Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA DIRETTIVA

Scoppia il caso copyright, industria della cultura in allarme. Tajani in campo

Le associazioni di categoria criticano le dichiarazioni del ministro Di Maio che considera le nuove regole “un bavaglio alla Rete”: “Norme equilibrate che sostengono le attività delle imprese europee di fronte a un mercato dominato delle multinazionali Usa. Il governo ci incontri”. Interviene il presidente del Parlamento Ue: “Direttiva tutela da strapotere Rete”

26 Giu 2018

F. Me

L’intenzione del ministro del Lavoro e Sviluppo economico di non recepire la direttiva Ue sul copyright, nel caso il testo approvato dal Parlamento Ue fosse il medesimo liecenziato dalla commissione giuridica, ha provocato una levata di scudi da parte delle aziende di settore: da quelle della cultura fino alle collecting society.

Siae, Aie e Confindustria Cultura chiedono un incontro urgente con Luigi Di Maio che ha definito il provvedimento un “bavaglio alla Rete”.

“Abbiamo letto con profondo stupore e preoccupazione le dichiarazioni del ministro Di Maio – dice il presidente di Confindustria Cultura, Marco Polillo –  Se fossero confermate, e ci auguriamo vivamente di no, si tratterebbe di un attacco al cuore dell’Industria italiana dei contenuti culturali e più in generale alla tutela della proprietà intellettuale, su cui l’Italia è da sempre paladina e convinta sostenitrice, avendo firmato numerosi Trattati Internazionali in materia. Opporsi alla Direttiva Ue sul copyright significa stare dalla parte delle multinazionali del web, gli Ott che, grazie anche alla loro pressante lobby, hanno costruito un impero e monopoli sull’utilizzo improprio di contenuti altrui”.

“Spiace – sottolinea Polillo – che il popolo della creatività, gli artisti, i talenti italiani, i lavoratori delle imprese produttrici di contenuti culturali, vengano trattati diversamente rispetto ad altri settori produttivi, su cui il ministro dello Sviluppo e del Lavoro, in queste primi giorni del Governo del Cambiamento, si è impegnato fortemente per trovare soluzioni e risposte concrete”.

Dello stesso avviso il presidente Siae, Filippo Sugar. “L’industria creativa e culturale italiana è una delle più importanti risorse del nostro Paese e in questi anni di dura crisi economica ha dimostrato di poter crescere più degli altri settori dell’economia italiana – spuega Sugar – E’ la terza industria per numero di occupati, con 880 mila occupati diretti (oltre 1 milione se consideriamo anche gli indiretti) e un valore economico di oltre 50 miliardi di euro. Un settore strategico per l’Italia che potrebbe avere un incremento di oltre il 50% di fatturato e di decine di migliaia di posti di lavoro per il Paese se solo riuscisse a sfruttare tutte le opportunità e a contrastare le minacce come il value gap e la pirateria. Il value gap è il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti. I principali beneficiari del value gap sono gli intermediari tecnici, tutte aziende non italiane, che nell’ultimo decennio hanno assunto modelli organizzativi e funzioni diverse: motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizio cloud pubblico e privato.

“La proposta di direttiva indica come strada maestra la collaborazione tra piattaforme, titolari dei diritti e società degli autori ed editori, insieme a una maggiore trasparenza per il riconoscimento delle opere e informazioni puntuali sulle utilizzazioni – spiega il numero uno di Siae – In particolare, la proposta di direttiva tutela i consumatori evitando che possano incorrere in rischi connessi a violazioni del diritto d’autore, spostando questo onere sulle piattaforme che per prime beneficiano del lavoro degli autori. Siamo nella giusta direzione per garantire indipendenza e libertà per chi crea, favorendo al tempo stesso la fruizione dei contenuti creativi in rete garantendo la tutela dei consumatori”.

Stupita dalle dichiarazioni di Di Maio anche l’Aie (Associazione Italiana Editori). “Non possiamo credere che un governo del cambiamento possa essere contrario all’innovazione anche in questa materia – dice  il presidente Riccardo Franco LeviCi sembra contraddittorio conservare uno status quo che favorisce le grandi imprese del web a scapito degli autori e degli editori del nostro paese”.

