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L'ANALISI

Small cell e antenne distribuite, la connettività mobile è “totale”

Il mix di queste tecnologie consente di usfruire di una rete di qualità indipendentemente dal luogo, dal numero di accessi e dall’ora. Garanzia di efficienza e stabilità anche in zone ampie e molto frequentate. L’analisi di Piercarlo Giannattasio (gruppo Cellnex)

06 Feb 2017

Piercarlo Giannattasio, Managing Director CommsCon (gruppo Cellnex)

Se Internet, fin dalla sua comparsa a metà degli anni ’90, ha cambiato in modo significativo la nostra società, lo smartphone e la banda larga hanno ulteriormente accelerato il cambiamento del mondo in cui viviamo. Oltre alla grande diffusione e all’utilizzo di Internet, sono profondamente mutate le nostre abitudini. L’utente ora desidera connettersi indipendentemente dal luogo in cui si trova. In molti Paesi occidentali, l’accesso a Internet da dispositivi mobili ha superato ormai quello da computer. L’internauta è sempre di più un utente mobile. Una mutazione che è diventata realtà grazie agli ingenti investimenti che hanno permesso la diffusione delle infrastrutture di telecomunicazioni 3G e 4G nei nostri territori.

Eppure siamo solo all’inizio di un fenomeno che dovrebbe conoscere un’ulteriore accelerazione con l’arrivo del 5G: una connettività migliore, più veloce e in grado di gestire una quantità di dati senza precedenti. E’ indispensabile, però,non commettere errori. Il successo può essere solo assicurato se tutti gli attori in campo – istituzioni, operatori di tlc e gestori di infrastrutture – si impegneranno a renderlo fattibile. L’espansione delle «small cells» dovrebbe contribuire a raggiungere l’obiettivo.

Ancora più connettività

Gli utilizzatori hanno un’esigenza: essere connessi sempre e in ogni luogo. Una volta era considerato «normale» non avere «rete» e non essere in grado di telefonare o controllare le email. Oggi, invece, è considerato inaccettabile non poter guardare i video, leggere i vari media o interagire sui social network, ad esempio, in metropolitana, in treno o in uno stadio di calcio.

L’incredibile sviluppo degli smartphone, che hanno accompagnato questa rivoluzione, non sarebbe stato possibile senza gli enormi investimenti effettuati per realizzare le infrastrutture di telecomunicazione in grado di assorbire e di distribuire volumi di dati inseriti in una nuova dimensione. Ma questo è solo l’inizio di un fenomeno che promette di accelerare ulteriormente con la nascita e la diffusione di nuovi standard ad alta velocità come il 5G.

Le “small cells” e il DAS per una connettività ancora più potente

Con le «small cells » e il DAS (Distributed Antenna System), l’obiettivo di una connessione totale e mobile diventa realtà. Infatti, con questa tecnologia, inserita in apparati delle dimensioni di un libro, è ora possibile soddisfare la richiesta più importante per gli utenti: poter accedere a una rete di qualità indipendentemente dal luogo, dal numero di accessi e dall’ora. Posizionate in punti strategici, le « small cells » danno la garanzia di una rete a banda larga, stabile e affidabile anche in metropolitana e in luoghi molto frequentati (sia aperti sia chiusi) come stadi, aeroporti, grandi luoghi di ritrovo, linee pubbliche di trasporti, hotel o sale conferenze.

Molti esperti ritengono che, nei prossimi anni, la densificazione delle reti e la proliferazione delle «small cells » saranno il principale fattore di crescita nel mercato delle telecomunicazioni e, in particolare, in quello delle infrastrutture di telecomunicazione.

Una sfida per l’Europa: la densificazione delle reti

La questione della connessione a banda larga è molto importante in Italia e in tutta Europa. Una scelta sicuramente strategica per rispondere alle aspettative dei consumatori, ma anche per consentire alle imprese di rimanere competitive e ai Governi di non perdere terreno in un’economia sempre più digitale. Questo è particolarmente vero in grandi aree urbane dove le « small cells » e i DAS offrono una soluzione a questa sfida.

Entro il 2020, i cinque Paesi con più abitanti dell’Unione Europea dovrebbero implementare sul loro territorio tra 200 e 500 mila « small cells ». La strada da percorrere è ormai tracciata. Tanto più che i nostri Paesi, in questo ambito, sono in ritardo rispetto agli Stati Uniti, al Giappone e persino alla Cina. Tutti gli operatori del settore sono convinti che sia giunto il momento di realizzare infrastrutture che consentano una maggiore capillarità e accessibilità alla reti. L’arrivo del 5G dovrebbe accelerare ulteriormente questa tendenza.

La scommessa della condivisione e della razionalizzazione

La totale connettività si realizza grazie alle «small cells » e a ingenti investimenti nei prossimi anni da parti dei Governi, degli operatori e soprattutto dei gestori di infrastrutture di telecomunicazione. Ma il successo si otterrà anche attraverso la razionalizzazione e la condivisione delle infrastrutture. Questo è ancora più realistico se parliamo di «small cells », che oggi sono dispositivi di un singolo operatore. Realizzare infrastrutture multi-operatore, e quindi anche la ricerca del modello con i migliori requisiti operativi e commerciali, sembra essere un altro importante fattore per ottenere una connettività totale.

Se lo sviluppo delle «small cells » e del DAS promette di essere uno dei principali motori nell’ampliamento della connettività mobile a banda larga nelle aree urbane in Europa, la situazione rimane più difficile nelle aree extra-urbane e meno abitate. Ma anche in quest’ambito la sfida è stata lanciata.

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