Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Rivoluzione Bpm. Una regia oltre la sopravvivenza

18 Mag 2009

La situazione attuale impone alle imprese di ottimizzare i processi
per poter tenere sotto controllo i costi e reagire rapidamente agli
eventi esterni. Bisogna evitare l’errore di effettuare tagli
indiscriminati, avverte Michele Cantara, Vice President della
ricerca Gartner: “Quando le aziende entrano in una modalità di
sopravvivenza, tendono ridurre i finanziamenti ai progetti per
diminuire i costi e poter garantire i guadagni promessi. Questo
approccio rischia però di mettere in crisi i processi critici per
il business e di fatto finisce per costare ancora di più
all’azienda. Mentre l’adozione del business process management
(Bpm), rendendo visibili i processi, aiuta le aziende ad effettuare
i tagli delle spese con precisione chirurgica”. Le imprese
italiane sembra stiano seguendo questo consiglio.
Secondo Fabio Rizzotto, Research Director di Idc, lo dimostra la
crescita fra l’8 e il 10%, che risulta dai dati preliminari sul
mercato IT aggiornati a fine marzo, del software middlware come
Bpm, integration server, process automation. “Le aziende
attribuiscono un valore notevole a questi strumenti; nonostante la
crisi non investono solo per la sopravvivenza, ma si preparano a
competere su mercati sempre più in movimento – sostiene Rizzotto
-. Progetti come il Bpm sono oggi appannaggio soprattutto delle
grandi realtà dove c’è molto legacy e molto spazio di
miglioramento; in termini di settori sono interessati soprattutto
il finance e la Pubblica amministrazione, dove si sta lavorando
molto anche sulla Soa, con l’obiettivo di garantire
l’interoperabilità fra amministrazioni”.Il mercato del
middleware e application infrastructure (Aim), una torta 15
miliardi di dollari, tiene nel suo complesso anche a livello
mondiale; secondo i dati Gartner, è cresciuto lo scorso anno poco
meno del 7% rallentando però la crescita a due cifre degli ultimi
tre anni, mentre si prevede un andamento piatto o un lieve
decremento per il 2009, come conseguenza del rallentamento indotto
dalla crisi economica e dal clima di attesa generato
dall’acquisizione di Bea da parte di Oracle.
Ma, secondo Cantara, un terzo delle imprese prevede di aumentare
gli investimenti in quest’area tecnologica, che consente di
rendere visibili i processi aziendali sia ai dirigenti aziendali
sia all’IT, aiutandoli a lavorare insieme e di mettere in atto i
processi di cambiamento in modo più rapido ed efficace. “Il tema
del Bpm nasce perché ci si rende conto che le aziende hanno molto
lavorato su tool centrati sui sistemi, come i software di
integrazione destinati ad automatizzare le applicazioni e i
processi a livello infrastrutturale – spiega Rizzotto -. Il Bpm,
nella visione di Idc, sale invece verso i processi gestiti dalle
persone per portare valore nella modalità in cui si lavora”.
L’impostazione attuale prevede che siano gli stessi utenti a fare
la richiesta affinché l’applicazione esegua un certo compito.
“Ma è chiaro che in molti casi, in particolare quelli che
riguardano la gestione del rischio e i servizi ai clienti, questo
approccio non è più adeguato – sostiene Maureen Fleming, program
director, Bpm and Middleware di Idc -. Il nuovo paradigma richiede
un approccio event driven, che segnali agli utenti quando hanno
bisogno di eseguire una certe azione”. Opera in questa direzione
il software Complex Event Processing (CEP), che consente di
automatizzare il processo e di verificarne la performance.Un
esempio è l’automatizzazione della concessione di un mutuo
bancario che incorpora le verifiche necessarie condotte
dall’esperto di prestiti. “Potrebbe essere lo stesso cliente ad
attivare attraverso il Web il processo che automaticamente va a
catturare le informazioni correlate, in 10 minuti anziché in tre
settimane”, suggerisce Ken Vollmer, Principal Analyst di
Forrester . Sul versante dell’offerta il mercato è molto
concentrato: ai primi 5 competitor (Ibm, Oracle-Bea, Microsoft,
Software Ag e Tibco) va oltre il 50% del mercato. Ma accanto ai
grandi vendor c’è spazio, secondo Rizzotto, per fornitori
specializzati internazionali ed italiani.