“Il diritto d’autore – aggiunge Levi  – è un diritto fondamentale per le persone, è la base della libertà degli autori e della loro indipendenza economica dai potenti. E lo è anche per gli editori e per le centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle industrie creative nel nostro Paese. Pensare che ciò non debba valere sul web non è molto diverso dal pensare che i ragazzi che consegnano cibo su un motorino non debbano avere diritti né un’assicurazione contro gli infortuni”.

“Da questa contraddizione, e dalla ripetuta disponibilità all’ascolto che il governo ha dichiarato in questi giorni – conclude Levi – Siamo fiduciosi che un dialogo con le industrie creative del Paese possa portare a un superamento dell’equivoco”.

”La direttiva sul copyright all’esame del Parlamento – evidenzia Enzo Mazza, Ceo di Fimi – affronta nodi importanti per lo sviluppo dei contenuti online ed è un passo avanti nell’innovazione digitale. È chiaro che se queste sono le posizioni del Governo, allora queste risultano a favore di Google e Facebook: saranno infatti queste piattaforme, i cosidetti ‘over the top’, a beneficiare dell’incredibile voltafaccia dell’Italia sul diritto d’autore”.

Secondo il Presidente di NuovoImaie, Andrea Miccichè, “la direttiva Copyright affronta un tema fondamentale per gli artisti, per gli autori e per tutta la filiera delle industrie creative riducendo la discriminazione remunerativa tra le piattaforme web che offrono al pubblico musica, film e altre opere culturali e i titolari dei diritti. L’obiettivo non è certo quello di colpire le piattaforme web, né chi ne fa uso. L’obiettivo è garantire un giusto equilibrio economico tra coloro che creano e producono opere creative e coloro che, proprio grazie a queste opere creative, ottengono i maggiori benefici nel mercato digitale. Ci auguriamo che il Governo riveda la propria posizione e che lavori a sostegno della Direttiva Copyright, comprendendone l’importanza per la tutela della creatività italiana. Tra le grandi multinazionali del web e i lavoratori dello spettacolo riteniamo che sia un dovere del Governo italiano tutelare questi ultimi”.

Assist all’industria culturale italiana anche dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani. “Non sono d’accordo con Luigi Di Maio. Noi vogliamo difendere autori e artisti dallo strapotere delle piattaforme che sfruttano le loro opere senza una giusta remunerazione – ha detto Tajani – Non possiamo più tollerare che la creatività sia sfruttata per arricchire i giganti del web”.

Tajani, aprendo i lavori della Conferenza organizzata al Parlamento Ue nell’ambito dell’anno del patrimonio culturale europeo 2018, ha sottolineato che il PE è “in prima linea” nel fronteggiare le sfide per tutelare e promuovere i processi creativi nell’era digitale.

“Senza un’azione decisa per preservare la nostra creatività – ha detto – a soffrirne sarà tutta l’economia del continente. La creatività necessita d’investimenti e dedizione e si spegne senza una giusta remunerazione. Non possiamo più tollerare che la creatività europea sia sfruttata per arricchire i giganti del web. Troppo spesso le piattaforme diffondono in rete musica, film o testi giornalistici e letterari senza compensi. Oppure consentono contraffazioni di proprietà intellettuale su moda e design”.

“L’Unione – ha detto ancora il presidente dell’Europarlamento – deve garantire il buon funzionamento del mercato digitale assicurando un’effettiva protezione dei diritti d’autore. Dovunque andiamo nel mondo, Europa è sinonimo di stile, saper fare, bellezza. E’ la nostra forza, una leadership indiscussa a livello globale. Questo patrimonio non può essere delocalizzato. E’ il vero volano per un nuovo Rinascimento politico ed economico”. ”

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Approfondimenti

A
aie
C
confindustria cultura
C
copyright
S
siae

Articolo 1 di 5