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Roggero (Fujitsu): “In Italia innovazione penalizzata”

Il numero uno dell’azienda punta il dito contro la mancanza di una vision di sistema e il perdurare dell’in-house: “Spreco di risorse e qualità non garantita”. E il Paese rischia la desertificazione: “Le multinazionali non investono più”

30 Nov 2010

“Se l’Italia non cambia modo di fare rischia non solo di
aumentare il gap con gli altri Paesi, ma di impantanarsi”.
Pierfilippo Roggero, presidente e Ad di Fujitsu Technology
Solutions Italia nonché senior vice president Southern and Western
Europe, punta il dito contro la “mancanza di una vision Paese
sull’innovazione” e il perdurare del ricorso all’in-house per
la gestione dei servizi Ict da parte della PA “che non solo non
offre alcuna garanzia di qualità, ma grava sulle casse pubbliche
del Paese”.

E come se non bastasse “si sta facendo di tutto per scoraggiare
gli investimenti esteri, in particolare da parte delle
multinazionali abituate a operare in contesti di certezza normativa
e procedurale”. “Basta guardare a cosa accade con le gare:
bandi ‘fumosi’, sotto il profilo della forma e della sostanza
che rappresentano il preambolo a successive modifiche in corso
d’opera. Per non parlare delle clausole sulle rescissioni e sui
rinnovi. Insomma un distastro”, sottolinea il numero uno di
Fujitsu facendo un chiaro riferimento alla gara IT di Ferrovie che
ha comportato l’uscita di scena delle tre cordate
internazionali.

E ora ci mancava pure l’annunciata crisi di governo ad aggiungere
altra carne sul fuoco: “Molti progetti rischiano di bloccarsi, è
evidente”, sottolinea Roggero. “Ma il punto è un altro: c’è
la crisi, non ci sono soldi, non si riesce neanche a garantire la
copertura in Finanziaria. Eppure le risorse ci sarebbero. Ma si
marcia in direzione opposta. Parliamoci chiaro, le strade sono due:
o si aumenta la pressione fiscale o si riduce la spesa pubblica. E
per ridurre la spesa pubblica è evidente che bisogna intervenire
sui processi. E per intervenire sui processi l’unica chiave è
agire sui benefici derivanti dall’innovazione tecnologica”.
Basti pensare – dice Roggero dati alla mano – che fatturazione
elettronica, e-health e outsourcing delle attività IT “avrebbero
un impatto sul Pil nell’ordine di tre punti percentuali”.

L’affidamento in outsourcing dei servizi ad aziende private
consentirebbe inoltre di attirare i capitali esteri : “L’Italia
è l’unico Paese in Europa che si ostina a non affidare a
società dotate di competenze e professionalità la gestione di
servizi ‘non-core’, come quelli che riguardano le attività
Ict. Si preferisce fare tutto in casa con la conseguenza che se ci
sono pecche sul fronte della qualità oltre che auto-incolparsi non
si può fare molto altro. Se si appaltassero i servizi
all’esterno si potrebbe invece contare sul service level
agreement e imporre penali laddove le cose non dovessero
funzionare. Il tutto a fronte di recupero di risorse da destinare
ad attività più funzionali alla missione pubblica”.

Il j’accuse di Roggero è soprattutto nei confronti del
Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Il ministro per la
PA e Innovazione Renato Brunetta si è speso molto a favore
dell’innovazione e ha messo in campo molti progetti. Ma un solo
ministro non può farcela e soprattutto non si può continuare a
ragionare in un’ottica di breve periodo. La verità è che il
Presidente del Consiglio non ha una sua vision sull’innovazione,
non la ritiene strategica e ciò ha impattato sul programma di
governo e sul reperimento dei fondi”.
E ha impattato pure sulle strategie delle multinazionali
dell’Ict: “Molte hanno già chiuso uffici concentrandosi su
altri Paesi. E ciò rappresenta un serio campanello di allarme.
Peccato che nessuno se ne accorge. Le fuoriuscite da Assinform sono
il segnale che il comparto non è in grado di farsi riconoscere il
giusto valore. E si rischia la desertificazione”.

La stessa Fujitsu ha già deciso di bloccare gli investimenti nel
nostro Paese orientando la bussola oltreconfine, in particolare
verso Olanda e Francia. “In Francia la pressione fiscale è più
alta che in Italia ma la pubblica amministrazione è orientata
sull’outsourcing di molte attività ad aziende private, quindi il
contesto per aziende come la nostra è decisamente più
favorevole”, conclude Roggero.