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L'INTERVISTA

San Martino (MicroStrategy): “Per l’Italia si apre la sfida dell’intelligent enterprise”

Il country manager: “I tempi sono ormai maturi per il passaggio alle strategie data driven. Emerge il bisogno di dati aggregati, consultabili con semplicità e in tempo reale, per orientare al meglio i decision maker e aumentare la competitività”

16 Apr 2018

Antonello Salerno

giornalista

Mettere a disposizione su un’unica piattaforma, semplice da utilizzare anche perché basata su presentazioni grafiche intuitive, tutti i dati di cui hanno bisogno i decison maker , che si tratti di manager di aziende o di amministratori pubblici, per orientare al meglio e in tempo reale le proprie scelte. E’ la missione di MicroStrategy, società specializzata in enterprise analytics e software in mobilità, che oggi ha tenuto a Roma una delle tappe dei propri “symposium” dedicati all’intelligent enterprise, per presentare al mercato locale la propria offerta e una serie di case history di successo in un contesto italiano che si sta rapidamente evolvendo. Lo conferma in un’intervista a CorCom Carlo San Martino, general manager della multinazionale per l’Italia: “Se a livello globale diversi paesi sono più avanti di noi, e se anche nel consto europeo realtà come la Francia o in senso più ampio il Regno Unito hanno abbracciato prima queste nuove tecnologie, l’Italia ha comunque iniziato a muovere i propri passi. Noi forse per un fattore culturale seguiamo gli early adopter con un pochino di ritardo, siamo più laggards che leader nel processo di trasformazione digitale: ma è anche vero che non si può e non si deve generalizzare,  e che nel Paese di ci sono punte di eccellenza, aziende italiane che sono state in grado di precorrere i tempi.

San Martino, quali sono le richieste principali che vengono di clienti sui data analytics? Dovete ancora fare da digital evangelist?

Gli scenari sono molto variegati. Dipende certo dalle aziende, ma molto anche dalle persone. Se si trova l’azienda con il gruppo dedicato all’innovazione ‘open minded’, tutto è perfetto, perché a quel punto sono loro a trainare, e noi con tutte le nostre esperienze internazionali possiamo aiutarli, in una sorta di circolo virtuoso. A volte invece dobbiamo essere noi a far capire quello che potrebbero ottenere introducendo un po’ d’innovazione; se siamo convincenti i nostri interlocutori dovranno poi fare da evangelist all’interno delle loro aziende,  per mettere in moto tutti i processi aziendali necessari: ottenere il budget, avere tutti gli stakeholder on board. E’ un processo non immediato, e spesso la scintilla si accende con le persone. Quanto alle richieste “più in voga”, si sta sempre più velocemente facendo strada quella dell’analisi dei dati in real time, insieme alle tecnologie legati ai dati provenienti dal mondo IoT.

Quali sono i primi passi che deve compiere un’azienda che si affaccia ora per la prima volta sul mondo della digital transformation?

Secondo la nostra “mappa dell’intelligent enterprise”, la prima cosa da fare è capire dove ci si trova, perché spesso e volentieri alcuni aspetti infrastrutturali e organizzativi sono già presenti in azienda e magari non vengono pienamente sfruttati. Si deve fare un assessment di quello che c’è già, di che tipo di esigenze hanno i vari attori che prendono parte alla vita aziendale, sia interni sia esterni, e da lì poi iniziare a creare un percorso per strutturarsi come intelligent enterprise: quindi sfruttare al massimo i dati a tutti i livelli, per diventare veramente data driven e guadagnare quel vantaggio competitivo fondamentale per stare con successo sul mercato.

Una caratteristica del mercato italiano è di essere formato soprattutto da Pmi. Quali opportunità e quali problemi si trovano ad affrontare con la digital tranformation?

I piccoli hanno da una parte il vantaggio dell’agilità, mentre dall’altra hanno un problema di disponibilità di risorse. Un esempio su tutti, attuale, è la Gdpr, che non fa nessuna distinzione tra la mega azienda e il piccolo imprenditorie, con i costi che per i più piccoli possono essere abbastanza difficili da sostenere. Ma in Italia oltre ad avere il vantaggio dell’agilità i piccoli hanno spesso dalla loro la qualità della produzione, un’eccellenza che viene loro riconosciuta, ad esempio nel campo dell’artigianato, e questo può aiutarle a sposare l’innovazione pur con tutte le difficoltà del caso.

Come impatta la Gdpr sul vostro business?

Noi siamo impattati solo parzialmente, perché forniamo una piattaforma stile “tavola bianca”, su cui poi il cliente può costruire quello che vuole. La nostra piattaforma può sicuramente servire nell’ambito del Gdpr per soddisfare tutte le esigenze legate alla reportistica, per fornire la documentazione ad esempio su chi ha accesso ai dati, però siamo abbastanza marginali nel processo della Gdpr. Al nostro interno,  ovviamente ci siamo adeguati, anche se in realtà noi vendiamo un software al cliente, ma non abbiamo i suoi dati, e proprio per questo l’impatto è stato marginale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonello Salerno
giornalista

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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