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PRIMO PIANO

Sirti, piano lacrime e sangue: annunciati 833 licenziamenti. “Mercato Tlc in forte contrazione”

L’azienda ha annunciato una profonda riorganizzazione che coinvolgerà un quarto della forza lavoro su tutto il territorio nazionale. “Inasprimento della concorrenza e perdita di marginalità fino a livelli non sostenibili”. I sindacati in piazza: chiesto incontro urgente a Di Maio

14 Feb 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Un piano lacrime e sangue. Sirti, azienda storica delle Tlc italiane – dal 2016 in capo a Pillarstone Italy e guidata da Roberto Loiola – si prepara a una riorganizzazione senza precedenti: 833 gli esuberi annunciati su un totale di 4200 addetti, alias quasi un quarto della forza lavoro con tagli massicci previsti in quasi tutti i reparti e su tutto il territorio nazionale. Condizioni di mercato che hanno generato pesanti perdite finanziarie nell’ultimo biennio, scarsa marginalità e ulteriore frammentazione dei soggetti imprenditoriali concorrenti, le motivazioni alla base della decisione.

È il segmento delle Tlc (l’azienda opera anche nel campo dell’energia e dei trasporti) a pesare sulla decisione: nonostante i piani per la fibra e per il 5G l’ammontare degli investimenti non è sufficiente a garantire la sostenibilità. “Dopo un’approfondita analisi della domanda, attuale e prospettica, e delle dinamiche competitive nel settore delle telco in Italia”, l’azienda ha deciso per un nuovo “assetto organizzativo” della divisione infrastrutture per le tlc che si traduce in concreto, appunto, in 833 esuberi.

“Il mercato delle telco – sottolinea Sirti – ha subito significativi cambiamenti strutturali nel corso degli ultimi anni e sta attraversando una profonda fase di trasformazione. In generale, a partire dal 2007, si è assistito a una pesante contrazione del giro d’affari che ha interessato prima di tutto gli operatori, senza prospettive di recupero nei prossimi anni, con conseguenze negative su tutto il settore in termini di erosione dei prezzi, inasprimento della concorrenza e perdita di marginalità fino a livelli non sostenibili”. L’azienda ha dunque deciso di “ridisegnare” la struttura operativa del business telco “per mantenere il proprio posizionamento competitivo e continuare in futuro a recitare il ruolo di leader del settore, attraverso servizi di qualità sempre più elevata e a maggior valore aggiunto”. Il management intende quindi accelerare “l’improrogabile diversificazione del business, spostando strategicamente il focus dell’offerta maggiormente verso soluzioni a più alto valore aggiunto, con una forte componente digitale, e dare seguito agli investimenti in strumenti di ultima generazione, in innovazione tecnologica e nella creazione di nuove competenze”.

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere: respinto al mittente “un piano di ristrutturazione e riorganizzazione che scarica drammaticamente sui lavoratori di Sirti le conseguenze di un mercato delle Tlc senza governo, con scelte aziendali miopi e sbagliate”, si legge nella nota congiunta di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uil. Già annunciato il calendario degli scioperi in tutti i siti: lunedì 18 febbraio, martedì 19 e mercoledì 20 sono state proclamate 4 ore di sciopero con assemblee sindacali sul territorio. “Si dà inizio alla proclamazione dello stato di agitazione del gruppo, con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie, delle flessibilità, delle reperibilità”, recita la nota dei sindacati che hanno richiesto una convocazione urgente da parte del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, “in modo che Sirti riferisca direttamente al Governo le presunte ragioni di un così pesante piano di esuberi”.

“Al Governo chiediamo non solo un intervento concreto per il mantenimento dell’occupazione in Sirti, ma anche un confronto permanente sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive del settore, dilaniato da gare assegnate con il massimo ribasso e oggetto di una progressiva rivoluzione tecnologica”.

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