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RAEE ECONOMY

Rifiuti elettronici, economia “sommersa” da 62 miliardi di dollari

La cifra è tre volte il valore dell’argento estratto e raffinato. Ed è stimata una crescita record: si passerà da 50 milioni di tonnellate a 120 milioni nel 2050. Eppure in pochi hanno compreso il potenziale. Al via un maxi-progetto in Nigeria che vede in campo il governo. Obiettivo: mettere in “moto” il Paese

25 Gen 2019

Antonio Dini

C’è un tesoro che viene sperperato ogni anno: è la mole di rifiuti elettronici che vengono gettati ogni anno, oggi pari a un valore di circa 62 miliardi di dollari: tre volte il valore dell’argento estratto e raffinato nello stesso arco di tempo. Un patrimonio ancora più ricco se si guardano le proporzioni rispetto ad altri settori dell’economia: il totale dei rifiuti elettronici creati ogni anno crescerà dagli attuali 50 milioni di tonnellate per arrivare a 120 milioni nel 2050. I 62 miliardi sono una opportunità economica.

Per questo, per tutelare l’ambiente ma anche per liberare questa enorme quantità di ricchezza contenuta nelle materie prime riciclabili all’interno dei rifiuti elettronici, e per risolvere una crisi ambientale e di salute pubblica che sta crescendo a ritmi sempre più veloci, l’agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite, la Global Environmental Facility e il governo della Nigeria, assieme a una serie di partner del settore privato raccolti all’interno di Pace, la Piattaforma per accelerare l’economia circolare, stanno lavorando alla realizzazione di un progetto di riciclo e gestione dei rifiuti elettronici in Nigeria. Un progetto di economia circolare che permetta di risolvere due problemi in una volta sola.

La considerazione di base è molto semplice: da un lato, i rifiuti elettronici sono un rischio tremendo per l’ambiente. Crescono sempre di più, portano problemi di salute pubblica e di degrado delle risorse ambientali del pianeta. La loro crescita pare inarrestabile, e nel 2050 si attesterà a quota 120 milioni di tonnellate. Dall’altro, all’interno di questo enorme quantitativo di rifiuti ci cela un enorme valore. In una tonnellata di telefoni cellulari gettati via infatti c’è cento volte più oro puro che in una tonnellata di minerale aurifero. Ogni anno viene riciclato solo il 20% del totale di elettronica e plastica.

La conclusione è che si tratti di una opportunità non solo di fare la cosa giusta ma anche di trovare una nuova fonte di guadagno. Nel rapporto A New Circular Visioni for Electronics, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con la E-Waste Coalition delle Nazioni unite, infatti, si nota che la mole gigantesca di rifiuti elettronici deve essere controllata. Secondo una stima che permetta di mettere in prospettiva le dimensioni del problema, il quantitativo di rifiuti elettronici prodotti ogni anno, pari a 50 milioni di tonnellate è superiore alla somma del peso di tutti gli aerei di linea finora prodotti nella storia dell’aviazione civile.

Un gruppo di aziende che partecipano al progetto Pace, tra le quali Dell, Hp, Microsoft e Philips, lavorano con il Global Environment Facility e il governo Nigeriano per creare una industria del riciclo in Nigeria. Un primo investimento di 15 milioni di dollari ai quali seguiranno altri investimenti, e che vedono anche il coinvolgimento del World Economic Forum, permetterà di realizzare una economia del riciclo in Nigeria che darà lavoro direttamente e indirettamente a circa 100mila persone, sbloccando una crescita economica inedita e creando allo stesso tempo un ambiente di lavoro sicuro e di qualità accettabile per un buon numero di lavoratori locali.

Nel resto del mondo sette agenzie e organizzazioni internazionali che fanno parte delle Nazioni unite si sono unite, con il supporto del World Economic Forum e del World Business Council for Sustainable Development per creare una strategia di crescita sostenibile basata su logiche della economia circolare attorno al problema dei rifiuti elettronici. L’idea di fondo è di cambiare il punto di vista nella considerazione e gestione del problema e dei rifiuti stessi, con la collaborazione dei big dell’elettronica mondiale ma anche con le piccole e medie aziende dell’ecosistema tecnologico, con le associazioni e sindacati, le organizzazioni della società civile, le università e altri soggetti e stakeholder per riuscire a cambiare il funzionamento dell’intero sistema di produzione e gestione degli apparecchi elettronici che poi vengono rottamati e generano i pericolosi e inquinanti rifiuti elettronici.

L’obiettivo è di raggiungere un punto di equilibrio che permetta di fornire tecnologie da quarta rivoluzione industriale per l’economia circolare e il riciclo capaci di assorbire all’interno di una “internet dei materiali” i rifiuti elettronici per recuperare e riciclare più facilmente i beni. Questo sia per quanto riguarda gli apparecchi elettronici comprati dai consumatori del mercato B2C che per quelli che vengono invece acquistati dalle aziende come investimenti e spese di capitale. Proprio la Capital Equipment Coalition ha pubblicato un report nel quale si spiega che le apparecchiature di questo settore sono molto più grandi e costose, e assorbono ogni anno più della metà dei metalli estratti e prodotti sul nostro pianeta.

Le iniziative fanno parte di un più ambizioso piano di economia circolare al quale lavorano vari soggetti inclusi la coalizione Pace, che mirano a creare una economia circolare anche nel settore dell’alimentazione e nell’economia dei materiali plastici. Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, il potenziale della economia circolare nel settore alimentare è di 2.700 miliardi di dollari e permetterebbe di evitare più di cinque milioni di morti all’anno. Invece sul fronte della Global Plastics Action Partnership lanciata lo scorso settembre, è in dirittura di arrivo la prima partnership con uno stato sovrano: l’Indonesia. Dopo una fase sperimentale l’obiettivo, secondo quanto deciso nell’edizione del 2018 del World Economic Forum, è di procedere aumentando l’efficacia del programma centrandolo in un hub all’Aja.

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