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Samsung: ancora perquisizoni nella sede di Seul, si allarga lo scandalo “Sciamana”

Nel mirino della Procura locale le pressioni del governo sudcoreano sulle grandi aziende. La compagnia avrebbe finanziato una società controllata da Choi Soon-sil, consigliera vicina alla presidentessa Park Geun-hye, meglio conosciuta come la Sciamana

24 Nov 2016

Patrizia Licata

La sede centrale di Samsung, a Seul, è stata di nuovo perquisita dalla Procura sudcoreana: il colosso dell’elettronica è finito nella maxi inchiesta su un presunto gravissimo caso di corruzione che rischia di travolgere il capo dello Stato Park Geun-hye.

L’ipotesi dell’accusa è che Samsung abbia pagato Choi Soon-sil, la controversa amica della presidente legata a un potente gruppo sciamanico, per riuscire a ottenere l’approvazione per una fusione lo scorso anno, quella tra le sue due affiliate Samsung C&T e Cheil Industriess.

I procuratori hanno perquisito in contemporanea agli uffici Samsung diversi uffici del NPS, il ricco fondo pensionistico che gestisce 543mila miliardi di won (461 miliardi di dollari), terzo al mondo per valore in questo settore, e che ha ingenti investimenti in diversi gruppi industriali del paese. Il NPS è gestito dal ministero del Welfare, guidato da un ministro molto vicino alla Park, e l’anno scorso è stato decisivo nel portare alla decisione di fondere Samsung C&T e Cheil Industriess. Questo merger è stato considerato un passo fondamentale verso un cambio generazionale nel gruppo sudcoreano: le leve del potere sono passate al capofila della terza generazione della famiglia, il vice-chairman Lee Jae-yong. Contro l’accordo si era schierato invece l’hedge fund statunitense Elliott Management, che controlla lo 0,62% del gruppo.

Non è chiaro se le perquisizioni negli uffici di Samsung e NPS siano collegate col merger: Samsung non ha commentato, ma l’agenzia di stampa Yonhap ha scritto che i funzionari della Procura hanno perquisito l’Ufficio strategie del “chaebol” (conglomerato commercial-industriale), che sovrintende alle decisioni principali del gruppo sudcoreano, e che le perquisizioni hanno a che fare con la fusione.

Il Wall Street Journal riporta che le perquisizioni hanno interessato pure l’ufficio di Hong Wan-sun, chief investment officer del NPS dal 2013 a inizio 2016 e anche lui uno dei principali sostenitori del merger.

L’inchiesta su Samsung è parte di uno scandalo molto più vasto. La Park, primo presidente coreano a essere raggiunto da accuse formali, rischia la destituzione e si trova oggi ai livelli di consenso più bassi bassi per un capo di Stato in Corea del Sud. Gli accusatori lavorano sull’ipotesi che la presidente sia collusa con la Choi, sua vicina assistente e già raggiunta da avviso di garanzia, che avrebbe usato la sua influenza per estorcere denaro alle maggiori aziende del Paese, non solo Samsung ma anche Hyundai e LG.

Lo schema corruttivo sul quale la Procura indaga avrebbe coinvolto tutti i grandi gruppi sud-coreani che la Choi avrebbe indotto a versare denaro a due fondazioni che l’accusa ritiene siano state controllate dall’amica della presidente. I capi di Hyundai, LG e SK sono stati chiamati in Procura a dare una loro versione dei fatti. Quanto a Samsung, nelle scorse settimane gli inquirenti hanno prelevato documenti anche dai suoi uffici di Gangnam e da una affiliata per la pubblicità e interrogato diversi top manager del gruppo, compreso Lee.

La presidente, pur chiedendo scusa per lo scandalo, ha finora negato le accuse, definendole una “fantasia”.

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