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SCENARI

“Sarà rivoluzione”: la spinta di Qualcomm per il 5G

Il presidente Cristiano Amon: “Telefonini di nuova generazione sul mercato già da metà 2019”. Una mega convention ad Hong Kong fa il punto su tecnologie, servizi, ecosistemi

24 Ott 2018

Gildo Campesato

Direttore responsabile

“Da metà del prossimo anno il 5G sarà una realtà commerciale in Europa, Stati Uniti, Asia, Australia”: per Cristiano Amon, presidente di Qualcomm, è una certezza. Lo dice chiaramente dal palco della grande sala convegni dell’Hotel Kerry di Hong Kong dove ha radunato oltre 2.500 fra manager, clienti, analisti, esperti, giornalisti in quello che nella città cinese è diventato un appuntamento fisso da 13 anni.

Lontani (lontanissimi) i tempi del 2G così come quelli del 3G e già lontana anche l’era del 4G, che è poi la tappa su cui siamo attestati oggi. Ma adesso si guarda oltre, alla nuova generazione mobile in arrivo. “È però riduttivo definire ‘telecomunicazioni mobili’ il 5G. Esso sarà una rivoluzione che per la prima volta cambierà l’insieme delle industrie e la società, non solo il settore delle tlc”, puntualizza Amon.

Quando è stata immaginata, l’edizione 2018 è stata battezzata “Qualcomm 4G/5G Summit”. Si disegnava così l’avvento del 5G come un processo graduale e progressivo di evoluzione delle reti dalla quarta alla quinta generazione. E così certamente sarà, se non altro perché in moltissime situazioni il network 5G potrà approfittare dei siti Lte esistenti, oltre alla possibilità di sfruttare tecnologie di aggregazione di frequenze senza abbandonare la legacy del passato.

Però, come ha fatto mostra Amon, la primitiva cautela sui tempi di deployment sembra avere lasciato il posto a toni più ottimistici: “L’industria si sta muovendo molto rapidamente, più velocemente di quanto si fosse previsto”. Al punto che dalla convention di Hong Kong è emerso che il riferimento del titolo al 4G suonava come una prudenza presto smentita dai discorsi pronunciati sul palco. A tenere banco con decisione, infatti, è stato il 5G.

Non a un caso, alla testa dell’evoluzione/rivoluzione della quinta generazione si distingue l’industria dei chip, almeno a giudicare dallo sforzo che Qualcomm ha messo nel progettare, disegnare e realizzare chipset e piattaforme di quinta generazione: non solo per le telecomunicazioni ma per le industrie verticali che ne approfitteranno e per i servizi che viaggeranno sulle reti di nuova generazione.

Un esempio dell’accelerazione impressa è l’ultimo nato della fortunata serie Snapdragon: il 675 che offre prestazioni molto avanzate di gaming, video e intelligenza artificiale. Non è un caso se è stato presentato proprio a Hong Kong.

Sullo stesso palcoscenico si è assistito ad un’altra primizia mondiale: la trasmissione live di un video 5G NR in accordo con lo standard 3GPP Rel-15, grazie tecnologia di trasmissione Ericsson e allo Snapdragon X50 nel device di ricezione. Un passo avanti tecnologico importante anche se il terminale telefonico non si può certo definire mini (quello usato è circa il doppio di un normale smartphone). “Ma è questione di pochi mesi – assicura Amon – Stiamo lavorando con tre produttori che lanceranno nel secondo trimestre del 2019 i primi smartphone 5G delle stesse dimensioni di quelli attualmente in commercio”.

Si tratta di Mi, Vivo e Oppo che, tra gli ultimi arrivati come produttori di cellulari, hanno deciso di cavalcare sin da subito il vento dell’innovazione. “Ma sono sicuro che presto ci saranno novità anche da altri importanti produttori – è la previsione del presidente di Qualcomm – Il prossimo anno gli smartphone 5G di vari brand non faranno difetto”.

