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LA TRIMESTRALE

Samsung trainata dai microchip: utili record a +42,8%

Superate le attese degli analisti e la “batosta Note 7”: è il miglior risultato da settembre 2013. A Seoul prima udienza per il Vp Lee Jae-Yong, accusato di corruzione nello scandalo che ha portato alla destituzione dell’ex presidente della Repubblica Park Geun-Hye

07 Apr 2017

A.S.

Utili operativi a 9.900 miliardi di won, pari a 8,76 miliardi di dollari, con un +48,2% anno su anno. Sono le previsioni di Samsung electronics, contenute nelle comunicazioni alle autorità di vigilanza, per il primo trimestre 2017: un risultato record che batte le attese degli analisti, che ipotizzavano un utile netto di 9.500 miliardi di won. A trainare i risultati del colosso Sudcoreano, reduce dal flop del Galaxy Note 7, ritirato dal mercato dopo che diversi esemplari avevano preso fuoco durante la fase di ricarica, è il settore dei microchip. Rimangono invece stabili le attese sulle vendite, che dovrebbero ammontare, da gennaio a marzo, a 50mila miliardi di won, con una crescita del +0,44%. Per entrare più nello specifico delle performance dei vari comparti dell’azienda, però, bisognerà attendere la fine del mese, quando Samsung presenterà ufficialmente al mercato i risultati del trimestre.

Il risultato è ancor più significativo se si considera che, oltre alla vicenda del Note 7, la società ha dovuta affrontare un altro duro colpo, l’arresto del vicepresidente ed erede della famiglia che controlla l’azienda, Lee Jae-Yong, accusato di corruzione e coinvolto nello scandalo che ha portato alla recente destituzione della ex presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye.

Proprio oggi si è svolta la prima udienza del processo per Lee Jae-Yong alla corte centrale distrettuale di Seoul, per la quale Lee è stato condotto in manette in aula insieme ad altri quattro senior executive del gruppo. Il manager, arrestato a febbraio, avrebbe promesso o versato 43,3 miliardi di won (38,3 milioni di dollari) a Choi Soon-sil, confidente e “sciamana” di Park, al fine di ottenere il sostegno del fondo pensione pubblico al piano di riassetto intragruppo il cui scopo era di rafforzare il controllo di Lee sulla catena di comando. Sul totale, 20,4 miliardi di won sarebbero finiti a Mir e K Sports, fondazioni riconducibili a Choi. L’ex presidente della repubblica è accusata di collusione nello schema di pressing sulle imprese, costrette a “donare” 77,4 miliardi di dollari alle due fondazioni. Lee, modificando la versione iniziale, ha affermato di non aver avuto altra scelta sui versamenti.