Sap, sarà il software il cuore dell'Internet of things - CorCom

STRATEGIE

Sap, sarà il software il cuore dell’Internet of things

Acceleratore sui progetti varati con i big della logistica e dei trasporti. Trenitalia caso d’eccellenza mondiale. Mari: “Il vero valore sarà generato dalla capacità di usare i dati per costruire nuovi servizi e prodotti”

04 Dic 2015

Domenico Aliperto

La prima cosa a cui si pensa quando si pronuncia l’acronimo inglese IoT (Internet of Things, Internet delle Cose) è l’hardware che lo costituisce: interfacce, dispositivi, sensori, chipset, infrastrutture di rete. Per Sap, e non potrebbe essere altrimenti, il cuore della questione è invece un altro. Il vero IoT reggerà sull’intelligenza e sulla capacità analitica degli strumenti software che saranno chiamati a orchestrare i flussi di dati prodotti e trasmessi dai 75 miliardi di connected device e dai 2,5 miliardi di individui che nel 2020 accederanno costantemente alla Rete. E il giro d’affari previsto per quell’anno, 65 trilioni di dollari, sempre secondo Sap, sarà in gran parte messo in moto proprio dalla parte intangibile dell’ecosistema.

“La nostra convinzione si basa sull’osservazione del modello evolutivo del Web”, spiega Francesco Mari, Vice President Product and Innovation Strategy Internet of Things and Customer Innovation di Sap. “Mentre all’inizio osservatori e industria si concentravano sui temi della connettività e dell’accesso alla Rete, il tempo ha dimostrato che il vero valore non si genera attraverso router, browser e banda, ma grazie a ciò che si riesce a fare attraverso quegli elementi, che sono in breve tempo diventati delle commodity. Basti pensare a chi sono oggi i veri protagonisti di Internet, sulle varie piattaforme: Google, Netflix, Amazon. Seguendo lo stesso meccanismo, la parte dell’IoT che genererà valore è quella relativa alla capacità di costruire servizi, prodotti e contenuti attraverso le relazioni tra oggetti e persone connesse”.

Secondo Mari, inoltre, il tema non è tanto quello dell’infrastrutturazione, visto che gli oggetti, specialmente a livello industriale, sono già dotati di sensori, né quello della produzione di dati, che ormai da anni vagano nei server aziendali senza però essere integrati nei gestionali e sfruttati adeguatamente. La questione sta proprio nella conciliazione tra OT (Operational technology) e IT (Information Technology), con la capacità di introdurre e analizzare non più informazioni sommarie sui macchinari, bensì dati puntuali che, opportunamente incrociati anche con update in tempo reale o quasi forniscano chiari insight per lo sviluppo di decisioni e strategie di business.

Ed è qui che entra in gioco Sap, con la piattaforma tuttofare S/4 HANA. Secondo Mari le parole chiave di questo nuovo modo di orientare le attività sono Connected e Predictive, e rappresentano la filosofia con cui la nuova gestione del dato può aiutare qualsiasi settore, dalla logistica ai trasporti, dall’agricoltura all’automotive, nelle grandi organizzazioni come nelle Pmi.

Al momento, però, sono prevalentemente le imprese di grandi dimensioni quelle che possono permettersi progetti di implementazione in ottica IoT. Non tanto per gli investimenti da sostenere, quanto soprattutto per la massa critica di dati che occorre per giustificare l’adozione di strumenti tanto potenti. Un esempio? Trenitalia, che secondo Mari ha avviato insieme a Sap il progetto IoT più ambizioso di sempre, configurandosi come un caso d’eccellenza mondiale. “Un treno moderno, come quello che offre il servizio Frecciarossa, convoglia ogni secondo 5mila punti di informazione, attivati da altrettanti sensori che monitorano ogni aspetto del funzionamento della macchina. Per questo abbiamo prodotto quattro progetti ad alto contenuto innovativo, alcuni a scopi interni, altri con un ritorno diretto sul servizio ai passeggeri. L’idea di base è che grazie alla conoscenza di quello che succede davvero sui treni mentre sono in marcia diventa possibile fare manutenzione efficace, ovvero tutta quella che serve e solo quando serve”.

Mari sostiene che a regime la flotta Trenitalia genererà 700 terabyte di dati all’anno, una quantità enorme di informazioni che opportunamente gestite permetteranno alla società di risparmiare sui costi di manutenzione (che ammontano a circa un miliardo di euro all’anno) percentuali comprese tra l’8 e il 10%. L’innovazione non è solo tecnologica: Trenitalia e Sap hanno stretto un’alleanza anche sul piano organizzativo, dando vita a un ambiente protetto all’interno del quale la condivisione delle soluzioni, da applicare in seguito nei rispettivi campi d’azione, è la regola. “Si tratta di processi e prodotti che immaginiamo man mano che acquisiamo conoscenze su specifici settori”, conferma Mari, “un work in progress continuo”.

Ma Sap è riuscita a rendere utili anche i dati in possesso dell’Autorità portuale di Amburgo, che dovendo aumentare la propria capacità senza poter estendere le proprie strutture, ha puntato sull’efficienza. Tracciando la posizione reale delle navi container dirette allo scalo, e predisponendo la logistica in modo da adattarla in tempo reale all’effettivo orario d’arrivo in porto, la società è riuscita a incrementare l’efficienza delle operazioni con tassi del 50%.

Questi sono solo due esempi delle innumerevoli collaborazioni che Sap ha attivato in tutto il mondo. E anche se Trenitalia rappresenta il fiore all’occhiello sul fronte IoT, si possono annoverare pure i progetti in essere con Russian Railways, Boeing, Unilever, Coca-Cola, Panasonic, Samsung, HP e molti altri. A livello di sperimentazione, il gruppo sta invece lavorando a cavallo di smart agricolture (sviluppando sistemi che ottimizzano la resa dei campi in base alle reali necessità delle coltivazioni, anche in funzione del meteo) e automotive (con enfasi sulle flotte aziendali e di veicoli a noleggio).

Il prossimo passo avrà a che fare con le smart city, che rappresentano l’aspetto più invitante e allo stesso tempo più rischioso per chi lavora lungo la filiera dell’Internet of Things. “La mancanza di strumenti di sicurezza adeguati può essere il killer dell’IoT”, conferma Mari. “A differenza di quanto accade in un’azienda, all’interno delle cui mura i rischi sono gestibili, una possibile infiltrazione di dati fasulli all’interno del sistema di una grande città potrebbe mandare in tilt, per esempio, il traffico urbano. La reazione emotiva che ne seguirebbe potrebbe dare adito alla creazione di regole che bloccherebbero il progresso di queste soluzioni”.

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