Smart city, Vicari: “Una regia unica per evitare gli errori del passato”

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico rilascia a CorCom la prima intervista nel ruolo di numero uno della task force creata per spingere lo sviluppo delle città “intelligenti”. “Frammentazione e disomogeneità hanno frenato lo sviluppo. Serve coordinamento centro-periferia”

09 Ott 2015

Federica Meta

Coordinamento e monitoraggio per superare la frammentazione dei progetti di smart city. Nella sua prima intervista come “capo” della task force sulle smart city del Mise, il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari, spiega a CorCom la strategia che sarà messa in campo per rifondare gli spazi urbani.

In Italia sono stati avviati molti progetti di smart city, ma l’impressione è che si tratti di iniziative singole che faticano a fare sistema. Lei che idea si è fatta?

Molte difficoltà sono sorte proprio perché fino ad oggi è mancata una regia nazionale. Per superare le criticità legate alla mancanza di un modello univoco di realizzazione degli interventi, alla frammentazione dei progetti ed accelerare il processo di realizzazione di smart city e smart communities favorendo la nascita e la replicazione di buone pratiche, la parola d’ordine è coordinamento e monitoraggio.

Il nostro Paese sconta un gap, infrastrutturale e culturale, sul fronte digitale rispetto ad altri paesi europei. Quanto pesa questo sullo sviluppo delle smart city?

Le smart city rappresentano il domani non solo in termini prettamente tecnologici, ma soprattutto per lo sviluppo di infrastrutture e tecnologie digitalizzate. In un mondo sempre più urbanizzato la città del futuro deve necessariamente puntare a due obiettivi: gestire le risorse secondo criteri di sostenibilità e creare un contesto attraente per i cittadini, le imprese, le amministrazioni per vivere, lavorare, comunicare in totale sicurezza.

Con il governo Monti, il Crescita 2.0 e i bandi del Miur si è attivato un percorso per lo sviluppo dei nuovi centri urbani. Ma non si è riusciti a dare un’organicità e una continuità a quelle iniziative. Che fare per ritrovare lo slancio?

Già l’art. 20 del DL 179/2012 aveva definito un modello di governance ed una serie di azioni tecniche sotto il coordinamento dell’Agid, ma oggi la sfida è più articolata e trasversale in quanto bisogna costruire un nuovo concetto di bene(ssere) comune basato su infrastrutture tecnologiche e immateriali diffuse che mettano in comunicazione persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando la vita del cittadino ed il business per le imprese. Anche attraverso azioni di promozione di social innovation.

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Le città intelligenti non sono solo sensori o wifi. Dentro c’è la persona con i suoi diritti e i suoi bisogni. Il tema del welfare può diventare l’elemento cruciale entro il quale ripensare il vivere urbano?

Il Welfare è una importante parte complementare di un disegno più vasto. Ridisegnando le città dal punto di vista urbanistico e infrastrutturale si azionerà un processo virtuoso che senza dubbio investirà il versante sociale.

Le smart city possono diventare anche leva di occupazione. Che interventi si possono mettere in campo per aprire nuove strade?

Le reti di comunicazioni rappresentano un decisivo crocevia per la creazione di nuovi posti di lavoro: l’impiego diffuso ed innovativo di tecnologie Ict e delle infrastrutture digitalizzate (reti di sensori/reti cablate/reti wireless) costituisce il fattore abilitatore delle decisioni di cui beneficeranno i diversi settori sia industriali che pubblici, coinvolti nell’attuazione di tale programma. Le tecnologie Ict sono capaci di “teleacquisire” grandi quantitativi di dati ed elaborarli in tempi brevi, dati indispensabili per la creazione di quella piattaforma informativa, aperta e condivisa, che a sua volta è indispensabile per i decisori istituzionali. Infatti, per acquisire queste migliaia di dati dal tessuto urbano e non, e per processarli in tempi brevi, si deve rendere la città simile ad un organo sensoriale (city sensing): senza un’adeguata piattaforma di telecontrollo l’organismo – città è come privato dei suoi sensi e, quindi, impossibilitato a prendere decisioni. Ma affinchè questa mole di dati possa essere processata intelligentemente – e si eviti una pericolosa evoluzione destrutturata del mercato – è necessaria una guida centralizzata, considerando il contesto articolato e di marcata interdipendenza in cui si viene ad operare: serve massimizzare in maniera efficace la sinergia tra attori pubblici e privati, centrali e locali, così da ottenere l’implementazione di modelli innovativi e “smart”, replicabili nel rispetto delle specificità territoriali, con l’obiettivo di allargare il più rapidamente possibile l’ecosistema smart a tutte le realtà territoriali nazionali, partendo dai laboratori delle città. Ma per garantire il successo si richiede un forte controllo e monitoraggio ed un punto di riferimento per gli attuatori; ecco il perché della task force che tende ad implementare meccanismi collaborativi volti all’aumento della trasparenza e della partecipazione condivisa ai programmi di investimento pubblico, in piena sintonia con lo spirito della OpenCoesione. Nostro obiettivo è creare le condizioni per un nuovo mercato partendo dall’analisi del contesto italiano confrontandosi con il mercato globale e puntando a creare consapevolezza ed a fare sistema a supporto della competitività delle aziende (pubbliche e private) . Ecco come l’impiego di risorse umane diventa non solo strategico ma imprescindibile.

Che ruolo svolgerà la task force istituita al Mise?

La task force avrà il compito di procedere al coordinamento delle misure di politica industriale da attivare e/o già presenti e allo studio e al monitoraggio per una opportuna diffusione della banda larga, delle Smart Grid e degli interventi per la creazione di aree urbane zero carbo emission.

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