progetti rispetto ai quali tutti hanno da imparare e insegnare qualcosa”. Ma il potenziamento del portafoglio avviene anche attraverso acquisizioni mirate. “Guardiamo sempre alle soluzioni di delivery che aumentino la velocità di distribuzione dei servizi Quest’anno abbiamo acquisito sul fronte dell’optical equipment BTI, specializzata nelle infrastrutture cittadine e nella Cloud connectivity. Non saremo mai grandi operatori ottici, ma ci stiamo creando nicchie in cui avremo la possibilità di differenziare l’offerta. Dopodiché abbiamo comprato Aurrion, che non ha al momento un prodotto specifico, ma effettua attività di R&D sulla fotonica del silicio”.

Tanto più la tecnologia sottostante è avanzata, tanto più semplice deve essere l’esperienza d’uso: “Stiamo per commercializzare un box che una volta ricevuto dal cliente finale gli permetterà di scaricare in automatico la configurazione della rete”, ha detto Manfredoni. “Si inizia banalmente con la connettività, e poi on demand si possono aggiungere firewall, sistemi avanzati di security, acceleratori per il traffico Web, naturalmente lasciando spazio ai prodotti di terze parti. L’importante è non chiudere il cliente attorno a un’unica soluzione. Con la cooperazione e il meglio di tutta l’offerta tecnologica presente nel mercato è l’intero ecosistema a progredire”.

Ma come viene effettivamente percepita questa esigenza dal mercato? A Londra Juniper Networks ha presentato un’indagine condotta da Loudhouse Research per sondare l’atteggiamento dei professionisti IT (800 decisori a cavallo di Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e U.A.E. in società da mille a oltre 5 mila dipendenti) nei confronti dell’adozione di reti aperte e del loro potenziale nel conferire valore al business.

Se l’82% degli intervistati pensa che le nuove necessità dell’azienda comportino altrettante nuove richieste alla rete, creando nuove sfide per la funzione IT, il 93% dichiara che la sua azienda dipende da una infrastruttura di rete innovativa e flessibile per sostenere le performance aziendali nello scenario competitivo odierno. Per il 66% del campione la rete è valutata in base alla efficacia e capacità di rispondere a un ampio ventaglio di bisogni aziendali e non semplicemente sulla base di capacità e performance. L’open networking è sostenuto dall’83% degli intervistati e anche tra coloro che non sono ancora impegnati attivamente in progetti di questo tipo, il 68% prevede un cambio di passo nei prossimi 36 mesi. Gli ostacoli maggiori per l’adozione dell’open networking? Sicurezza e compliance per il 43%, ma nel 34% e nel 32% dei casi si citano la mancanza di competenze specifiche e le difficoltà di integrazione con i sistemi legacy.

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