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L’INIZIATIVA

Silicon valley, Trump attacca: ecco il decreto contro la censura ai repubblicani

I media statunitensi pubblicano anticipazioni su un ordine esecutivo allo studio della Casa Bianca per eliminare i pregiudizi contro il partito

09 Ago 2019

Antonio Dini

Egualitarismo per legge. Negli Usa non è una novità, ma la bozza di executive order voluta da Donald Trump che in queste ore sta girando alla Casa Bianca per essere rivista dai consiglieri ufficiali e meno ufficiali del presidente Usa è un fulmine a ciel sereno per la Silicon Valley.

La proposta di ordine esecutivo, cioè l’atto normativo che il Presidente Usa può emanare e che ha forza di legge se giunge da una legge delega da parte del Congresso, mira a estirpare il pregiudizio anti-conservatore che secondo la Casa Bianca circola nelle aziende dei social media americani. La proposta emerge un mese dopo che Trump aveva twittato di voler trovare una soluzione al problema esplorando “tutte le soluzioni normative e legislative” possibili.

Le fonti di Politico, che hanno lasciato filtrare la notizia, non approfondiscono però sino a rivelarne il contenuto di merito. Cioè quali effettivi divieti e quali obblighi contenga.

Ma la sua stessa esistenza e la volontà di interferire che lo circondano sono la prova che l’amministrazione sta prendendo in seria considerazione un modo di esercitare il potere del governo federale sulla Silicon Valley.

“Se Internet – hanno detto a Politico le fonti governative – verrà presentato come una specie di piattaforma egualitaria e se la maggior parte dei contenuti di Twitter verranno descritti come pozzi neri pieni di veleno dei liberal, allora in questa chiave di lettura il Presidente vorrà iniettare un po’ di equità nel sistema. Tuttavia – ha aggiunto l’anonimo funzionario – noi pensiamo anche che i social media abbiano un ruolo vitale. Hanno un ruolo vitale e una crescente responsabilità nei confronti della cultura che ha contribuito a renderli così redditizi e così importanti”.

Le conferme vengono da almeno tre differenti fonti, e la notizia del progetto di decreto è dunque dotata di una notevole fondatezza, anche se nessuno ha voluto o saputo dire quali sarebbero state le sanzioni per le aziende social che avessero censurato dei contenuti dal punto di vista politico.

L’ordine, che affronta anche altri temi oltre ai pregiudizi tecnologici, è ancora nelle prime fasi di redazione e non dovrebbe essere pronto a breve.

“Il Presidente ha annunciato al vertice sui social media di questo mese che avremmo affrontato questo problema e che l’amministrazione sta esplorando tutte le soluzioni politiche”, ha detto mercoledì un secondo funzionario della Casa Bianca quando gli è stato chiesto del progetto di decreto.

Le accuse di essere portatori di un pregiudizio anti-conservatore sono diventate un tema ricorrente da parte dei sostenitori di Trump e di Trump stesso. Soprattutto approfittando di passaggi critici, come ad esempio le volte in cui le piattaforme tecnologiche come Facebook, Twitter e YouTube hanno censurato persone come il fondatore di InfoWars e il teorico della cospirazione Alex Jones, o affrontato accuse di aver messo in secondo piano i post di star dello schieramento conservatore e a favore di Trump.

Le aziende hanno negato le accuse di parzialità, sebbene affermino di aver bloccato o rimosso utenti che violano le norme sugli standard della comunità. Hanno anche affrontato lamentele da parte di attivisti liberali secondo le quali i social sarebbero troppo lenti nel rimuovere i discorsi di odio, una categoria che alcuni dicono che includa i tweet di Trump.

La questione è stata dibattuta a luglio durante una riunione alla Casa Bianca in cui Trump si è scagliato contro la censura di fronte a una stanza piena di attivisti conservatori online e ha detto che la sua amministrazione avrebbe esplorato tutte le “soluzioni normative e legislative per proteggere la libertà di parola e i diritti di libertà di parola di tutti gli americani”.

“Proprio questa settimana – ha detto Trump – sto osservando Google molto da vicino”, citando il caso di un ingegnere che ha affermato che l’azienda lo ha licenziato per le sue opinioni di repubblicano.

Ma lo sforzo della Casa Bianca può essere complicato dallo scetticismo di alcune delle agenzie coinvolte nelle discussioni sulla politica tecnologica. I repubblicani della Federal Communications Commission e della Federal Trade Commission hanno dichiarato pubblicamente che non vedono un ruolo per le loro agenzie nella gestione dei contenuti online delle aziende in questione. Fcc e Ftc si sono uniti ai dipartimenti di Giustizia e Commercio nelle discussioni sulla potenziale repressione del pregiudizio anti-conservatore, senza giungere a una posizione pubblica.

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