Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

SIA EXPO

Sia Expo: anche l’Italia pronta al decollo dell’e-payment

Il Sia Expo ha acceso i riflettori sul nuovo mercato. Ma il nostro paese continua a veleggiare nelle ultime posizioni riguardo all’uso dei sistemi innovativi di pagamento. Per abbattere le resistenze culturali bisogna puntare su sicurezza e facilità delle procedure

15 Ott 2014

Sandro Frigerio

Per chi avesse avuto ancora dei dubbi, gli ultimi annunci di Apple hanno contribuito a spazzarli via. Il mercato dei servizi finanziari è troppo interessante per non attirare i nuovi player proprio tra i giganti della digital economy, come ha convenuto in un sondaggio “on the fly” l’89% dei quattrocento addetti ai lavori principalmente espressione del mondo bancario e dei servizi finanziari che hanno affollato mercoledì le sale del Marriott Hotel a Milano. Occasione, la nona edizione dell’”International Finance & Payment Summit” di SIA, il leader nei sistemi di pagamento, che per la prima volta si presentava nella sua rinnovata compagine azionaria, in cui spiccano il 42,3 per cento di Fsi (con F SIA Investimenti), accanto al 10,3% di F2i, il 6,7% di Orizzonte. Rispetto al passato, meno banche (nessuna sopra il 4%) e più fondi, più orientamento al mercato che ai soci, come ha chiosato il presidente Giuliano Asperti.

E proprio il ruolo dei diversi attori in un mercato come quello italiano, che occupa ancora il fanalino di coda del sistema dei pagamenti “non cash” in Europa, è stato il centro di una manifestazione che ha visto SIA annunciare un nuovo sistema per le transazioni P2P: è “Jiffy, definito dai suoi promotori la “WhatsApp” dell’invio di denaro via smartphone, un’app basata sul sistema di pagamento europeo Sepa, aperto a tutte le banche dell’area unica dei pagamenti in Euro, che rende immediato un versamento verso i contatti presenti sullo smartphone stesso.

La percezione che lo scenario stia cambiando, proprio sotto la spinta dei protagonisti del mondo digitale, dalla società della mela con il suo Apple Pay, a Facebook (che sta già muovendo le acque e assolda uno dei capi di PayPal), è viva, mentre operatori telefonici e istituti di credito cercano nuove convergenze per smuovere un mercato che, in Italia, come mostra una ricerca Swg presentata a Sia Expo si presenta come una doppia faccia, tra utenti evoluti e altri in coda. Un ritardo in parte culturale e che richiede uno sforzo di sistema, anche nel marketing e nella comunicazione, ha detto Francesco Caio, l’ex Mr Agenda Digitale, ora numero uno a Poste Italiane, che avverte: “Il sistema bancario italiano ha dato prova di buona competenza, ma occorre intervenire sulle normative, affinché non siano penalizzati gli operatori locali e si debba soggiacere all’alternativa che per pagare “one click” occorra andare in Irlanda, oppure si debba subire la trasformazione senza comandarla”.

Ma per Caio, che ha indicato nel sistema pubblico di identità digitale da lui stesso lanciato “un’architrave fondamentale”, è anche fondamentale trasformare la “customer experience” e proprio sulla facilità d’uso, ha sottolineato l’a.d., si basa la nuova Poste Pay Evolution, dotata di Iban, in grado di agevolare così l’accesso ai servizi di bonifico bancario anche chi, magari per motivi di precarietà economico – occupazionale ha incontrato difficoltà in tale direzione.

Un deciso salto in avanti nell’uso dei sistemi digitali è atteso da Vodafone che, ha affermato l’amministratore delegato Aldo Bisio, farà leva sulla diffusione della tecnologia Nfc. “L’Italia è indietro nei pagamenti digitali, ma è avanti nell’innovazione sulla telefonia mobile. Abbiamo la più alta e veloce penetrazione di smartphone, già al 70% per i clienti Vodafone, di ogni paese europeo. In Italia si sta sullo smartphone per 2 ore al giorno contro le 1,6 della Germania e le 1,4 della Spagna. Ci sono le premesse per crescere e noi, come operatori mobili, veniamo da una cultura di interoperabilità, a differenza dell’ambiente chiuso degli Ott: per questo potremo offrire al sistema bancario soluzioni più modulabili secondo le esigenze della filiera”. Tra cinque anni, prevede Bisio, il 50% della nostra custode base sarà attiva nei pagamenti digitali e dal prossimo anno tutti i nostri smartphone saranno Nfc ready”.

Che cosa manca allora per un decollo effettivo, in linea con gli standard europei? “Uno sforzo di sistema: nella normativa e anche nella comunicazione e nel marketing, per rendere più appealing l’esperienza digitale”, avverte Caio, mentre per Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca dove “le operazioni digitali “semplici”, come bonifici e prelievi hanno superato quelle allo sportello”, non ha senso “la continua rincorsa tra taglio dei costi e riduzione delle tariffe e commissioni, se non si genera anche maggiore valore, anche motivazionale, per i clienti”. Un esempio per tutti: la possibilità di pagare con carte bancarie gli impianti sciistici di risalita “a tempo”. Appeal e sicurezza sono le leve per Stefano Quintarelli, il Presidente nominato dal Consiglio dei Ministri (“ma non ancora in carica”, sottolinea lui stesso) del Comitato di Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale, che avverte: “il mondo delle telecomunicazioni e il mondo dei servizi bancari sono stati sin qui dei mercati fortemente regolati. L’ingresso in campo degli Ott avviene in altre condizioni: occorrono condizioni trasparenti e competitive per tutti”.

Trasformazione quindi, ma con quale regia? Non tutto sarà istantaneo, ammonisce Massimo Arrighetti, amministratore delegato di Sia. “Le banche hanno fatto enormi investimenti economici e di tempo per la loro trasformazione. Oggi piattaforme come quelle di Sia possono offrire la necessaria interoperabilità al sistema bancario, ma nello stesso tempo abbiamo fatto passi avanti per offrire, su scala europea soluzioni che permettono di effettuare pagamenti in modo semplice e adottando sistemi aperti, quelli cioè che sono alla base del sistema unico di pagamenti europeo. Un problema aperto e da affrontare? Quello dell’adeguamento dei Pos ai nuovi sistemi di pagamento, come l’Nfc che, soprattutto per i piccoli importi permetteranno pagamenti velocissimi”.

Articolo 1 di 5