Oltre ai chipmaker (Qualcomm ne è leader mondiale, soprattutto per la mobilità) e ai produttori di smartphone si sono messi in moto con decisione anche i costruttori dei network 5G che sperano di trovare spazi importanti di rilancio nella nuova era tecnologica che si sta aprendo. Oltre ad Ericsson, nell’ecosistema Qualcomm gravita (e da anni) Samsung. Le due aziende hanno annunciato proprio al summit di Hong Kong una collaborazione per lo sviluppo e la commercializzazione di small cell 5G in grado di assicurare “enormi velocità di rete, capacità, copertura e bassissima latenza”.

Nei nuovi network sparirà sostanzialmente la differenza tra fisso e mobile con un 5G che nascerà in versioni outdoor, indoor (soprattutto grazie alle mmWave oltre alle frequenze sub 6 GHz su cui si sta maggiormente lavorando oggi) e di Fixed Wireless Access (con la banda 700 MHz). L’integrazione con la rete fissa in fibra ma anche con soluzioni WiFi sarà fortissima, tanto che il consumatore non percepirà più la differenza d’uso fra fisso e mobile. Su questa strada ad Hong Kong sono stati presentati i primi due pc “always connected” che di fatto si comportano come gli attuali cellulari. Benvenuti nell’epoca della connessione totale.

È proprio sul concetto di connessione totale che si svilupperanno i servizi dell’Internet delle cose, con protagonisti i vari settori industriali. Tra i primi su cui Qualcomm punta per le proprie piattaforme hardware e software sono automotive, automazione industriale, servizi video, realtà aumentata, logistica, commercio. I servizi del 5G richiedono la rottura dei silos specializzati e collaborazioni verticali. Amon snocciola alcune cifre: nel 5G sono impegnate 560 aziende diverse; la definizione degli standard ha richiesto il lavoro di 2.000 anni uomo; sono arrivati 100.000 contributi tecnici. Le telco non sono più solitarie al centro della scena.

Tra l’altro, per la prima volta non saranno gli operatori a detenere il monopolio assoluto delle reti. Proprio per le caratteristiche del 5G e la grande diffusione delle small cell sarà possibile la realizzazione di reti private. Ad esempio nei complessi industriali, nei grandi centri commerciali, negli stadi. Nuovi business che si aprono. Con i protagonisti più diversi. Bastava dare un’occhiata a quanti si sono avvicendati sul palco del Qualcomm Summit: oltre alle telco e ai produttori di device, hanno parlato rappresentanti dell’automotive, della logistica, dell’e-commerce, dei servizi digitali, dei wearable, del gaming, della virtual reality, dell’automazione industriale. Microsoft, Amazon, NextVR, Geely, Honeywell solo per fare alcuni nomi.

E gli operatori? Avranno ancora voglia e soldi da spendere subito nella costruzione delle nuove reti dopo essersi in molti casi svenati per la conquista delle frequenze e non avere ancora del tutto digerito gli investimenti nel 4G? Lo vedremo. Ma l’interesse c’è come si è visto dagli interventi di BT, China Telecom, Deutsche Telekom, Orange, Telstra, Verizon, NTT Docomo, SKT, MTS. Dall’Europa all’Asia passando per l’America, dunque.

Del resto, al di là delle parole, l’interesse è dimostrato dall’andamento delle gare per le frequenze. E dalle sperimentazioni in corso. Qualcomm sta facendo trial con il suo chip X50 5G con 18 operatori, tra cui anche l’italiana Tim. Ma le sperimentazioni si trasformeranno presto in investimenti reali nelle reti? A San Diego ne sono convinti perché nessuna telco vorrà perdere il treno del 5G o salirvi in ritardo. Tanto più quando si sono investiti parecchi soldi (in particolare in Italia) per le frequenze.

È possibile che l’ottimismo sia ben ripagato. Ma alla fine, il pallino resta in mano a chi deve fare le reti. E cioè alle telco che dovranno capire quali potenzialità di business (e quando) avranno da una tecnologia che rende voce e dati sempre più commodities e sposta gli incrementi di revenues più in alto, verso i servizi. Proprio su questo potrebbero trovare un nuovo protagonismo dopo avere lasciato negli ultimi anni campo libero agli OTT.

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