Revenge porn, l'88% delle italiane consapevole del reato ma c'è ancora reticenza - CorCom

IL FENOMENO

Revenge porn, l’88% delle italiane consapevole del reato ma c’è ancora reticenza

Secondo i risultati di un’indagine di Women for Security solo il 75% delle donne ritiene che la denuncia alle autorità competenti possa essere efficace. Per quasi la metà delle intervistate la prevenzione è la migliore arma di difesa

17 Mar 2021

Domenico Aliperto

Il fenomeno del Revenge Porn, definito anche come “pornografia non consensuale” o “abuso sessuale tramite immagini” è abbastanza conosciuto in Italia, almeno tra la popolazione femminile. L’88% delle persone intervistate in un’indagine qualitativa condotta sul tema da Women for Security (la Community che raggruppa le professioniste italiane della sicurezza cyber) è consapevole che si tratta di un reato. Ma solo il 75% ritiene che la denuncia alle autorità competenti possa essere una difesa efficace. L’obiettivo della ricerca è quello di analizzare la situazione in Italia innalzando il livello di attenzione sul crimine. A rispondere alla survey sono state prevalentemente donne (86%) tra i 40 e i 50 anni (34%) e tra i 25 e i 40 anni (32%).

I risultati della ricerca nel dettaglio

Tra i dati, presentati dalle ricercatrici di Women for Security nel corso del convegno Security Summit Streaming Edition, emerge che il 14% dei rispondenti ha conosciuto almeno una vittima di Revenge Porn, per lo più di sesso femminile; il 2% ammette di essere stato coinvolto personalmente in un episodio di Revenge Porn, ma di aver fatto ricorso alla denuncia solo nel 50% dei casi. La maggior parte degli intervistati – l’86% – ha scelto di non dichiarare l’età della vittima, segno di una certa reticenza a entrare nel merito del fenomeno; l’8% rende nota invece un’età compresa tra i 15 e i 25 anni, il 4% tra i 25 e i 40 anni; l’1% dichiara che la vittima conosciuta aveva meno di 15 anni.

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Quasi la metà degli intervistati (47%) valuta la prevenzione come migliore arma di difesa di questa nuova forma di violenza; seguono le campagne di sensibilizzazione (17%). Il 7% ritiene che dovrebbero essere comminate sanzioni più efficaci.

L’obiettivo di Women for Security

“I dati raccolti con la prima indagine delle Women for Security ci indicano chiaramente che la strada da intraprendere per cercare di arginare il fenomeno del Revenge Porn è l’attivazione di campagne di sensibilizzazione all’utilizzo del digitale”, afferma Cinzia Ercolano, fondatrice di Women For Security. “L’età sempre più bassa delle vittime impone di prestare particolare attenzione alla fascia di popolazione in età scolare, a partire dalla quale è necessario iniziare a fare prevenzione”.

Forte delle diverse professionalità e competenze che la Community raduna in sé – dalla ricerca, alle tecnologie, alla divulgazione scientifica e culturale, agli aspetti legali, alla comunicazione e al marketing – e consapevole del ruolo sempre più attivo della donna nella cyber società, Women for Security si sta già attivando per l’organizzazione di incontri con le scuole e la divulgazione di materiale per aumentare la consapevolezza sul tema del Revenge Porn.

Women For Security è una community nata nel 2020 con il sostegno di Clusit, Associazione per la Sicurezza Informatica in Italia. Obiettivo, mettere a fattor comune le competenze delle professioniste nell’ambito della cyber security, un settore dove la pragmaticità, la capacità di analisi ed il diverso punto di vista dell’altra metà dell’universo apportano un valore aggiunto. Women For Security è aperta a tutte le professioniste che operano nell’ambito della sicurezza informatica e che vogliano confrontarsi in maniera proattiva con le colleghe a livello nazionale. Per partecipare, è richiesta una candidatura con una presentazione e un’idea di lavoro all’interno della community, partendo dalla formazione.

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