LA RICERCA

Le Pmi italiane restano al palo: maturità digitale solo per il 26%

I dati dell’Osservatorio Polimi sull’innovazione nelle piccole e medie imprese: nonostante quasi il 90% sia consapevole delle opportunità, solo un quarto è in grado competere sui mercati internazionali

12 Feb 2020

A. S.

Le innovazioni digitali sono necessarie per lo sviluppo del business delle piccole e medie imprese: a esserne consapevole è l’88% degli imprenditori di questo settore, anche se poi a considerare il grado di maturità digitale delle Pmi si scopre che soltanto il 26% di queste realtà in Italia ha raggiunto un livello di maturità tecnologica tale da consentire loro di competere sui mercato internazionali. E’ una delle principali evidenze della ricerca sul rapporto tra imprese italiane, innovazione e digitalizzazione 4.0 dell’Osservatorio Innovazione digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano. Lo studio, che è stato presentato questa mattina in occasione della cerimonia di apertura della 14° edizione della Fiera Internazionale A&T – Automation & Testing in programma per tre giorni all’Oval Lingotto di Torino, prende in esame per il 2019 un campione di circa 1.500 imprese rappresentativo delle circa 200mila Pmi sul territorio nazionale.

Poca volontà di innovare

“Manca la reale volontà di innovare da parte degli imprenditori italiani. Le previsioni di investimento in processi digitali nel 2020 parlano di stagnazione e in alcuni casi anche di contrazione rispetto all’anno appena trascorso, confermando una visione di sviluppo in ottica 4.0 ancora troppo timida – spiega Giorgia Sali, ricercatore senior dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, che ha curato e presentato la ricerca – La reticenza nell’allocare investimenti in digitalizzazione da una parte è spiegata da una visione imprenditoriale che guarda più al breve che al medio lungo termine, dall’altra dalla presenza di alcuni elementi di freno, quali i costi di acquisto dei servizi digitali percepiti come troppo elevati (27%), la mancanza di competenze e di cultura digitale nell’organizzazione (24%), lo scarso supporto da parte delle istituzioni (11%). Su quest’ultimo punto, si riscontra anche una scarsa conoscenza da parte di chi guida le aziende degli incentivi messi in campo dal Governo, in particolare nel Centro e Sud Italia: si è rilevato che ad esempio il 68% degli imprenditori non è aggiornato sui voucher consulenza in innovazione promossi dal Mise“. 

La carenza di competenze

Altro tema cruciale strettamente collegato ai bassi investimenti delle Pmi italiane in innovazione digitale è la carenza di competenze: nel 44% delle aziende medio piccole italiane il presidio delle aree Ict e Digital è del Responsabile IT il quale, nella maggioranza dei casi, è impiegato a gestire attività non innovative, ma di manutenzione ordinaria dei sistemi informatici. Soltanto nel 20% dei casi è presente un Innovation Manager – emerge ancora dallo studio – e nel 18% esiste una figura dedicata a uno specifico ambito del digitale o a un singolo processo, ad esempio un responsabile della sicurezza informatica, un eCommerce Manager oppure un Data Scientist, senza però che ci sia un presidio di coordinamento di queste attività. Infine, il 18% delle Pmi non ha alcuna figura dedicata. Conseguenza di questa tendenza è che le competenze vengono eccessivamente frazionale e spesso “servizi e opportunità digitali strategici in termini di competitività – spiega la ricerca – vengono esternalizzati, come ad esempio l’e-commerce, il Crm, le piattaforme web. La scelta dell’outsourcing deriva dalla difficoltà di acquisire competenze ad hoc in azienda, dalla ciclicità delle progettualità digitali e dai costi legati all’aggiornamento e alla formazione delle risorse dedicate”. Infine il 28% delle piccole e medie imprese italiane svolge analisi di dati in maniera strutturata, ma meno del 10% svolge analisi avanzate sfruttando i big data.

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Cloud ancora poco utilizzato dalle Pmi

Se nel campo delle grandi imprese il passaggio al cloud è ormai una necessità metabolizzata e in alcuni casi già completata, per le Pmi questo shift è estremamente più complicato, tanto che a utilizzare questo tecnologie è soltanto il 30% del totale. A rallentare l’adozione el cloud sono in generale le preoccupazioni per la sicurezza di dati e applicazioni, oltre che una più generale resistenza culturale. Ma questa non è l’unica barriera alata nei confronti dell’innovazione: il 61% dei piccoli imprenditori non ha infatti mai sentito parlare di soluzioni di Internet of Things per l’Industria 4.0, mentre anche ci ha iniziato a investire in questo campo rimane nella maggior parte dei casi scettico per via della difficoltà di misurare i miglioramenti per il business in tempi brevi.

Investimenti necessari per la competitività

“Oltre il 70% delle PMI italiane, dal nostro osservatorio di fiera specializzata – afferma Luciano Malgaroli, ceo della Fiera A&T – è consapevole che occorre investire in innovazione e digitalizzazione per affrontare le sfide della competitività globale. Gli Imprenditori hanno ben presente che serve una strategia industriale inclusiva, che consideri l’innovazione centrale in tutto il processo produttivo. Occorre aprirsi alle nuove tecnologie, investire in formazione, sdoganarsi da visioni soggettive di breve periodo e scegliere sistemi innovativi abilitanti di medio lungo. In sostanza, è necessaria non solo un’agenda industriale che spazzi via la paura degli imprenditori e consegni al Paese un asset produttivo coraggioso e innovativo, ma anche fare chiarezza e raccontare cosa e come fare, concretamente, per permettere a chi guida o gestisce un’azienda di investire correttamente e capire quali tecnologie servono realmente. In A&T questo desideriamo offrire ai nostri visitatori: capire come innovare, con quali tecnologie e attraverso quali competenze”. 

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