LO SCANDALO

Rivendevano i dati dei clienti: Amazon licenzia i dipendenti “infedeli”

Il raggiro consisteva nel condividere con terze parti gli indirizzi e-mail e i numeri di telefono di un numero imprecisato di utenti della piattaforma di e-commerce. Ancora in corso le indagini

13 Gen 2020

Antonio Dini

Un altro caso di accesso improprio dei dati dei clienti da parte dei dipendenti rivelato da Amazon con una e-mail. Il colosso dell’e-commerce ha infatti comunicato di aver licenziato “numerosi dipendenti” per aver avuto un accesso non appropriato ai dati di alcuni clienti e averli condivisi con dei venditori sul marketplace in violazione delle policy aziendali e delle norme sulla privacy.

L’azienda ha dichiarato nei giorni scorsi con una e-mail inviata a un numero imprecisato di clienti che “le persone responsabili per questo incidente sono state licenziate e stiamo aiutando le forze dell’ordine nelle loro azioni penali”.

Secondo l’azienda sono stati condivisi solo indirizzi e-mail e numeri di telefono di alcuni clienti, e nessun’altra informazione. L’azienda non ha dichiarato quante persone sono state licenziate, il numero dei clienti i cui dati sono stati condivisi e perché le informazioni sono state condivise con delle terze parti.

Nei giorni scorsi Amazon aveva anche detto di aver licenziato quattro dipendenti di Ring, società controllata dall’azienda, per aver avuto un accesso abusivo ai feed video dei clienti. Dopo aver licenziato i quattro dipendenti, Amazon ha detto che adesso Ring limita l’accesso a questi dati “a un numero di dipendenti molto più ristretto” e che continuerà a rivedere gli accessi di chi ha il potere per effettuarli e “se continuano ad avere bisogno di un accesso alle informazioni dei clienti”.

Amazon ha riconosciuto anche che l’incidente accaduto nei giorni scorsi, per cui sono stati licenziati i dipendenti che hanno condiviso alcune informazioni dei clienti con terze parti commerciali, è simile a uno che era già accaduto nel 2018. A ottobre di quell’anno infatti venne licenziato un dipendente di Amazon che aveva condiviso gli indirizzi e-mail di un certo numero di clienti con una terza parte commerciale. A novembre dello stesso anno Amazon aveva riportato un altro “incidente”, questa volta causato da un “errore tecnico”, in cui un numero imprecisato di nomi utenti e indirizzi e-mail di clienti erano stati resi momentaneamente pubblici.

I rivenditori terzi sono diventati nel tempo sempre più importanti per Amazon. Sul marketplace dell’azienda infatti Amazon lascia che siano singole aziende a mostrare e vendere i propri prodotti, sui quali Amazon prende solo una commissione di vendita ed eventualmente gestisce lo stoccaggio nei suoi centri e la logistica della consegna.

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