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LA TRIMESTRALE

Si mette male il 2018 di Spotify: perdite oltre le aspettative, e il titolo crolla

L’azienda di streaming musicale paga il prezzo degli alti costi in ricerca e innovazione e anche quelli per i diritti. Ma il timore maggiore riguarda la competizione di mercato: Apple e Amazon i “nemici” più pericolosi. Per fine anno si stima una perdita di 330 milioni

03 Mag 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Un primo trimestre al di sotto persino delle stime più negative. Si mette male il 2018 di Spotify, l’azienda di streaming musicale, debuttante a Wall Street (la quotazione risale allo scorso 3 aprile), che ha chiuso il primo quarter con perdite per 169 milioni e le stime per fine anno si attestano a -330 milioni.

Nonostante i 170 milioni di utenti – dei quali 75 milioni paganti – un numero in linea con le attese e nonostante ricavi per 1,14 miliardi di euro, anch’essi in linea con le previsioni, è sulle perdite che si concentra l’attenzione del mercato al punto da far crollare il titolo del 7% a seguito della comunicazione dei dati della trimestrale.

Gli analisti si attendevano una perdita più contenuta: 28 centesimi ad azione contro gli 1,01 euro. Riguardo al trimestre in corso si stimano ricavi fra 1,1-1,3 miliardi di euro di ricavi, contro 1,29 miliardi previsti dal mercato e utenti a pagamento in una forchetta fra 79 e 83 milioni, contro 82,1 milioni stimati dagli analisti. A preoccupare sono soprattutto i competitor, Apple e Amazon in testa, che stanno investendo molto nei servizi di musica in streaming. Quella che era stata battezzata la Netflix della musica rischia dunque una brusca frenata. Da non sottovalutare inoltre l’aumento dei costi in particolare quelli in ricerca e sviluppo e quelli per le assunzioni di nuovo personale (il 50% dei new entrant del primo trimestre è dedicato proprio alle attività di innovazione). E poi ci sono i costi dei diritti, una spesa non da poco.

La maggior parte degli analisti continua però a scommettere sull’azienda: i risultati si vedranno nel lungo periodo.

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