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IL CASO

Samsung ci riprova col Galaxy Fold, lo smartphone “pieghevole”

Il lancio è già stato rimandato più volte, ma ora la soluzione per migliorare l’affidabilità del device sembra a portata di mano. Ma i “guai” non sono finiti: si profila una sanzione record dall’antitrust russo

17 Mag 2019

A. S.

Mi piego e forse non mi spezzo. Samsung potrebbe aver trovato una soluzione al problema che ha piagato la prima generazione – praticamente dei prototipi – dei suoi smartphone pieghevoli. Una generazione con display capaci di flettersi e ripiegarsi in due, ma con un meccanismo di attuazione che non è stato perfezionato e che ha portato alla rottura delle scocche e dei display stessi. Soluzione? Forse Samsung ne ha trovata una per i suoi Galaxy Fold, il cui lancio è stato più volte rinviato. Intanto però arrivano brutte notizie da Mosca.

Secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia di informazioni russa Ria, l’antitrust russo starebbe per mandare il verbale di una multa record alla casa coreana per i prezzi dei telefoni. L’ente di Putin che vigila sul corretto andamento del mercato sarebbe infatti giunto alla conclusione che Samsung avrebbe illegalmente supportato il prezzo finale dei suoi smartphone e tablet, al fine di mettere fuori mercato la concorrenza. Cartellino rosso praticamente fuori dal taschino del regolatore e verbale record pronto per essere mandato da Mosca a Seul con raccomandata con ricevuta di ritorno.

Ma se le multe di questo tipo di solito non scuotono la fiducia che i mercati hanno nei colossi hi-tech (vengono percepiti più come un “costo per fare business” che non per una vera sanzione, come dimostrano i casi di Apple, Facebook, Google, Microsoft e Qualcomm in passato) a creare più problemi sono gli errori di lancio dei prodotti. E quello del Galaxy Fold si può definire tranquillamente un errore piuttosto grosso.

Gli esemplari inviati ai giornalisti erano telefoni di pre-produzione: non prototipi ma semplicemente pezzi fabbricati prima di iniziare la produzione in massa vera e propria. E uno dopo l’altro si sono spezzati tra le mani di quelli che avrebbero dovuto recensirli, preparando il mercato alla più importante scommessa commerciale dell’azienda coreana: un trionfo tecnologico che non è stato ancora raggiunto dai produttori occidentali.

Tuttavia, i problemi di rottura hanno bloccato (formalmente “rinviato”) la consegna dei primi apparecchi, il cui costo partiva da quasi duemila euro, a data da destinarsi. Adesso però secondo la stampa sudcoreana Samsung avrebbe trovato la quadra, cioè un progetto e un processo di produzione capaci di realizzare apparecchi che non si rompono.

Le consegne previste per lo scorso 26 aprile ovviamente non ci sono state, mentre gli ingegneri coreani hanno fatto le ore piccole per settimane ma sarebbero riusciti a riprogettare la scocca e ingegnerizzare di nuovo il meccanismo di apertura-chiusura, in maniera tale da poter utilizzare il telefono senza romperlo. I primi apparecchi sarebbero in test dalle tre grandi compagnie telefoniche coreane.

La soluzione utilizzata per superare i problemi della prima generazione sarebbe sostanzialmente un cambiamento nell’organizzazione delle componenti già esistenti. La pellicola che copre la superficie dello schermo, e che molto giornalisti avevano tolto pensando fosse una semplice plastica protettiva, aveva la missione di irrigidire e rendere più resistente lo schermo del telefono, ma poteva portare a rotture della scocca. Spostandola al di sotto della scocca esterna e in posizione diversa rispetto allo schermo, i problemi sarebbero stati tutti risolti.

Secondo quanto raccolto dalla testata americana Cnbc, Samsung starebbe per annunciare la nuova data di rilascio del Galaxy Fold, con una serie anche di altre piccole migliorie e accorgimenti per limitare il rischio di rotture accidentali da parte dei clienti nell’uso pressoché normale dell’apparecchio: apertura e chiusura per telefonare, ad esempio.

Samsung ha dichiarato che onorerà tutti gli ordini che verranno confermati dai clienti se la spedizione avverrà dopo il 31 maggio.

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