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Sanità: con il digitale risparmi per 1 mld all’anno, spinta dall’Health Care IoT

Le stime sono della divisione medicale del colosso Usa. Si apre l’era dell’Internet of Things negli ospedali: sensori, app e monitoraggio da remoto per fornire in continuo informazioni cliniche, ma anche i dati in cloud per l’accesso ai dati del paziente

Pubblicato il 22 Gen 2018

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Innovazione tecnologica e un sistema di governance più efficace, che ne premi l’implementazione sul territorio. È questa la ricetta presentata da Ge Healthcare, divisione medicale di General Electric, per un Sistema sanitario nazionale più sostenibile, in grado di affrontare le sfide del futuro: invecchiamento della popolazione e crescita del numero di malati cronici, terapie più complesse e costose, necessità di ottimizzare la spesa e migliorare gli esiti clinici per i pazienti. Secondo l’edizione 2017 del Memorandum per la Sostenibilità del Sistema sanitario nazionale infatti, un’applicazione ottimale dei sistemi di sanità digitale a livello ospedaliero che generi un miglioramento del solo 1% di efficienza porterebbe un risparmio di oltre 1 miliardo di euro all’anno.

Secondo i dati dell’Osservatorio Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, nel 2016 in Italia la spesa sanitaria totale (pubblica e privata) si attestava al 9,2% del Pil, rispetto a una media europea del 9,4%. Restringendo l’analisi alla spesa pubblica, in Italia quella per la sanità è del 14% sul totale, una percentuale inferiore rispetto alla media europea (15,2%) anche in questo caso. Eppure, dal 2013 a oggi, la spesa sanitaria in termini nominali è aumentata, passando da 143,6 miliardi di euro al 149,5 miliardi di euro del 2016, per via dell’invecchiamento della popolazione e il cronicizzarsi di molte malattie, ma tale aumento non è sufficientemente supportato da un parallelo incremento di Pil. Una situazione destinata a complicarsi: oggi gli italiani over 65 sono 13,4 milioni (il 22% della popolazione), di cui 8 su 10 soffrono di patologie croniche, con un costo sanitario pari a circa 2,8 volte quello medio pro capite destinato ad aumentare fino a 3,5 nel 2045.

Per rispondere alle sfide del futuro, secondo GE Healthcare un aiuto decisivo può arrivare dall’innovazione tecnologica, in particolare con l’ “Health Care Internet of Things”, che utilizza sensori, apps e il monitoraggio da remoto per fornire in continuo informazioni cliniche, ma anche i dati in cloud che permettono ai clinici l’accesso alle informazioni necessarie per il trattamento dei pazienti a casa, nel loro ambulatorio o altrove, consentendo il consulto con altri specialisti in tutto il mondo. Un’applicazione ottimale dei sistemi di Industrial Internet a livello ospedaliero, che migliori la tracciabilità dei trattamenti, il flusso dei pazienti e l’utilizzo delle tecnologie sanitarie, con un miglioramento del solo 1% di efficienza, si tradurrebbe in un risparmio per il Ssn di oltre 1 miliardo di euro all’anno. Su questo fronte, tuttavia, secondo GE Healthcare in Italia c’è ancora molta strada da percorrere: la sanità digitale al momento è riuscita a superare una massa critica minima di affermazione solo sul lato dell’informazione per il paziente, non su quello della sua gestione.

Nel 2016, la spesa pubblica per la digitalizzazione della Sanità in Italia è stata pari a 1,27 miliardi di euro, investimento che vale circa l’1,1% della spesa pubblica e corrisponde a 21 euro per abitante, un dato in contrazione del 5% rispetto all’anno precedente.Uno scenario non confortante, anche se prosegue con una certa convinzione il percorso di digitalizzazione delle aziende sanitarie, costituito dalla Cartella clinica elettronica, che ha utilizzato fondi per 65 milioni di euro, e dall’ampliamento dell’offerta di servizi digitali ai cittadini, per circa 14 milioni di euro. Per quanto riguarda la Telemedicina, ritenuta importante da tutte le strutture operanti in sanità in Italia, che hanno aumentato i loro investimenti negli ultimi anni, si limita spesso al solo Teleconsulto (a regime già nel 30% delle aziende) mentre le soluzioni più avanzate (tele-riabilitazione e tele-assistenza) sono ancora allo stadio sperimentale e con uso limitato (10% e 8% delle aziende).

Sanità digitale è anche Big Data Analytics (BDA) e Business Intelligence (BI). L’investimento in questi settori è stato pari a 15 milioni di euro nel 2016 e il 36% delle direzioni strategiche di aziende sanitarie o istituzioni sanitarie pensa che sia prioritario sviluppare questo settore. Sono ancora molte le potenzialità inespresse dell’Industrial Internet applicato al mondo della Sanità.

Già oggi, infatti, secondo GE Healthcare sarebbe possibile introdurre applicazioni non sperimentali ma innovative, come:

una diversa gestione delle liste d’attesa, anche con geolocalizzazione o su specifiche classi di pazienti, ai fini dell’ottimizzazione dei percorsi di cura e dell’occupazione dei posti letto;

un monitoraggio effettivo della gestione dell’appropriatezza prescrittiva per eseguire solo esami utili, non ripetitivi ed assolutamente necessari;

la disponibilità ubiqua e in tempo reale del censimento e uso delle risorse ospedaliere;

un supporto ai processi clinici decisionali con il data-driven optimization therapy che monitora gli effetti apportati dalla telemedicina e la Precision Medicine nella vita sanitaria dell’assistito.

Per implementare l’innovazione digitale occorre superare alcuni ostacoli che gli operatori del settore indicano principalmente nella carenza di risorse economiche e umane, e nella scarsa preparazione professionale specifica degli addetti ai lavori. È quindi fondamentale investire sulla sanità digitale, in termini di risorse economiche ma anche umane, per favorire soprattutto la decentralizzazione dei servizi all’interno di un Ssn che sta passando da un sistema ospedalocentrico a uno basato sul territorio.

La necessità di valorizzare le potenzialità offerte dalla sanità digitale si intreccia con quella di incentivare l’innovazione tecnologica per migliorare le cure offerte ai pazienti. Per raggiungere questo obiettivo, secondo lo studio di GE Healthcare occorre coniugare sostenibilità e appropriatezza implementando tecnologie innovative, che contribuiscono ad aumentare le possibilità di cura e riducono il costo di gestione di determinate patologie. Serve introdurre una correlazione tra il valore prodotto per il paziente nelle singole prestazioni erogate e il finanziamento delle stesse in modo da impostare logiche di pay for value.

Bisogna poi evitare l’adozione di barriere meramente economiche che ostacolino l’introduzione di una reale innovazione tecnologica, utilizzando modalità di valutazione e riconoscimento dell’evoluzione tecnologica che garantisca un accesso tempestivo, appropriato e sostenibile a beneficio dei pazienti. Infine è necessario superare l’attuale immobilismo dei sistemi di riconoscimento e remunerazione delle tecnologie sia in ambito ospedaliero sia territoriale (nomenclatore tariffario) in una logica di flessibilità che coincida con lo sviluppo della medicina e della tecnologia. Oggi il peso delle tecnologie nella cura dei pazienti tende a crescere rispetto alle altre voci di spesa e non assecondarlo, governandolo al contempo con modelli di valutazione clinica ed economica, rischia di lasciare il nostro Paese al di fuori della medicina di eccellenza.

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