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AGRICOLTURA 4.0

Rivoluzione IoT nel mondo del vino. Ecco i progetti made in Italy

A Vinitaly le iniziative sviluppate nell’ambito del programma Internet of Food & Farm 2020 della Ue: sensori in cantina per la certificazione dei prodotti, strumenti per migliorare la qualità della vinificazione e per la produzione dell’uva da tavola. L’esperto Attilio Scienza: “Digitale rivoluzionario come lo fu la scoperta della fillossera”

17 Apr 2018

Federica Meta

Giornalista

L’IoT conquista il settore vitivinicolo. Vinitaly è stata l’occasione per presentare progetti per lo sviluppo dell’Internet of Things (IoT) nel mondo della vite e del vino che spaziano dalla gestione del vigneto ai processi di vinificazione e certificazione, fino alla comunicazione della cantina. Le iniziative si inseriscono nell’ambito dell’Internet of Food & Farm 2020 (IoF2020), il progetto europeo finalizzato all’implementazione su larga scala dell’utilizzo delle tecnologie informatiche nel settore agro-alimentare che conta già complessivamente 19 progetti sparsi per l’Europa.

Con un costo complessivo di 35 milioni di euro, di cui 30 milioni cofinanziati dall’Ue, IoF2020 conta più di 70 partner da 14 Paesi Ue e coinvolge tutti gli attori della filiera alimentare, dagli agricoltori alle cooperative, dai fornitori di attrezzatura e logistica alle aziende di trasformazione, alle associazioni di consumatori, inclusi i programmatori di Ict. Cinque gli ambiti tematici del progetto di innovazione tecnologica – frutticoltura, orticoltura, allevamento, seminativo e lattiero-caseario – volto al miglioramento della produttività e della sostenibilità nel settore dell’agricoltura e del cibo

Tre, nello specifico, le case history illustrate nel corso del Salone mondiale su vino e distillati alla Fiera di Verona. L’idea che accomuna le iniziative è di sfruttare l’innovazione digitale di un fenomeno, quello dell’Internet delle Cose, sempre più diffuso nel mondo, dove si stima un giro d’affari di 3mila miliardi di dollari entro il 2020 (rilevazioni Gartner, Idc e McKinsey), e che solo in Italia vale 2,8 miliardi di euro (dati 2016, Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano).

Prevede, in particolare, un mix di realtà aumentata, realtà virtuale e sensori sofisticati in vigna e in vasca il caso studio IoT come strumento di certificazione e di comunicazione della cantina di Valoritalia, che verrà sviluppato in tre aziende biologiche presenti in Franciacorta, a Trento e nelle Marche.

“Con questo progetto – spiega Matteo Balderacchi di Valoritalia – potremmo superare l’era dei fascicoli cartacei e delle misurazioni manuali, dotando l’ispettore di strumenti hi-tech costantemente connessi con il Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) e con i sensori posizionati in cantina, in modo da consultare immediatamente i fascicoli, avere una mappatura precisa della cantina e conoscere tutte le informazioni necessarie per verificare la tracciabilità delle partite”.

Con la realtà virtuale, inoltre, sarà possibile migliorare il processo di formazione, perché questo sistema consente di fare visite guidate in cantina e di avere a disposizione tutte le tipologie di vasche e barrique, rimanendo fisicamente in ufficio e consentendo quindi un notevole risparmio di tempo e denaro.

Sono invece nuovi sistemi tecnologici per migliorare l’analisi del vino durante la vinificazione e il controllo della temperatura nel trasporto, quelli sviluppati dal cluster di aziende italiane formato da Vinidea e Isvea per il progetto IoT per la gestione del vigneto, dei processi di vinificazione e come controllo nelle fasi di trasporto. Un’innovazione che, nell’ultimo caso, prevede un test di laboratorio in grado di determinare la specifica sensibilità alle elevate temperature di trasporto e stoccaggio per ogni lotto di vino e un dispositivo ad uso singolo, da inserire in un cartone all’atto della spedizione, capace di registrare continuamente la temperatura e inviare autonomamente i dati al mittente del carico senza richiedere nessun intervento umano.

“Per quanto riguarda la vinificazione – spiega Gianni Trioli di Vinidea – stiamo sviluppando un sistema in grado di effettuare controlli analitici molto frequenti, cosa che gli attuali sistemi non permettono, che prevedono una lettura dello spettro infrarosso del vino in cantina, l’invio dei dati grezzi al Cloud e il ritorno dei dati analitici necessari in tempo reale”.

Guarda infine all’implementazione delle tecnologie IoT nella gestione della produzione dell’uva da tavola il caso studio elaborato da un’esperienza italiana (uva da tavola in biologico) e una greca (uva da tavola in integrato), sotto la responsabilità dell’International Centre for Advanced Mediterranean Studies di Bari. “Alla base del progetto – precisa Vincenzo Verrastro del CIHEAM Bari – un prototipo di DSS (Decision Support System) in grado di adattarsi con velocità ad ogni cambiamento climatico e fisiologico del “sistema vigneto da tavola”, attraverso stazioni metereologiche di alta precisione, e di fornire le più importanti informazioni al produttore, come la tempistica delle irrigazioni e il corretto utilizzo dell’acqua, nonché il controllo dell’evoluzione della maturazione del prodotto fresco durante la sua fase di commercializzazione, attraverso l’uso combinato di atmosfera controllata e etichette innovative in grado garantire gli scambi gassosi tra interno ed esterno”.

Secondo Attilio Scienza, professore di viticoltura ed Enologia all’Università di Milano, con l’Internet of Things siamo di fronte a una rivoluzione nel settore vitivinicolo. Se la prima è stata con l’arrivo della fillossera, la seconda, dopo più di 100 anni, è quella del digitale. E questa volta nessuna parte della filiera ne è esclusa, dalla produzione al consumo, attraverso un sistema fortemente connesso e agevolato dalla diffusione degli smartphone”.

Il processo non è senza ostacoli. “La viticoltura italiana ha una forte parcellizzazione dei vigneti e una classe agricola anziana, che raramente va d’accordo con le nuove tecnologie – spiega Scienza – Dobbiamo dunque coinvolgere la cooperazione, che deve spingere verso questo cambiamento digitale e i contoterzisti, perché sono in grado di gestire le tecnologie complesse. Nei prossimi anni il prezzo medio del vino non aumenterà, per cui l’unica possibilità per i viticoltori è aumentare la produttività, ridurre i costi, rendere le aziende più efficienti, anche grazie all’Internet delle Cose”.

Grazie alla sua crescente capacità di raccogliere e rielaborare in maniera continua grandi quantità di dati, l’IoT si è infatti già inserito nel settore agricolo e vitivinicolo per ottimizzare la produzione su obiettivi specifici, per adeguare la coltivazione alle peculiarità delle vendemmie e per massimizzare le prestazioni agroeconomiche del vigneto a fronte delle osservazioni in campo. In Francia, l’utilizzo dell’IoT per la mappatura del vigore vegetativo ha consentito di risparmiare dal 10 al 30% sui costi per la fertilizzazione (regione di Bordeaux) e migliorato l’efficienza nella selezione dei lotti, con l’attribuzione del rosé a quelli con maggior vigore, dei rossi corposi a quelli a vigore moderato, e dei rossi fruttati a quelli minore vigore vegetativo (zona Languedoc).

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